IRAN - Rapporto Hrana sul 19° giorno di proteste: 2.677 morti

IRAN - Protests Day 19

16 Gennaio 2026 :

15/01/2026 - IRAN. Rapporto Hrana sul 19° giorno di proteste: 2.677 morti

Riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e continua chiusura di Internet a livello nazionale

Secondo gli ultimi aggiornamenti di HRANA, al momento di questo rapporto, il numero di morti confermati ha raggiunto almeno 2.677, con altri 1.693 casi ancora in fase di indagine. Anche il numero di persone con ferite gravi è stato riportato come 2.677, mentre il numero di arrestati è di 19.097. Allo stesso tempo, si è tenuta una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'Iran. Il Governo degli Stati Uniti ha anche diffuso notizie sulla sospensione dell'attuazione di 800 sentenze di esecuzione pianificate.

Nel diciannovesimo giorno di proteste, sono stati osservati sforzi verso la diplomazia di crisi e un'intensificazione delle reazioni internazionali alla repressione, dalla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alle sanzioni e agli avvertimenti consolari. A livello nazionale, la continua chiusura di Internet a livello nazionale rimane l'ostacolo più significativo all'accesso alle informazioni e alla verifica indipendente. Nel frattempo, le autorità, enfatizzando un'azione giudiziaria rapida e presentando narrazioni ufficiali sulle cause delle vittime, stanno cercando di gestire la crescente pressione internazionale.

Interruzione delle comunicazioni

Dall'8 gennaio, i rapporti indicano un'interruzione diffusa di Internet in tutto l'Iran. Secondo diverse fonti, questa misura, attuata insieme a un'intensificazione delle misure di sicurezza e a una crescente ondata di arresti, ha fortemente limitato l'accesso dei cittadini alle informazioni e la loro capacità di comunicare con il mondo esterno.

Nelle sue ultime valutazioni, NetBlocks ha annunciato che l'Iran ha subito un blocco di Internet per più di 168 ore. Le conseguenze di questa situazione, secondo quanto riferito, vanno dalle interruzioni dell'accesso ai servizi essenziali e alle comunicazioni familiari, alle maggiori difficoltà nell'elaborazione di relazioni indipendenti e di documentazione sul campo.

Allo stesso tempo, sono emerse anche segnalazioni di interruzioni che vanno oltre Internet. In alcune aree, è stata segnalata l'interruzione delle linee telefoniche, comprese quelle fisse, ampliando la portata delle restrizioni alla comunicazione da “internet” alle “comunicazioni di base”.

Reazioni internazionali

Su richiesta degli Stati Uniti, si è tenuta una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'Iran. La copertura mediatica della riunione ha fatto riferimento alle accuse relative al corso della repressione e alle sentenze giudiziarie, mentre sono emerse anche notizie di nuove sanzioni statunitensi imposte a cinque funzionari iraniani descritti come responsabili della “repressione mortale dei manifestanti”.

A livello di posizioni ufficiali degli Stati Uniti, il portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che l'Iran, “sotto la pressione degli Stati Uniti”, ha interrotto l'esecuzione di 800 sentenze, affermando che il processo di “uccisioni ed esecuzioni” è stato fermato. In questo contesto, i funzionari statunitensi hanno sottolineato che stanno “monitorando da vicino” gli sviluppi e hanno avvertito delle conseguenze di una continua repressione.

Con l'intensificarsi della crisi, diversi governi hanno lanciato avvertimenti ai loro cittadini riguardo ai viaggi o alla presenza in Iran. Tra questi, il Ministro degli Esteri della Nuova Zelanda ha esortato i cittadini a lasciare l'Iran, se possibile. È stato anche riferito che il governo canadese ha annunciato la morte di un cittadino canadese in Iran, mentre la Svizzera ha espresso preoccupazione per la situazione di un suo cittadino con doppia cittadinanza.

Risposte del Governo

Abbas Araghchi, Ministro degli Esteri iraniano, ha affermato in una lettera al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che le proteste si sono trasformate in uno “sforzo pianificato da gruppi terroristici”, sottolineando al contempo la morte delle forze governative. Ha anche accusato alcuni Paesi di “interferenza” e ha invitato il governo saudita a condannare tali azioni.

Separatamente, in risposta alla copertura internazionale sulla situazione degli arrestati, la magistratura iraniana ha annunciato che le accuse attribuite a un individuo chiamato “Erfan Soltani”, sul quale erano circolate notizie che affermavano che era stato condannato a morte, in realtà non prevedono la pena di morte. Questo problema si è riflesso anche durante la copertura della riunione del Consiglio di Sicurezza.

Secondo gli ultimi dati aggiornati di HRANA al momento della pubblicazione di questo rapporto:

- Numero totale di proteste registrate: 618

- Città coinvolte: 187

- Province coinvolte: 31

- Totale decessi confermati: 2.677

- Decessi su cui ancora si sta indagando: 1,693

- Ripartizione delle vittime registrate:

2.478 manifestanti

16 minori (di età inferiore ai 18 anni)

163 persone affiliate al governo (militari e non militari)

20 civili non manifestanti

- Individui con ferite gravi: 2.677

- Totale arrestati/individui identificati: 19,097

(compresi 169 individui di età inferiore ai 18 anni e 52 studenti)

- Trasmissione di confessioni forzate: 115 casi

Conclusione

Il diciannovesimo giorno di proteste è stato caratterizzato da una forte attenzione al follow-up internazionale presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, insieme alla continua chiusura di Internet a livello nazionale. Gli ultimi dati statistici di HRANA indicano una continua tendenza all'aumento di vittime, arresti e confessioni forzate. A livello diplomatico, gli avvertimenti e le sanzioni si sono intensificati, mentre i funzionari iraniani hanno continuato ad adottare posizioni difensive e a lanciare accuse.

https://www.en-hrana.org/day-nineteen-of-protests-emergency-un-security-council-meeting-and-continued-nationwide-internet-shutdown/

 

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