NTC all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Volker Türk e al Ministro degli Affari Esteri italiano Antonio Tajani

31 Marzo 2026 :

Nessuno tocchi Caino all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Volker Türk e al Ministro degli Affari Esteri italiano Antonio Tajani

Roma, 31 marzo 2026

Signor Alto Commissario, Signor Ministro,

Oggi è martedì. È il 114° martedì consecutivo in cui detenuti iraniani digiunano per chiedere al mondo di non dimenticarli, nel quadro dell'iniziativa NoExecutions Tuesday, forma di resistenza nonviolenta e di appello alla coscienza internazionale di fronte ad un regime, quello iraniano, che da inizio anno ha già compiuto oltre 640 esecuzioni. In questi due ultimi giorni sono stati impiccati quattro detenuti politici per legami con i Mojahedin del Popolo.

Questa mattina, oggi 31 marzo il regime iraniano ha giustiziato Babak Alipour, 34 anni, laureato in giurisprudenza, arrestato nel gennaio 2024 dopo aver già trascorso quattro anni in prigione tra il 2018 e il 2022, e Pouya Ghobadi, 33 anni, ingegnere elettrico, arrestato nel marzo 2024 e rinchiuso nel carcere di Evin, già arrestato due volte in precedenza. Ieri, 30 marzo 2026, all'alba, sono stati impiccati Akbar Daneshvar-Kar, 58 anni, ingegnere civile, arrestato nel gennaio 2024, e Mohammad Taghavi, 59 anni, ex prigioniero politico già detenuto negli anni Ottanta e poi nuovamente arrestato nel 2020, dopo aver già trascorso tre anni in carcere. Entrambi condannati a morte dal cosiddetto Tribunale rivoluzionario di Teheran con l'unica accusa di «appartenenza all'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo iraniano».

 Quattro esecuzioni politiche in serie.

 Tutte e quattro queste persone facevano parte di un gruppo di sei detenuti per i quali la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, Mai Sato, aveva inviato nel settembre 2025 una comunicazione urgente al governo iraniano, chiedendo esplicitamente la sospensione delle condanne a morte. La stessa Relatrice aveva documentato con precisione le violazioni processuali subite da questi uomini: accesso tardivo a un avvocato di fiducia, confessioni estorte sotto tortura, denunce di maltrattamenti gravi e sistematici — tra cui le percosse inflitte al signor Montazer, così violente da lacerare i punti di sutura di un suo precedente intervento di cardiochirurgia a cuore aperto. Mai Sato aveva chiarito senza ambiguità che la pena di morte per tali accuse è illegale ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui l'Iran è Stato parte.

L’Iran non solo ha ignorato quelle richieste. Le ha deliberatamente calpestate, accelerando le esecuzioni proprio mentre la pressione internazionale si alzava. L’Iran usa la pena di morte come risposta politica al dissenso, e trasforma la forca in strumento di governo in aperta violazione del diritto internazionale e, in particolare, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui l’Iran è Stato parte.

Signor Alto Commissario, Signor Ministro: due dei sei detenuti di quel medesimo procedimento sono ancora vivi.

Nessuno tocchi Caino, l’associazione promotrice della campagna che ha condotto all’approvazione di una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU, chiede con urgenza:

Che l'Alto Commissario ONU condanni pubblicamente queste quattro esecuzioni e intensifichi ogni iniziativa per fermare le esecuzioni; e che il Governo italiano, coerentemente con la posizione già espressa dal Ministro Tajani — che ha definito «assolutamente inaccettabile» la repressione del regime e ha portato in sede europea la proposta di nuove sanzioni contro Teheran — convochi immediatamente l'Ambasciatore iraniano alla Farnesina, si faccia promotore in sede UE di una dichiarazione congiunta di condanna e sostenga con forza ogni strumento di pressione internazionale, a partire dalla introduzione di una moratoria delle esecuzioni, affinché le esecuzioni vengano sospese e i detenuti ancora in vita siano tutelati.

 

azioni urgenti