25 Marzo 2026 :
L'Alta Corte del Punjab e dell'Haryana ha commutato la condanna a morte di un uomo di 28 anni, riconosciuto colpevole dello stupro e omicidio di una bambina di 4 anni e 7 mesi, avvenuti a Ludhiana, ha riportato il Tribune il 20 marzo 2023.
L’Alta Corte ha ritenuto che il caso si trovasse "sul filo del rasoio", a metà strada tra la categoria dei reati "più rari tra i rari" e quella dei reati “rari", con dubbi residui e lacune investigative che deponevano contro la condanna capitale.
La Corte, composta dai giudici Anoop Chitkara e Sukhvinder Kaur, ha stabilito per l’imputato l’ergastolo, con un minimo di 50 anni di reclusione effettiva senza sconti di pena per l'omicidio, e 25 anni di reclusione ai sensi della legge POCSO (Protezione dei Minori dai Crimini sessuali), oltre al pagamento di multe di 5 milioni di rupie e 2,5 milioni di rupie rispettivamente, da versare alla famiglia della vittima.
I crimini risalgono al 28 dicembre 2023, quando la bambina, affettuosamente chiamata "Laadli" dalla Corte, fu portata via dalla bancarella del tè del nonno e condotta in una casa vicina, dove fu violentata e strangolata a morte. Dopo aver occultato il corpo, l'imputato fuggì.
L'uomo fu arrestato dopo circa 20 giorni, processato e condannato a morte dal tribunale di primo grado, il quale ha ritenuto che le circostanze aggravanti superassero le attenuanti.
Confermando il verdetto di colpevolezza, l'Alta Corte ha stabilito che, date le circostanze particolari, non sussistano i presupposti per la pena capitale.
L’Alta Corte ha osservato: "È uno di quei casi in cui il confine che separa le categorie di 'più raro tra i rari' da 'raro' è sottilissimo", aggiungendo che "l'introduzione di una confessione extragiudiziale fabbricata", "la contraddizione nella dichiarazione" di un testimone chiave e "la mancata audizione" di un testimone rilevante, pur non influenzando il giudizio di colpevolezza, costituiscono "un fattore aggiuntivo che non giustifica la pena capitale".
La Corte ha inoltre rilevato che l’omicidio, commesso dopo lo stupro, è avvenuto con l’imputato in preda al panico per eliminare le prove dello stupro e non è stato un atto premeditato.
L’Alta Corte si è astenuta consapevolmente dal censurare i funzionari coinvolti, ma ha sottolineato le carenze sistemiche, osservando: "Questa Corte si astiene dal criticare coloro, compresi gli ufficiali di polizia supervisori, il pubblico ministero e il giudice del processo, che ne sono responsabili, ma crede fermamente che la soluzione non risieda nell'esprimere ammonimenti, bensì nel migliorare il processo di selezione, garantendo che i candidati abbiano un'integrità ineccepibile, siano meritevoli e non siano interessati solo alla carriera.
Tuttavia, sebbene le mancanze non siano sufficienti a scalfire la colpevolezza, tali carenze costituiscono fattori contrari all'imposizione di una condanna irreversibile come la pena capitale".
L’Alta Corte ha collocato il crimine in un contesto sociale più ampio chiedendo: "Qual’era dunque la colpa di Laadli? L'unica colpa di Laadli era di essere nata femmina".
La Corte ha osservato che "tutti gli indizi del crimine indicano che è stata violentata e uccisa perché Laadli era femmina e vulnerabile".
Definendolo un "chiaro fallimento sistemico", la Corte ha affermato: "Da qualche parte tra l'insegnamento e l'apprendimento, il nostro curriculum e la nostra società non sono riusciti a educare... al rispetto fondamentale per la vita".
Respingendo la condanna capitale, la Corte ha elaborato un criterio di determinazione della pena basato sulla prevenzione di futuri crimini, osservando che per proteggere la società "non si può risolvere il problema tenendo l'imputato in custodia a meno che non sia sottoposto a un periodo specificato... che si estenda ben oltre la mezza età, fino al tramonto della sua virilità", e che successivamente il rilascio dovrebbe essere subordinato alla garanzia che non rappresenterà più una minaccia simile.
La Corte ha inoltre elaborato un quadro di proporzionalità dopo aver affermato: "In assenza di linee guida precise per la determinazione della pena, l'unico processo che possiamo seguire è il modello della forza idraulica della scala discendente", spiegando che "più giovane è la vittima, più alta è la pena". Applicando questo principio, la Corte ha stabilito che per una vittima di età inferiore ai cinque anni, una condanna a 25 anni di carcere duro con una multa di 2,5 milioni di rupie fosse proporzionata.
La Corte ha insistito sul fatto che "il Tribunale non dovrebbe decidere un caso penale contro l'imputato in assenza del suo avvocato... la libertà personale è il principio più importante della nostra Costituzione", pur riconoscendo che nelle prove "possono esserci contraddizioni, ma i fatti non mentono" e che i tribunali devono "separare il grano dalla pula".
La Corte ha ribadito che "nessun innocente viene riconosciuto colpevole, ma nessun colpevole resta impunito", giungendo alla ferma conclusione che le prove "indicano una sola ipotesi... il coinvolgimento dell'imputato... e di nessun altro".











