22 Giugno 2026 :
Le autorità del Kuwait la sera del 20 giugno 2026 hanno giustiziato cinque uomini che erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio premeditato e altri reati gravi, ha comunicato la Procura Generale, che ha supervisionato le esecuzioni.
I cinque uomini - tre cittadini kuwaitiani, un egiziano e un residente illegale apolide - sono stati impiccati presso il Carcere Centrale, dopo che le loro condanne sono state confermate dalla Corte d'Appello e dalla Corte di Cassazione e infine ratificate dall'Emiro.
Tra i giustiziati figura Ali Manahi Mefreh Al-Subaie, cittadino kuwaitiano condannato nel 2021 per l’omicidio premeditato di un agente di polizia, commesso con un agguato, tentato omicidio nelle stesse circostanze e possesso illegale di un fucile Kalashnikov e relative munizioni.
È stato giustiziato anche Hassan Salem Ayesh Al-Rashidi, cittadino kuwaitiano, condannato nel 2023 per sequestro di persona con intento omicida, omicidio premeditato, possesso di stupefacenti e possesso di pistola e munizioni senza licenza.
Mahmoud Hamdy Ahmed Hassan, cittadino egiziano, è stato giustiziato dopo essere stato condannato nel 2024 per il sequestro di una donna, stupro, minacce alla vittima per soffocarne la resistenza e omicidio.
Ahmed Mohammed Qate Obeid, un residente illegale apolide, è stato giustiziato in seguito alla sua condanna nel 2021 per omicidio premeditato.
Il quinto uomo, Maleh Al-Hamidi Mefiz Al-Harshani, cittadino kuwaitiano, era stato condannato nel 2017 per un omicidio commesso con premeditazione per mezzo di un agguato.
L'accusa ha dichiarato che gli uomini sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio, tradimento, slealtà e peccato grave, motivati da ragioni quali l'omicidio su commissione, la violazione di legami di amicizia e fiducia, la violenza sessuale e l'aggressione mortale a un'insegnante all'interno di una sala di preghiera in una scuola, un crimine che ha violato la sacralità di un'educatrice, di un luogo di culto e della persona di una donna. L'accusa ha descritto i crimini come espressione di una profonda ferocia e di disprezzo per la sacralità della vita, affermando che la pena inflitta dovrebbe servire da deterrente per chiunque nutra intenzioni simili.








