SRI LANKA: ANNULLATA CONDANNA A MORTE PER OMICIDI AVVENUTI 30 ANNI FA

11 Giugno 2026 :

La Corte d'Appello dello Sri Lanka ha assolto un uomo che era stato condannato a morte per un duplice omicidio commesso oltre 30 anni fa, ritenendo che sussistano seri dubbi sull'attendibilità delle prove di identificazione presentate dall'accusa, ha riportato il Daily Mirror l'11 giugno 2026.
Un collegio di due giudici, composto dal giudice P. Kumararatnam e dal giudice Pradeep Hettiarachchi, ha emesso la sentenza a seguito di un appello presentato dall'imputato.
La Corte d'Appello ha annullato la colpevolezza e la condanna a morte inflitte dall'Alta Corte a Imiyage Don Vipula Hemantha Kumara, alias Wasantha, il primo imputato nel caso, confermando tuttavia la condanna per lesioni procurate a una vittima sopravvissuta.
L'imputato era stato riconosciuto colpevole dall'Alta Corte di Gampaha nel novembre 2017 degli omicidi di Imiyage Don Rosalin Nona e Ratmalgodage Wimal Ranjith ed era stato condannato a morte per duplice omicidio. Era stato inoltre condannato a due anni di reclusione e a una multa per aver causato lesioni a una terza vittima.
Secondo il pubblico ministero, l'incidente sarebbe legato ad accuse di magia nera.
Il marito di una vicina, deceduta per il morso di un serpente, credeva che Rosalin Nona e i suoi parenti fossero responsabili della morte tramite stregoneria.
Secondo l'accusa, la notte del 20 settembre 1995, un gruppo armato fece irruzione in un tempio gestito dalla famiglia di Rosalin Nona nella zona di Nittambuwa. Rosalin Nona, suo cognato Wimal Ranjith e sua sorella Karunawathie furono aggrediti, con i primi due che restarono uccisi.
La condanna si è basata in gran parte sulla testimonianza di due testimoni oculari che hanno identificato l'imputato come l'aggressore.
Tuttavia, la Corte d'Appello ha riscontrato significative lacune nelle prove presentate dall'accusa, in particolare per quanto riguarda le condizioni in cui i testimoni affermavano di aver identificato l'imputato.
La Corte d'Appello ha osservato che i testimoni dell'accusa dichiaravano di aver identificato l'imputato grazie alla luce di una lampadina fissata sotto il tetto di una casa e all'illuminazione del vicino tempio. Il funzionario inquirente, tuttavia, ha testimoniato che sul posto non era presente alcun dispositivo di illuminazione, ma solo un filo elettrico.
La Corte d’Appello ha inoltre rilevato che gli agenti di polizia giunti sul luogo del delitto poco dopo l'accaduto non erano riusciti a localizzare i corpi quella notte a causa della scarsa visibilità. I ​​corpi sono stati ritrovati solo il giorno successivo.
Shavindra Fernando e Amanda Imbulana hanno rappresentato l'imputato, mentre l’accusa è stata condotta dal procuratore Tharaka Kodagoda.

 

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