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USA - Editoriale della Cnn: è tempo di trasmettere le esecuzioni in televisione.

USA - Editoriale della Cnn: è tempo di trasmettere le esecuzioni in televisione.

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È tempo di trasmettere le esecuzioni in televisione. La scorsa settimana nel penitenziario di McAlester, in Oklahoma, le tende state sollevate mostrando una piccola, bianca stanza antisettica, e due piccoli gruppi di persone hanno visto come Clayton Lockett veniva legato a una barella. Un medico ha esaminato il corpo di Lockett cercando le vene utilizzabili e poi ha supervisionato la somministrazione di un cocktail di farmaci non testati che avrebbe dovuto terminare l’assassino in modo rapido e silenzioso. Invece, le tende sono state riabbassate appena è stato chiaro che l’esecuzione si stava trasformando in una agonia durata 40 minuti di un uomo che faceva smorfie, si contorceva, e digrignava i denti, mentre attorno a lui partivano telefonate frenetiche. Alla fine il cuore di Lockett ha ceduto, ha smesso di battere, e l’uomo ha smesso di respirare. Questo è il modo uccidiamo i nostri peggiori criminali nel 21° secolo. O almeno ci provano. Quindi, se questa è la giustizia, rendiamola reale. Apriamola alla più alta forma di trasparenza pubblica e di controllo: la diretta televisiva. Ecco perché. Nel Medioevo, il metodo preferito per giustiziare i prigionieri era quello di tirare e squartare, bruciare, far bollire vivi e smembrare parti del corpo. La morte del condannato esigeva un atto di tortura lento e doloroso prima della morte. Ad un certo punto tra la fine del 18° secolo e l’inizio del 19°, la società ha deciso che compiere le esecuzioni in maniera più veloce sarebbe stato “più umano”. I francesci hanno inventato la ghigliottina, lo Scià di Persia ha introdotto il taglio della gola, o il sistema di legare il condannato sulla volata di un cannone e spararlo via, e gli inglesi hanno sviluppato il metodo a "caduta lunga” per le impiccagioni, in modo che il collo si staccasse dalla spina dorsale del giustiziato. Nel 1936, l'ultima esecuzione pubblica negli Stati Uniti si è tenuta a Owensboro, Kentucky. Oltre 20.000 persone hanno partecipato, tra cui centinaia di giornalisti. Da quel momento in poi, gli stati hanno deciso che le esecuzioni dovevano essere affari privati, tenuti in piccole stanze e pochi testimoni: agenti dello Stato, gli avvocati, i familiari della vittima e una manciata di giornalisti. Negli anni successivi a Owensboro, gli stati - con l'approvazione della Corte Suprema degli Stati Uniti - hanno affinato la loro definizione di esecuzioni umane utilizzando plotoni di esecuzione, sedie elettriche e camere a gas. Gli stati hanno sanitarizzato ulteriormente il processo di esecuzione sviluppando il metodo dell'iniezione letale, trasformandolo in una procedura medica completa di tavolo operatorio, iniezioni endovenose e notevoli questioni etiche per i medici e le aziende farmaceutiche che dovrebbero sentirsi vincolate dal giuramento di Ippocrate. Nessuno di questi affinamenti nella tecnologia di esecuzione ha nulla a che fare con i metodi "umanitari". Non c'è nessuna misura reale di quanto sia dolorosa la morte dei prigionieri, di quanto soffrano quando vengono impiccati, fucilati, gasati o fulminati, indipendentemente da quanto sia veloce la loro morte. L’iniezione letale ci dà il vantaggio di una maggiore distanza psicologica dal gesto di uccidere un altro essere umano, facendocelo sentire più come una procedura prescritta da un medico piuttosto che una esecuzione. Michael Wilson, un altro condannato a morte dell’Oklahoma, è stato ucciso a gennaio nella stessa stanza, pronunciando le sue ultime parole: "Sento tutto il corpo che brucia". E mentre molti hanno usato la parola "pasticciata" per descrivere l'esecuzione di Lockett, la parola è assolutamente inadatta. Perché è esattamente così che è la nostra procedura per uccidere un altro essere umano: disorganizzata, complicata e inquietante. Ciò che manca dal dibattito sulla pena di morte è che non esiste un modo umano di uccidere un'altra persona. Riteniamo che uccidere una persona durante il compimento di un crimine sia un gesto “crudele ed inusuale”, queste sono le parole che, ispirandosi all’Ottavo Emendamento, in tutti gli stati descrivono quella che è l’aggravante che porta ad una condanna a morte. Eppure questo stesso standard richiesto dallì’Ottavo Emendamento lo accantoniamo quando tentiamo di condurre una “esecuzione rapida e indolore”. Il presidente Barack Obama ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sulla pena di morte dopo l'esecuzione di Lockett. "Nell’applicazione della pena di morte in questo paese, abbiamo visto notevoli problemi - pregiudizi razziali, applicazione irregolare della pena di morte, e, si sa, situazioni in cui c'erano persone nel braccio della morte, che in seguito si è scoperto fossero innocenti con convincenti elementi a discarico", ha detto Obama. «E tutto questo, credo, solleva domande significative su come viene applicata la pena di morte". Ma mentre mi congratulo con le azioni del Presidente, la questione non è come viene applicata la pena di morte, ma proprio se deve essere applicata. È naturale essere sia inorriditi che adirati quando si sente di omicidi senza senso e brutali. È naturale desiderare vendetta - immaginare di far provare al criminale lo stesso dolore che ha fatto provare alla vittima o ai suoi parenti. Ma c'è una differenza tra punizione e vendetta, e non c’è modo di cambiare questa differenza usando belle parole articolate procedure legali. Abbiamo costruito un sistema di leggi per ergerci al di sopra di quelli giudichiamo. In questo sistema che abbiamo costruito, dobbiamo essere onesti e chiederci; “La vendetta è giustizia?" Se vogliamo codificare la vendetta, cerchiamo di non mentire. Ammettiamo che siamo disposti a vivere con i sottoprodotti della nostra retribuzione (intesa come punizione, ndt). Ammettiamo che siamo disposti a uccidere un certo numero di persone innocenti. Ammettiamolo che ci va bene che ci sia, tra le persone che giustiziamo, una quota sproporzionata di appartenenti alle minoranze etniche. E ammettiamolo che vogliamo che le persone condannate per omicidio soffrano come hanno sofferto le loro vittime. Non dobbiamo camuffare l'esecuzione come una procedura medica. E allora, trasmettiamo le esecuzioni in diretta televisiva. Guardiamo come pompano farmaci in un condannato maschio o femmina legato a una barella. Sentiamo le loro ultime parole. Guardiamoli contorcersi e contrarsi, o ascoltiamoli gemere, e amplifichiamo l’ultimo respiro nel momento in cui lascia il loro corpo. Guardiamoli morire. Vediamo cosa realmente stiamo scegliendo quando votiamo per la pena di morte nel nostro stato. Molti americani sono favorevoli alla pena di morte in linea di principio. Ma io sono stato giurato in un caso capitale, e so che è diverso quando si guarda dall’altra parte dell’aula di tribunale e si fissano gli occhi dell’imputato. A quel punto è reale, e non più solo una questione di principio. Deciderai se quella persona muore. Rendiamo reale la pena di morte. Apriamo le tende e guardiamo negli occhi coloro che condanniamo a morte. Cerchiamo di essere onesti su ciò che la pena di morte è in realtà. E poi possiamo scegliere che tipo di società vogliamo davvero essere.
FONTI
  • (fonte: Richard Gabriel per CNN, 10/05/2014)