L’ATTRAZIONE FATALE DELL’AMERICA PER LA GALERA
22 marzo 2025: Valerio Fioravanti su l’Unità del 22 marzo 2025 Negli Stati Uniti 1,9 milioni di persone sono in prigione, e altrettante scontano “pene alternative”. Sono tanti. È la nazione che ha il sistema carcerario più grande e popolato del mondo, non solo in proporzione alla popolazione, ma anche in assoluto. L’11 marzo l’importante Ong “Prison Policy Initiative” ha pubblicato il suo rapporto annuale, con i dati del 2024. Il rapporto offre la visione più completa dei quasi 2 milioni di persone incarcerate negli Stati Uniti, mostrando quali sono i tipi di strutture in cui si trovano e perché. Inoltre, serve come base per capire le dimensioni e la portata del sistema giudiziario penale e sfata 10 dei miti più persistenti sull’incarcerazione di massa e sulla criminalità. 562.000 persone sono ristrette nelle carceri locali, 1.090.000 nelle carceri statali, 203.000 nelle carceri federali, 48.000 nei centri di detenzione per immigrati, 28.000 nei centri giovanili, 25.000 nei centri di “ricovero non volontario” (per persone con gravi disordini mentali), 7.000 nelle prigioni di territori amministrati dagli USA, 2.000 nelle prigioni dei Territori Indiani e 1.000 nelle prigioni militari. Dei detenuti censiti, 450.000 sono in attesa di giudizio. Un grafico del rapporto spiega che, contrariamente a un’idea sbagliata diffusa, solo l’8% è detenuto in strutture gestite da privati. Altri 2 milioni di persone scontano una pena sotto forma di semilibertà o libertà vigilata. In realtà fino a 5 anni fa i detenuti superavano stabilmente i 2 milioni, poi il Covid indusse molte amministrazioni penitenziarie a tentare di ridurre il sovraffollamento, e portò alla scarcerazione di oltre 100.000 persone considerate “non pericolose”. La definizione era interessante: se non erano pericolose, perché 100.000 persone dovevano stare in carcere? Ovviamente queste sono domande ingenue che si scambiano coloro che lavorano nelle Ong, e difatti all’epoca nessuno si pose il problema. Quasi tutte le amministrazioni penitenziarie che avevano disposto scarcerazioni accelerate le avevano giustificate con l’esigenza di garantire la salute non tanto dei detenuti, ma degli agenti di custodia. Dopo il calo degli anni del Covid, 10 stati stanno cercando di mantenere (relativamente) basso il numero di detenuti, altri 9 invece stanno riempiendo le carceri come prima, “senza prendere atto del fallimento di politiche eccessivamente punitive”, scrive Wendy Sawyer, la curat rice del rapporto. Dicevamo che con questi numeri gli Stati Uniti sono il paese più “carcerario” del mondo. Per essere precisi bisognerebbe aggiungere una leggera sfumatura di condizionale, perché non esistono (da sempre) dati certi di come funzioni il sistema penale in Cina. Ma il calcolo è presto fatto: gli Stati Uniti hanno 340 milioni di abitanti, la Cina ne ha 1 miliardo e 400 milioni. Quindi per stare al passo con gli Usa la Cina dovrebbe avere oltre 7 milioni e mezzo di detenuti, e questo francamente, per quanto il sistema politico cinese sia opaco, non risulta. L’India ha anche lei 1,4 miliardi di abitanti, e un sistema carcerario stimato inferiore di poco a 500.000 persone. La Russia ha un tasso di detenzione molto alto, mezzo milione di persone su una popolazione di 145 milioni. Anche l’Unione Europea ha poco meno di mezzo milione di detenuti su una popolazione complessiva dei 27 stati che è di 450 milioni di abitanti. L’Europa nel suo complesso utilizza il carcere 3 volte meno della Russia, e 5 volte meno degli Stati Uniti. L’Italia ha un tasso leggermente più basso rispetto all’Europa: 62.000 detenuti per 60 milioni di abitanti, quindi un tasso di detenzione che è 5,4 volte più basso di quello USA. Però il numero di detenuti da solo vuol dire poco: bisogna metterlo a confronto con il numero di reati, per vedere se arrestando (e tenendo in carcere con pene lunghissime) più gente si ottiene un miglioramento nel numero complessivo di reati. Gli USA hanno un tasso di omicidi che è di circa 6 ogni 100.000 abitanti, l’Italia di 0,5. Il tasso di reati violenti dell’Italia è il più basso d’Europa. In questa graduatoria siamo seguiti a breve distanza da Malta, Slovenia, e Svizzera. Noi italiani, per quanto possiamo essere critici contro i nostri poliziotti, giudici e dirigenti delle carceri, usiamo il carcere 5 volte meno degli Usa, e ne otteniamo in cambio una società 12 volte meno assassina. Nessuno tocchi Caino continuerà a criticare alcuni gravi eccessi del sistema italiano, ma intanto prendiamo atto che stiamo meglio, molto meglio, di altri. Sicuramente meglio degli Stati Uniti d’America.
|