QUANTO COSTANO LE ARMI AGLI AMERICANI: OGNI ANNO IN FUMO 557 MILIARDI DI DOLLARI

09 Ottobre 2022 :

Sergio D’Elia su Il Riformista del 7 ottobre 2022

Radio radicale è un pozzo di conoscenza. Cercare nel suo archivio, ascoltare le sue rubriche e le sue dirette integrali, è come andare a scuola, un’alta scuola popolare di formazione politica e civile. Così l’ha pensata e fondata Marco Pannella.
L’ultima Rassegna di Geopolitica di Lorenzo Rendi ha dato un contributo straordinario al sapere quel che può accadere quando scopi giusti sono perseguiti con mezzi sbagliati. L’eterogenesi dei fini non è un mero incidente, è spesso un destino del nostro modo di agire. Le conseguenze e gli effetti secondari possono essere tali da modificare tragicamente gli scopi originari delle nostre azioni.
Lorenzo Rendi ha dato conto di uno studio di Everytown for Gun Safety Support Fund sui “costi economici della violenza armata negli Stati Uniti”.
Secondo questa grande organizzazione americana di prevenzione della violenza armata che unisce anche i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, ogni anno, le armi da fuoco uccidono in media 40.000 persone, ne feriscono il doppio con una conseguenza economica per la nazione di 557 miliardi di dollari, pari al 2,6 per cento del prodotto interno lordo. Questo problema miliardario della violenza armata per le casse degli Stati e per i contribuenti americani include: i costi immediati che iniziano sulla scena di una sparatoria, come indagini di polizia e cure mediche; i costi successivi, come cure, assistenza sanitaria fisica e mentale a lungo termine, guadagni persi a causa di invalidità o morte e spese di giustizia penale; le stime dei costi della qualità della vita persa nel corso del tempo per il dolore e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie. L’analisi evidenzia che Stati con leggi severe sulla sicurezza delle armi hanno un costo annuale inferiore per la violenza armata rispetto agli Stati con leggi permissive sulle armi.
La storia americana è iniziata con la Bibbia e il fucile. L’antico testo ha ispirato l’idea di giustizia: occhio per occhio. L’arma da fuoco ha ispirato l’idea di sicurezza: un cittadino, un’arma.
Le “armi legittime” dello Stato, pene di morte e pene fino alla morte, non hanno fatto diminuire i reati. Le armi costituzionali di prevenzione e tutela personale non hanno garantito la sicurezza. Anzi, prevenire è stato peggio che punire. La libera circolazione delle armi ha minato l’ordine, la sicurezza e la pace sociali negli Stati Uniti. La società “legge e ordine”, il potere politico nato dalla canna del fucile per neutralizzare i delitti di sangue, per tragico paradosso, ha conosciuto la realtà dell’omicidio come crimine praticato con frequenza maggiore rispetto al resto del mondo.
È sempre una questione di cattivi pensieri. Il pensiero maligno della giustizia biblica ha generato la realtà maligna della “striscia della Bibbia” che coincide con quella della pena di morte. L’ossessione della sicurezza ha alimentato quel complesso militare-industriale che il generale Ike Eisenhower, Presidente degli Stati Uniti, già nel 1961, denunciava come un pericolo mortale per l’umanità, e per la stessa America.
È la maledizione dei mezzi che prefigurano i fini. Sul viatico manicheo di pena capitale e di “legge e ordine” anche uno Stato democratico può generare Caini o diventare esso stesso Caino! È ora di cambiare paradigma, di adottare un modo di pensare, di sentire e di agire radicalmente nonviolento. Fare leva sulla forza della parola e del dialogo, della speranza e, innanzitutto, dell’amore che è il principio attivo della nonviolenza. Perché la vittoria decisiva non consiste nell’abbattere fisicamente o umiliare moralmente il nemico, ma nel con-vincere, vincere con, trasferire al potere assassino e all’ordine costituito sul delitto, la forza dello Stato di Diritto e l’amore per lo stato della vita.
Il paradigma meccanicistico secondo la quale “al male, si risponde con il male”, a ben vedere, non corrisponde alla realtà dell’universo e all’ordine naturale delle cose, il quale non tollera confini chiusi, separazioni; al contrario, ama le relazioni, le interdipendenze, l’armonia di una vita eraclitea nella quale «tutto scorre come un fiume e non ci si bagna mai nella stessa acqua».
Quale spreco di energia nell’essere “diabolici”, nel separare, nel porre in mezzo ostacoli! Ascoltiamo la voce di fondo dell’universo, assecondiamo il principio d’ordine da cui tutto origina e a cui tutto tende. È un ordine “religioso”, che unisce, tiene insieme cose e vite diverse. Parlare al male con il linguaggio del bene, all’odio con il linguaggio dell’amore, alla forza bruta della violenza con la forza gentile della nonviolenza. Questo vuol dire “Nessuno tocchi Caino”! E non riguarda solo la pena di morte, la pena fino alla morte o la morte per pena. La missione è politica, ecologica, universale. Riguarda la vita del diritto e il diritto alla vita. Vuol dire vivere nel modo e nel senso in cui vuoi vadano le cose. Essere speranza contro ogni speranza.

 

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