Nessuno tocchi Caino, carcere per i minori è da analfabeti costituzionali


"Il fine costituzionale delle pene, che devono tendere alla rieducazione, è fallito nelle carceri per adulti. Ritenere che possa funzionare per i nostri ragazzi e nelle carceri minorili è da analfabeti costituzionali". E' quanto afferma Sergio D'Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino.
"Le visite agli istituti penali minorili effettuate da Nessuno tocchi Caino mostrano le contraddizioni di un sistema che rischia di riprodurre le stesse esclusioni e gli stessi conflitti dai quali molti ragazzi provengono - dice ancora D'Elia - A Treviso abbiamo visto ragazzi dormire su materassi stesi sul pavimento per mancanza di brande. A Casal del Marmo, a Roma, i padiglioni contrapposti sembrano rispecchiare le rivalità e le guerre tra bande nei quartieri periferici della città. Di fronte a queste condizioni, come si pensa di aumentare la capienza degli istituti, già oggi in difficoltà nel garantire il rispetto delle norme, e con quale personale?".
Secondo D'Elia, con i ragazzi non servono rapporti di forza, ma relazioni umane autentiche, ascolto, fiducia e presenza. La risposta alla devianza minorile non può essere l'aumento dei posti detentivi, ma un investimento concreto in comunità di accoglienza e scuole. Non serve un esercito di militari, ma un esercito di maestri. " I ragazzi - conclude -non hanno bisogno di essere sotterrati dalla società, ma di qualcuno che li guardi, li ascolti e tenda loro una mano".
- (Fonte: ANSA, 23/10/2026)
