USA - Oklahoma. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza che potenzialmente mina diverse condanne a morte nello stato
USA - Oklahoma. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza che potenzialmente mina diverse condanne a morte nello stato
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato all'unanimità la conferma della pena di morte di Shaun Michael Bosse. Per la precisione, ha annullato la sentenza della Corte d’Appello dell’Oklahoma che confermava la pena di morte di Bosse nonostante i suoi difensori avessero contestato che a 3 parenti della vittima fosse stato consentito di rivolgersi personalmente alla giuria popolare e chiedere la condanna a morte dell’imputato. La sentenza di oggi è stata presa nella forma di “per curiam”, ossia come sentenza presa a nome dell’intera Corte e intesa esplicitamente a creare giurisprudenza. La Corte ha riconfermato quanto già deciso nel 1987 nella sentenza Booth v. Maryland, ossia che ai familiari delle vittime non deve essere consentito di esprimere opinioni personali sul crimine, sull'imputato, e su quale sarebbe la giusta punizione. Oltre al processo Bosse, potrebbero essere anche altri i processi su cui la sentenza odierna riverbererà i suoi effetti. Infatti la Corte d’Appello dell’Oklahoma è stata più volte criticata per aver consentito questo tipo di testimonianza, nonostante siano in violazione con l’8° Emendamento. Il caso viene rimandato alla Corte d’Appello di Stato, la quale però, nonostante la sentenza di oggi, potrebbe comunque decidere che per quanto nel processo sia stato commesso un errore, l’errore è stato privo di conseguenze rilevanti. Bosse, 34 anni, bianco, è stato condannato a morte nel 2012 (vedi 2 novembre e 18 dicembre) con l’accusa di aver ucciso, il 23 luglio 2010, Katrina Griffin, 25 anni, e i suoi 2 figli Christian e Chasity, di 8 e 6 anni.
— FONTI
- (Fonti: DPIC, NtC, 11/10/2016)
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