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NON C’È DIGNITÀ SENZA DIRITTI: LA BATTAGLIA UNIVERSALE DI MARCO PANNELLA

25 aprile 2026:

Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, lo ricorderemo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale lui ha vissuto fino all’ultimo.

Pasquale Hamel su l’Unità del 25 aprile 2026

Marco Pannella è stato una delle figure più originali della politica italiana del secondo Novecento. Ha rappresentato un modo radicalmente diverso di intendere l’azione politica: non come semplice gestione del potere o mediazione tra interessi, ma come esercizio permanente di libertà civile, fondato sulla partecipazione diretta, sulla nonviolenza e sulla disobbedienza civile.
La sua esperienza politica si sviluppa attorno a un’idea semplice e insieme rivoluzionaria: i diritti non sono concessioni dello Stato, ma espressioni originarie della dignità della persona. Da questa impostazione deriva una lunga stagione di battaglie che hanno contribuito a trasformare profondamente la società italiana.
Il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza al servizio militare, la riforma del sistema penitenziario e la tutela dei diritti dei detenuti non sono solo riforme legislative, ma tappe di un processo più ampio di modernizzazione culturale e istituzionale, che ha ridefinito il rapporto tra cittadino e Stato.
Il metodo pannelliano si distingue per l’uso sistematico delle campagne referendarie e dell’azione diretta nonviolenta come strumenti di pressione democratica. In un sistema politico spesso bloccato da equilibri partitici rigidi, Pannella ha introdotto una forma di mobilitazione permanente dell’opinione pubblica, rendendo i cittadini protagonisti attivi del cambiamento. Il referendum diventa così non solo uno strumento giuridico, ma un mezzo di educazione civile e di riappropriazione della sovranità popolare.
Accanto alla dimensione nazionale, la sua azione si è estesa a una forte sensibilità internazionale. Pannella ha promosso campagne contro la pena di morte, per l’amnistia e per la tutela dei diritti umani nei contesti autoritari, interpretando le crisi globali come test della credibilità dei principi democratici. In questa prospettiva si colloca anche la sua proposta di aprire un dibattito sull’adesione di Israele all’Unione europea, come tentativo di inserire il Paese in un quadro giuridico e politico più stabile e vincolato ai principi dello stato di diritto europeo.
Al centro della sua visione vi è una concezione forte e inclusiva della laicità dello Stato. La laicità, per Pannella, non è un’ideologia contrapposta alla religione, ma la condizione necessaria per garantire il pluralismo e la convivenza tra diverse convinzioni. Lo spazio pubblico deve restare neutrale, affinché credenti e non credenti possano riconoscersi come uguali davanti alla legge e partecipare alla vita democratica senza imposizioni reciproche.
Questa impostazione si accompagna a una visione universalista dei valori democratici: libertà individuale, stato di diritto, divisione dei poteri e tutela delle minoranze non sono prerogative esclusive dell’Occidente, ma principi potenzialmente universali. Da qui deriva il suo europeismo e il suo impegno per il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, nella convinzione che i diritti abbiano bisogno di strumenti giuridici adeguati per essere effettivamente garantiti oltre i confini nazionali.
La sua onestà intellettuale si è espressa anche nella capacità di riconsiderare alcune vicende controverse della storia politica italiana. Emblematico è il caso della contestazione al Presidente della Repubblica Giovanni Leone: Pannella fu tra i protagonisti di una dura campagna politica che contribuì alle sue dimissioni, salvo poi riconoscere la problematicità e la debolezza delle accuse mosse. Questo gesto di revisione critica rappresenta uno degli aspetti più rari nella cultura politica italiana.
Accanto all’elaborazione teorica e politica, vi è la dimensione umana e testimoniale del suo impegno. Le sue lunghe battaglie condotte attraverso scioperi della fame e della sete non erano gesti meramente simbolici, ma forme di comunicazione politica e di partecipazione alla sofferenza altrui. Esse esprimevano una profonda pietas verso detenuti, emarginati, persone prive di diritti e vittime di ingiustizie. La politica, in questa prospettiva, diventa anche esperienza esistenziale e corpo, non solo parola e istituzione.
Il suo stile comunicativo rispondeva alla necessità di rompere l’indifferenza e riportare l’attenzione su questioni rimosse dal dibattito pubblico. Pannella sapeva utilizzare i mezzi di comunicazione come strumenti di pressione democratica, trasformando eventi politici in occasioni di discussione collettiva e di consapevolezza civile.
A dieci anni dalla sua scomparsa, la sua eredità resta soprattutto nel metodo: la centralità dei diritti, la responsabilità individuale e la coerenza tra principi e azione politica. Il suo insegnamento non si esaurisce nelle singole battaglie, ma nella tensione costante a rendere la politica uno spazio di verità, di libertà e di assunzione di responsabilità. In un mondo attraversato da nuove crisi democratiche e da sfide complesse allo stato di diritto, il suo pensiero continua a rappresentare un invito a non separare mai la politica dalla dignità della persona e dalla coerenza dei principi universali.

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