IL MIO VIAGGIO SU UN FURGONE CHE TOGLIE IL RESPIRO (PER LA GIOIA DI QUEL TALE POLITICO)

29 Marzo 2025 :

Gioacchino Calabrò* su l’Unità del 29 marzo 2025

Un paio di mesi addietro avevo visto e ascoltato in TV l’esternazione di un politico il quale parlava dei nuovi mezzi di trasporto per i detenuti al 41 bis, i quali non dovevano neanche respirare con facilità nella traduzione da un carcere all’altro. Lui provava “una immensa gioia” di questa sofferenza inflitta, cioè per questa nuova forma di tortura applicata a dispetto della nostra Costituzione. L’Articolo 2 dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. L’Articolo 3 aggiunge: “Tutti i cittadini hanno pari dignità”. L’Articolo 27 conclude: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”.
In tutta sincerità, il sottoscritto, detenuto da quarant’anni, pensava, a torto, che il suddetto politico avesse esternato in forma esagerata la sua opinione. Qualche giorno dopo avevo visto e ascoltato, sempre alla TV, un magistrato che, intervistato da un giornalista proprio su questo argomento, rispondeva: “Beh, tale politico ha esagerato dato che non è possibile non far respirare i detenuti poiché è la stessa aria che respirano gli agenti di custodia sul mezzo che trasportano e scortano i vari detenuti”.
Poi, nel discorso di fine anno, il nostro amato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pur non facendo il nome di nessun politico, ha usato le sue stesse parole, pari pari ma all’incontrario, specificando che i detenuti devono poter respirare una nuova aria, fresca, pulita e anche diversa da quella malsana che era quando avevano sbagliato, proprio perché l’aria era torbida e inquinata. Un discorso esemplare, eccezionale e ammirevole.
Detto ciò, adesso mi piacerebbe far sapere alle persone perbene, e a chi di dovere, che le cose stanno diversamente. Erano anni che non prendevo un furgoncino per le traduzioni e il giorno 24 gennaio 2025 mi chiamano per una visita ospedaliera. Non era proprio uno di quelli moderni destinati ai detenuti speciali al 41 bis, ma un furgoncino composto da due cellette per i detenuti “normali”, separate l’una dall’altra, di circa 60 centimetri per 60. La salita avviene tramite una porta scorrevole laterale, poiché le cellette sono ubicate dove di solito c’è il bagagliaio e vi si entra tramite una piccola porticina di circa 40 centimetri per 100, anche questa scorrevole, munita originariamente di 10 barrette di ferro alla distanza di circa 2,5 centimetri una dall’altra. Anche se striminzita e scomoda, il progettista l’aveva concepita tutto sommato in modo passabile, poiché l’aria, pur se poca, era la stessa di quella che respiravano gli agenti. Ma, udite, udite, adesso quella piccola apertura striminzita è stata lastricata da uno spesso plexiglass, dove vi hanno fatto, li ho contati, 50 buchini di appena 4 millimetri.
Non si respira più. Ecco, quel politico può gioire del fatto che anche nei furgoni con due cellette come quello che ho preso io i detenuti non respirano. Inoltre, proprio perché non si respira, il plexiglass si appanna per la condensa e perciò gli agenti non vedono bene il detenuto, quindi vi hanno installato una telecamera per vedere meglio le sofferenze delle persone che si disperano in quella piccola, asfissiante celletta.
Tant’è che appena ho avuto la possibilità di rimanere da solo con uno degli agenti di custodia, ho intavolato un discorso sul perché di quel plexiglass installato, credo abusivamente o meglio fuori norma. L’agente era mortificato e amareggiato. Insomma, era cosciente che quella era un’aberrante indecenza, tanto che lui “non ci avrebbe trasportato neanche i suoi cani in quel modo”, anche perché col disegno di legge del 2022 è stato introdotto nell’articolo 9 la protezione degli animali. E poi mi raccontava che non era il solo agente a pensarla così, ma purtroppo nessuno di loro esprimeva lamentele poiché altri agenti la ritenevano appropriata. E, poi, l’ordine di installare il plexiglass era stato imposto dall’altro.
Perciò, ai parlamentari che visitano gli istituti penitenziari dico: appena vi sarà possibile, visitate anche e provate a sedervi su un furgone come quello che ho appena descritto e immaginate una traduzione con un mezzo simile e immaginate poi quella sui furgoni che tolgono il respiro ai detenuti al 41 bis. Ditelo al garante, ditelo a chi può evitare questa istigazione a fare del male e a farsi del male. Ditelo a chi crede ancora nella Costituzione italiana.
* Ergastolano detenuto nel Carcere di Opera

 

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