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USA - Uno studio stima che il 4% dei detenuti dei bracci della morte sia innocente.

USA - Uno studio stima che il 4% dei detenuti dei bracci della morte sia innocente.

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Uno studio stima che il 4% dei detenuti dei bracci della morte sia innocente. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti), e si intitola ““The Rate of False Conviction of Criminal Defendants Who are Sentenced to Death" (La percentuale di condanne sbagliate tra i condannati a morte). Uno dei suoi autori, il professor Samuel Gross della University of Michigan ha riassunto i risultati: “Una stima conservativa delle proporzioni delle condanne sbagliate tra le persone condannate a morte tra il 1973 e il 2004 è del 4,1%. Dal 1973, circa 8.500 persone sono state condannate a morte negli Stati Uniti, e tra queste 183 sono riuscite in un secondo tempo ad ottenere un proscioglimento. Il nostro studio calcola che almeno altre 200 persone avrebbero potuto essere prosciolte nello stesso arco di tempo”. Il professo Gross ha spiegato che durante lo stesso arco di tempo preso in considerazione dallo studio, 138 condannati a morte (l’1,6% del totale) è stato “esonerato” (cioè prosciolto dopo una iniziale condanna a morte, ndt). Questi “esonerati” avrebbero potuto essere molti di più, ed arrivare al 4,1% se fosse stato garantito agli ex condannati a morte lo stesso livello di garanzie che avevano prima dell’annullamento. Lo studio fa riferimento ad un meccanismo particolare della procedura statunitense, che è quello dell’accordo con la pubblica accusa. Quando un condannato ottiene dalla Corte d’Appello o dalla Corte Suprema un annullamento del verdetto di colpevolezza, si trova a dover ripetere il processo. Ovviamente un processo ripetuto può portare all’emissione di una nuova condanna a morte, e molti imputati e/o avvocati difensori come strategia primaria cercano di evitare questa eventualità. Nei casi più fortunati, è la stessa pubblica accusa che rinuncia spontaneamente a far ripetere il processo, e comunica al giudice che ritira tutte le accuse. In questo caso il detenuto viene scarcerato in giornata. In altri casi la pubblica accusa offre un accordo ai difensori dell’imputato, e propone una condanna minore in cambio del fatto che l’imputato si dichiari colpevole di un omicidio non capitale, o di un reato minore. Questo avviene in alcuni casi anche quando l’innocenza dell’imputato sembra palese, per il semplice fatto che una procedura del genere è molto breve e porta alla scarcerazione quasi immediata, mentre se la pubblica accusa si oppone, e vuole ugualmente far ripetere il processo, la scarcerazione può allontanarsi nel tempo, anche di diversi anni. Lo studio sostiene che se si applicassero all’ex condannato a morte che ha accettato di dichiararsi colpevole di una imputazione minore la stessa quantità e qualità di garanzie (compresa l’assistenza legale qualificata a spese dello stato) che aveva quando era condannato a morte, in diversi casi riuscirebbe ad ottenere una assoluzione. Ma siccome una volta che la condanna a morte viene ridotta ad una pena detentiva le garanzie legali diminuiscono, i detenuti non riescono più a far riaprire i loro casi per arrivare al proscioglimento definitivo.
FONTI
  • (Fonti: DPIC, 28/04/2014)