USA - Un nuovo libro: “Uccidere McVeigh, la pena di morte e il mito della chiusura” mette in discussione gli effetti positivi che le esecuzioni avrebbero sui parenti delle vittime
USA - Un nuovo libro: “Uccidere McVeigh, la pena di morte e il mito della chiusura” mette in discussione gli effetti positivi che le esecuzioni avrebbero sui parenti delle vittime
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Un nuovo libro: “Uccidere McVeigh, la pena di morte e il mito della chiusura” mette in discussione gli effetti positivi che le esecuzioni avrebbero sui parenti delle vittime. Il titolo del libro, "Killing McVeigh: The Death Penalty and the Myth of Closure" fa riferimento proprio al concetto di “closure”, che letteralmente vuol dire “chiusura”, ed è la parola usata dopo ogni esecuzione per sostenere che i parenti della vittima si sentono meglio, e “chiudono” le ferite emotive e psicologiche di quanto hanno subito. Il libro della professoressa Jody Lynee' Madeira della Indiana University riassume la sua lunga serie di interviste con le vittime dell’attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995, che causò 168 vittime, 28 agenti del FBI e 140 vittime “civili” che l’attentatore, Timothy James McVeigh, 27 anni, bianco, un estremista antigovernativo, definì “danni collaterali”. All’esecuzione (vedi 11 giugno 2001) i molti parenti delle vittime, circa 300, assistettero attraverso un maxischermo. Commentando il libro, la professoressa Carol Steiker dell’Università di Harvard ha detto: “Tutti sembrano avere una opinione sul fatto che le esecuzioni diano pace ai parenti delle vittime. Finalmente abbiamo uno studio che ha esaminato in profondità quello che è stato il più grande omicidio di massa dei tempi moderni, saturato dai media, e la relativa esecuzione il lavoro della Madeira, profondo, equilibrato, sensibile, apre per noi una finestra sulle lotte delle persone coinvolte, ed esplora il ruolo complicato delle istituzioni giudiziarie nel complesso e difficile compito di ricostruire le vite dopo le atrocità”.
— FONTI
- (fonti: DPIC, 23/05/2012)
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