15 Aprile 2026 :
13/04/2026 - IRAN. Migliaia di persone arrestate in Iran per “contatti con media stranieri”
L’Occidente sembra interessato solo alla propria “libertà di espressione”, non a quella del popolo iraniano
Apartheid digitale e uccisioni di Stato in Iran: i due pilastri delle “gravi violazioni dei diritti umani” della Repubblica Islamica
Ancora una volta, aprendo i social media, ci siamo trovati immediatamente di fronte a nuove minacce da parte di funzionari ed elementi associati alla Repubblica Islamica sui loro schermi televisivi. Si tratta di un nuovo metodo di minaccia e intimidazione della società da parte di questi individui, volto a garantire che le loro minacce raggiungano tutti gli oppositori all’interno dell’Iran, affinché nessuno nutra nuovamente l’idea di scendere in piazza per la libertà e per ottenere i diritti umani fondamentali propri e dei propri compatrioti.
I media come arma; giustificazione per il silenzio assoluto
L’11 aprile, Abdollahi ha dichiarato sulla rete Noor:
«Guardate, la prima cosa che un governo deve fare è sottrarre all’avversario gli strumenti mediatici e le armi. Instagram era l’arma del nemico; aveva smesso di essere un semplice strumento mediatico. Telegram era diventato un’arma. Siamo riusciti a disattivare le armi per ora; questa mitragliatrice è stata messa a tacere. Dopotutto, non sappiamo in quale direzione stiano andando le condizioni del Paese; dobbiamo prepararci allo scenario peggiore».
Queste osservazioni dimostrano chiaramente il motivo per cui si è privato 90 milioni di persone della comunicazione con il mondo e si è negato loro il diritto alla libertà di espressione e alla libertà dei media. Ora, da oltre 1.000 ore, l’Iran è nascosto sotto un velo di silenzio digitale, mentre il regime della Repubblica Islamica parla di «autorità cibernetica» — un’autorità che, in realtà, dovrebbe essere definita «apartheid digitale» e «disperazione di sicurezza».
Sequestro ideologico di Internet e isolamento globale
Mentre l’opinione pubblica e l’economia digitale stanno crollando sotto il peso di questo isolamento senza precedenti, le narrazioni sovrane utilizzate per giustificare questo blackout rivelano contraddizioni devastanti. Il portavoce del governo collega questa situazione alle “condizioni di guerra”, il viceministro delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (secondo il quotidiano Shargh) la definisce “resistenza agli attacchi informatici”, ma, in definitiva, le recenti ammissioni relative alla concessione dell’accesso a Internet a condizione di “riprodurre la narrativa governativa” strappano la maschera da un sequestro ideologico e da una grave violazione della libertà di scelta e di espressione.
Un'analisi delle dichiarazioni dei funzionari, insieme a uno studio delle realtà sociologiche e di sicurezza dell'Iran, dimostra che il blackout di Internet durato 45 giorni non è una «misura difensiva», ma una combinazione di «repressione sociale» e l'inaugurazione ufficiale del «Media Apartheid».
Il 12 aprile 2026, Ali Hakim-Javadi, capo dell’Organizzazione della Corporazione delle Tecnologie dell’Informazione, ha parlato della connessione selettiva di alcune aziende. Ancora più importante è stata la sconvolgente confessione della portavoce del governo Fatemeh Mohajerani il 9 marzo 2026 (19 Esfand 1404), in cui ha affermato che Internet senza restrizioni è fornito a coloro che «possono amplificare ulteriormente la voce della Repubblica Islamica».
Queste dichiarazioni dimostrano che il blackout di Internet non ha nulla a che vedere con attacchi esterni. Queste confessioni dimostrano che il regime al potere sta creando un “apartheid digitale”. Si ha il diritto di connettersi al mondo libero solo se si funge da megafono per la propaganda governativa. Affidarsi alla strategia dell’“oscuramento” e all’uso del “Kill Switch” serve da copertura per gravi violazioni dei diritti umani da parte di un governo che teme soprattutto il proprio popolo. L’obiettivo principale di questo blocco è soffocare la voce della società civile e monopolizzare la narrazione. […]
Per le migliaia di arresti eseguiti in Iran nelle ultime settimane con accusa di “contatti con i media stranieri” si vedano NtC:
10/03/2026; 12/03/2026; 14/03/2026; 16/03/2026; 20/03/2026 (x2); 23/03/2026; 24/03/2026; 25/03/2026; 26/03/2026; 27/03/2026 (x4); 29/03/2026; 30/03/2026; 31/03/2026; 01/04/2026 (x2); 02/04/2026; 03/04/2026; 06/04/2026; 07/04/2026 (x3); 08/04/2026; 09/04/2026 (x5); 10/04/2026; 13/04/2026 (x3); 14/04/2026 (x3).
https://iran-hrm.com/2026/04/13/digital-apartheid-state-killing-in-iran/








