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UGANDA: 93 DETENUTI NEL BRACCIO DELLA MORTE E NESSUNA ESECUZIONE DAL 1999
15 giugno 2026: Il Servizio Penitenziario dell'Uganda ha confermato che i detenuti nel braccio della morte del Paese sono 93, ribadendo al contempo che non sono state eseguite condanne a morte dal 1999, ha riportato il Nile Post l'11 giugno 2026. Intervenendo al programma radiofonico "Salam Omukeeze" con Twaha Mukiibi, il portavoce del Servizio Penitenziario dell'Uganda, il Commissario Capo delle Carceri (SCP) Frank Baine ha affermato che l'istituto mantiene registri completi e accurati di tutti i detenuti a livello nazionale, supportati da un sistema centralizzato di documentazione in tutte le strutture carcerarie. Baine ha sottolineato che i dati dei detenuti vengono continuamente aggiornati e verificati, evidenziando come il sistema di registrazione del servizio garantisca che il numero di detenuti a livello nazionale rimanga "sempre accurato e noto". Ha inoltre affermato che i detenuti in tutto il sistema carcerario ugandese ricevono quella che ha definito un'assistenza medica di alta qualità, sostenendo che i servizi forniti nelle strutture sanitarie penitenziarie sono in alcuni casi paragonabili o addirittura migliori di quelli offerti nelle strutture sanitarie private. In merito al benessere e alla disciplina, Baine ha dichiarato che gli agenti penitenziari gestiscono detenuti di diversa provenienza e con diverse condanne, il che richiede una rigorosa disciplina operativa per garantire la sicurezza sia del personale che dei detenuti. Ha descritto i detenuti ugandesi come "i più disciplinati al mondo", attribuendo questo risultato a routine strutturate, all'assistenza e al rapporto tra il personale e i detenuti. Per quanto riguarda la pena capitale, Baine ha confermato che l'Uganda non ha eseguito condanne a morte dal 1999. Ha spiegato che, sebbene l'omicidio rimanga un reato capitale secondo la legge ugandese, le condanne a morte sono soggette a procedure di appello, inclusa la conferma da parte della Corte Suprema prima che qualsiasi esecuzione possa essere effettuata. Ha aggiunto che il lungo periodo senza esecuzioni ha permesso alle autorità e alle parti interessate di condurre revisioni più approfondite dei casi, il che, a suo dire, contribuisce a ridurre il rischio di errori giudiziari irreversibili. Baine ha inoltre evidenziato i servizi di consulenza e supporto psicosociale offerti ai detenuti, sottolineando al contempo una lacuna nel sistema: gli stessi agenti penitenziari spesso non beneficiano di un supporto psicologico strutturato, nonostante lavorino in condizioni di forte stress. Dei 93 detenuti attualmente nel braccio della morte – ha precisato Baine - solo due sono donne. (Fonte: Nile Post, 11/06/2026)
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