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USA - L’ex direttore del FBI parla di persone giustiziate nonostante errori dei laboratori del Federal Bureau of Investigation

USA - L’ex direttore del FBI parla di persone giustiziate nonostante errori dei laboratori del Federal Bureau of Investigation

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In un editoriale di prima pagina sul Washington Times, l’ex direttore del FBI William Sessions ha riconosciuto che alcune persone sono state giustiziate dopo essere state condannate con prove non accurate fornite dal Fbi. La circostanza era emersa lo scorso anno, quando in Mississippi i difensori di Willie Jerome Manning il 7 maggio (vedi) ottennero dalla Corte Suprema di stato la sospensione dell’esecuzione del loro assistito, che era prevista in serata. Pochi giorni prima i difensori avevano ottenuto dal Federal Bureau of Investigation una dichiarazione in cui si riconosceva che gli esperti che nel 1994 avevano testimoniato al processo avevano tratto delle conclusioni non scientificamente valide. Avrebbero “sovrastimato” i risultati della perizia balistica, e l’identificazione di un capello. Sostanzialmente, veniva spiegato, i protocolli scientifici odierni sono molto più precisi, mentre quelli legalmente in vigore negli anni passati, soprattutto per quanto riguardava l’analisi dei capelli, rivisti con le migliorate capacità di analisi odierne, non erano, da un punto di vista statistico, sufficientemente stringenti. L’FBI nei giorni successivi aveva reso noto che oltre al caso di Manning, almeno altri 21.000 casi federali destavano preoccupazione, ed erano già iniziate le verifiche scientifiche relative, dando la precedenza a 27 casi capitali, per evitare che si potesse giungere a giustiziare un innocente. Ma oltre ai casi federali, il caso, a cascata, andava esteso ai laboratori della polizia scientifica dei singoli stati, laboratori che spesso adottano gli standard e le tecnologie del FBI. Nell’editoriale pubblicato oggi, Sesions cita il caso di Benjamin Boyle, giustiziato in Texas nel 1997. Già all’epoca il Fbi si era reso conto di alcune criticità negli esami svolti nei suoi laboratori, e dopo una prima revisione ufficiale di alcuni casi era già stato appurtato che la testimonianza fornita dall’esperto del Fbi nel processo di Boyle avrebbe dovuto essere ridimensionata. Ma, ha ricordato Sessions nell’articolo, nessuno fu avvisato, né i rappresentanti della pubblica accusa, né i difensori di Boyle. “Non so se Boyle fosse innocente, ma è evidente che sia stato giustiziato dopo che seri dubbi erano emersi sulle prove scientifiche usate per condannarlo. Una incertezza del genere è inaccettabile, specialmente in un sistema giudiziario che ancora consente l’uso della pena di morte”. Sessions ha poi ricordato che altre 2 persone tra quelle i cui casi sarebbero stati da riesaminare sono state nel frattempo giustiziate senza che la revisione sia stata effettuata. Sessions ha poi indicato alcune modifiche che dovrebbero essere apportate al sistema capitale: “Le Corti devono determinare se altri tipi di prove scientifiche sono disponibili e affidabili, e quindi ammissibili. Gli avvocati difensori devono rivedere rigorosamente e contrastare alcune strategie tipiche della pubblica accusa, come il descrivere in termini incorretti i fatti, il carattere dell’imputato, o tenere nascoste alcune risultanze delle indagini. Inoltre, se dopo la condanna emergono nuove prove di tipo scientifico, o nuove tecniche per riesaminare le prove già vagliate, i giudici e i procuratori non dovrebbero opporre motivazioni basate su tecnicalità procedurali, ma consentire che gli imputati possano ottenere un riesame”.
FONTI
  • (Fonti: Washington Times, 17/09/2014)