L’ALCATRAZ DELLE MONTAGNE ROCCIOSE, DOVE TUTTO CIO’ CHE E’ VIETATO E’ NORMA

14 Marzo 2026 :

Sergio D’Elia su l’Unità del 14 marzo 2026

Se vuoi dare una veste architettonica a tutto ciò che è vietato dalle Regole di Mandela non andare nel Sudafrica dell’era coloniale e della segregazione razziale, non visitare il carcere dove il fautore di una nuova era e della riconciliazione nazionale ha passato trent’anni della sua vita. Vai in America, quella della nuova frontiera e del sogno di una vita migliore, vai in Colorado, nella contea di Fremont, e visita il carcere di Florence. Lì, in un paesaggio deserto e aspro, il “genio civile” della certezza della pena ha architettato, fondato, attrezzato e allestito la struttura perfetta per isolare, deprivare dei sensi fondamentali, annichilire l’essere umano.
È ufficialmente noto come United States Penitentiary Administrative Maximum Facility (ADX), ma per i carcerieri e per i carcerati è volgarmente chiamato la “Alcatraz delle Montagne Rocciose”. È il vanto securitario del sistema penitenziario americano. È la pietra tombale di chi l’ha patito. L’Alcatraz più famosa era immersa nel mare gelido e agitato della baia di San Francisco. E pure qualcuno da lì era riuscito a fuggire. La ormai famigerata Alcatraz del Colorado è circondata da spazi enormi, aperti e assolati. Ma, in oltre trent’anni di storia, nessuno è riuscito a scappare.
Il terreno intorno è arido e brullo, con vegetazione bassa, cespugli e terra secca. In lontananza si vedono le Montagne Rocciose. Sono bellissime, ma la vista è beffarda per chi è rinchiuso lì dentro. Il cielo è immenso, limpido, con una luce intensa. Di notte, le stelle brillano nel firmamento ma sono invisibili a chi è prigioniero. È un luogo che trasmette solitudine, immobilità e distacco dal mondo. È esattamente quello che si vive all’interno, ma in un senso molto diverso. Fuori, uno spazio infinito, libero e maestoso. Dentro, tutto è finito, oppressivo, sbarrato.
Le Regole basilari che in nome di Nelson Mandela le Nazioni Unite hanno stabilito per porre un limite al dominio pieno e incontrollato degli Stati nel modo di sorvegliare e punire i suoi cittadini, sono tradite nella Alcatraz delle Montagne Rocciose. La Regola 44, ad esempio, dice che è isolamento il confinamento per 22 ore o più al giorno in una cella senza significativi contatti umani, ed è isolamento prolungato quello superiore a quindici giorni consecutivi. La “vita” ad Alcatraz, invece, è all’insegna della deprivazione sociale e sensoriale pressoché totali e senza scadenza certa.
Per almeno i primi tre anni, i detenuti restano isolati per 23 ore al giorno in celle più piccole di un normale posto macchina in un garage. Tutto è fatto di cemento armato: la base del letto con sopra un materasso sottile, il tavolo e lo sgabello. Il lavandino e il WC sono invece in acciaio inossidabile. Da una singola finestra, alta cento e larga dieci centimetri, filtra un po’ di luce naturale e s’intravede una striscia di cielo. Il contatto umano è ridotto a pochi secondi di scambio verbale coi guardiani attraverso porte di ferro. L’ora d’aria si fa in un recinto di cemento dalle pareti alte. Lo chiamano la “piscina vuota”, perché non c’è l’acqua e non si può nuotare. I detenuti si recano da soli e come pesci fuor d’acqua annaspano, fanno dieci passi avanti e dieci passi indietro oppure camminano in cerchio come criceti per massimo nove metri. Un ex direttore ha descritto questa struttura come “una versione pulita dell’inferno” e la vita lì dentro molto peggiore della morte”. La Regola di Mandela numero 43 considera un trattamento simile una forma di tortura o una punizione crudele, inumana e degradante.
La Regola 45 stabilisce poi che è proibito l’isolamento dei detenuti che abbiano disabilità mentali e fisiche se le condizioni possano aggravarsi in ragione della misura applicata. Robert Gerald Knott, un detenuto all’ADX con gravi disturbi mentali, ha trascorso 11 anni in isolamento prima di suicidarsi nel 2013. Era descritto dai suoi compagni di prigionia come “completamente pazzo furioso”. Beveva acqua sporca dalla
doccia e balbettava in modo incoerente. Al momento della morte, anziché prestargli aiuto, le guardie avrebbero sbirciato nella cella come se stessero assistendo a uno “spettacolo”. Alla fine, solo come un cane, Knott si è impiccato con un lenzuolo nella sua cuccia piena di feci.
All’ADX Florence ci sono circa 350 detenuti scelti nelle carceri americane tra quelli che hanno avuto problemi disciplinari cronici: che hanno ucciso altri detenuti e guardie carcerarie, capi mafiosi e altri banditi di alto profilo. Ci sono anche criminali che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale, terroristi di Al-Qaeda e spie antiamericane. All’inizio del suo mandato Donald Trump ha ordinato di trasferire nella nuova Alcatraz anche i 37 condannati a morte federali che Joe Biden ha graziato alla fine del suo mandato. Per il nuovo Capo della Casa Bianca sono “mostri, i peggiori assassini del nostro Paese e devono andare all’inferno!”
L’11 febbraio scorso, il giudice distrettuale federale Timothy Kelly ha sventato il suo piano: anche i peggiori tra i peggiori hanno diritti che devono essere tutelati. Non è tollerabile che un Presidente un giorno ti salva la vita e il giorno dopo un altro Presidente ti condanna a morte. A vivere fino alla morte nella Alcatraz delle Montagne Rocciose. Dove l’aria è ferma, la luce artificiale, la parola muta. Dove lo spirito di Mandela svanisce alla vista dei dannati alla pena corporale, alla perdita del senno, dei sensi e dei sentimenti umani fondamentali. E della stessa vita.

 

altre news