PANNELLA E CAPITINI, ‘COMPRESENTI’ NELLA LOTTA NONVIOLENTA A DIFESA DEI POVERI CRISTI CROCIFISSI DALLO STATO

23 Maggio 2026 :

Enzo Musolino su l’Unità del 23 maggio 2026

È Aldo Capitini il “segreto” di Pannella e si può tradurre come Compresenza. Ed è un segreto paradossale, intimo e pubblico allo stesso tempo, come il “privato” che è stato sempre “politico” per Pannella, governato dal principio di “nonmenzogna” dal quale è scaturita l’ultima sua battaglia, quella per la codificazione del diritto alla conoscenza come diritto umano fondamentale.
E allora, cosa è per Capitini/Pannella la Compresenza? È il ripudio della dialettica storica intesa come marcia trionfante che tutti tritura, incurante della violenza dei mezzi e delle vittime “anonime”, verso “il fine” del tempo “migliore”, della Società pacificata e perfetta; è il recupero degli imperfetti, degli umili, dei senza nome, dei deboli, degli sconfitti, dei diversi, dei trafitti, dei pallidi, dei reietti, degli incarcerati, dei dissidenti, dei feriti e dei morti e della loro capacità – ora – di concorrere con i “viventi” e i persuasi, magari inconsapevolmente, con atti nobili o attraverso gli errori, all’affermazione del valore, di ciò che conta, che serve, che salva, che resiste: il valore della Persona come centro dell’azione tesa alla liberazione delle forze concusse, innanzitutto, dalle spire di un Potere – illiberale e arbitrario – che va combattuto anche quando gli esclusi di ieri diventano i nuovi escludenti, i carnefici dagli ide ali immacolati.
Compresenza significa anche che nessuno può essere inchiodato per sempre al “fatto” e che l’uomo è tale perché capace di infinite possibilità di atti di rinascita e vita, significa che sono troppe e meravigliose le cose che possiamo fare con il “nemico” (o con il “criminale”) invece di annientarlo.
Compresenza significa, ancora, che la “realtà liberata” dalla violenza e dalla morte non sta nel futuro palingenetico di un ideologismo che sacrifica i presenti, che li strumentalizza violentandoli, in vista del bene che verrà ma ha senso, “sta”, invece, solo nell’oggi, nel regno del “subito”, nel corpo (perché il “segreto” è sempre anche “secreto” umorale della nostra carne ferita) e nello spirito di chi con la propria azione, con i mezzi nonviolenti, prefigura i fini realizzandoli nella generazione presente!
Nella Compresenza di Pannella – nella sua urgenza radicale – passato e futuro, morti, viventi e prossimi, sono sempre congiunti – attuali e contemporanei – nella fede persuasa in “Altro” rispetto ai clericalismi di un Potere che dimentica il retaggio e l’esempio, mortifica le esigenze di chi soffre ora, rimanda a un domani sempre più lontano l’affermazione corale contro l’ingiustizia intollerabile della morte del “tu”, magari della “morte per pena” nelle celle di reclusione o nei letti della condanna al dolore cui ci costringe l’inazione di una cattiva politica incapace di legiferare sul “fine vita”.
Il segreto di Pannella, quindi, è la religiosità aperta, non confessionale, di ciò che ci lega tutti, il coraggio, in fondo, di riconoscere Cristo in tutti i cristi-crocifissi della Storia, nei volti anonimi (anche il Dio biblico è “anonimo”, senza nome, e quello evangelico si riflette nell’anonimato dei poveri e dei “piccoli”) dei drogati, degli emarginati, dei colpevoli, dei reclusi, dei suicidi, degli invisi, dei nostri e speciali “ebrei” che in qualche modo odiamo e colpevolizziamo per giustificare la nostra indifferenza.
Lo aveva compreso Papa Francesco che, negli ultimi anni della vita del leader radicale, non fece mancare il suo appoggio, non solo con le telefonate e le lettere, ma anche con interventi pubblici sul tema, ad esempio, delle carceri sovraffollate, riconoscendo, a me pare, una consonanza – più di un “divergente accordo” – tra la persuasione alla Compresenza e la fede nella Comunione dei Santi, nell’unione mistica di tutti in Cristo e viceversa.
Appare significativa la postilla finale all’ultima lettera di Pannella al Papa: “Ho preso in mano la croce che portava mons. Romero, e non riesco a staccarmene” ... ed è difficile, se non impossibile, recidere davvero il nesso.
I morti, infatti, non ritorneranno per il semplice motivo che non sono mai andati via.

 

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