20 Giugno 2026 :
12/01/2026 - IRAN. Pezhman Saedi giustiziato a Qorveh il 12 gennaio
Pezhman Saedi, un giovane curdo arrestato all’età di 18 anni e condannato per omicidio al termine di un controverso processo basato esclusivamente sulle testimonianze giurate dei parenti, secondo la dottrina giuridica del qasameh (giuramento), è stato giustiziato a Qorveh. La notizia della sua esecuzione viene resa nota cinque mesi dopo, al termine delle necessarie verifiche di Hengaw.
Le informazioni ottenute da Hengaw il 19 giugno indicano che Pezhman Saedi, un ventunenne residente a Qorveh, è stato giustiziato nelle prime ore del 12 gennaio 2026 presso la prigione centrale di Qorveh.
Fonti hanno riferito a Hengaw che Saedi era stato arrestato dalle forze dell’ordine nel 2022 con l’accusa di «omicidio» ed era stato successivamente incarcerato quando era ancora un ragazzo di 18 anni.
Hengaw ha appreso che, nonostante l’assenza di prove convincenti e verificabili – quali una confessione, testimonianze di testimoni credibili o prove forensi o digitali conclusive – il Tribunale della provincia del Kurdistan lo ha condannato a morte esclusivamente sulla base del qasameh, una procedura in cui i parenti del denunciante prestano giuramento attribuendo il reato all’imputato. Il verdetto è stato successivamente confermato integralmente dalla Corte Suprema.
Saedi ha trascorso tre anni della sua detenzione nel reparto minorile della prigione centrale di Sanandaj (Sine). Circa una settimana prima della sua esecuzione, è stato improvvisamente trasferito alla prigione centrale di Qorveh per l’esecuzione definitiva della sentenza.
A causa delle severe restrizioni di sicurezza e delle diffuse interruzioni di Internet nella regione negli ultimi mesi, Hengaw è riuscita a verificare e segnalare l’esecuzione solo cinque mesi dopo che era stata eseguita. I media affiliati alla magistratura iraniana non hanno annunciato l’esecuzione.
Il qasameh è considerato uno dei metodi più deboli per provare l’omicidio secondo la giurisprudenza islamica e il diritto penale iraniano. Nei casi in cui non vi siano confessioni o testimoni, tale metodo si basa esclusivamente sui sospetti e sulle dichiarazioni giurate dei parenti del denunciante. L’imposizione di una condanna a morte su questa base costituisce una chiara violazione degli standard internazionali in materia di processo equo e della presunzione di innocenza.
https://hengaw.net/en/news/2026/06/article-139










