USA - 8 documentari della Cnn sulla pena di morte.
USA - 8 documentari della Cnn sulla pena di morte.
31 MIN DI LETTURA
8 documentari della Cnn sulla pena di morte.
Il 10 gennaio 2014 l’emittente televisiva statunitense CNN aveva presentato alla stampa "Death Row Sories" (Storie dal braccio della morte"), una serie di 8 documentari sulla pena di morte, della durata di un'ora ciascuno, con Robert Reford produttore esecutivo e Susan Sarandon conduttrice. L’annuncio è stato fatto da Jeff Zucher, presidente della CNN durante la conferenza stampa invernale della Television Critics Association, l’Associazione dei Critici Televisivi. Ogni episodio di “Death Row Stories” avrebbe esplorato un caso diverso, cercando di coprire tutta la gamma della diversità del sistema della pena di morte statunitense. “Siamo felici di essere in grado di collaborare con una squadra di cineasti che ha vinto molti premi, e di poterlo fare su un tema potente provocante, e di portare una straordinaria serie della Sundance Production alla CNN” ha detto Zucher. I direttori esecutivi della serie sono stati Alex Gibney, documentarista che ha già vinto un Oscar e recentemente un Emmy Award, e Robert Redford. Voce narrante e conduttrice della serie è stata Susan Sarandon, già premio Oscar per Dead Man Walking. Redford ha commentato: “La serie riguarda la ricerca della verità e della giustizia. Siamo contenti di lavorare con Alex Gibney nel raccontare queste storie importanti, e dare voce a questi casi”.La prima puntata è andata in onda il 10 marzo, in prima serata. I primi 5 episodi sono stati trasmessi tra marzo e aprile, gli ultimi 3 tra luglio e agosto di quest'anno. Ogni episodio cerca di far luce su diversi casi di condanne (7 episodi riguardano condannati o ex condannati a morte, 1 episodio riguarda una donna condannata a 32 anni) e pone domande sul sistema giudiziario americano per quanto riguarda la pena capitale: su come vengono investigati e condotti i processi di omicidio e sulla fallibilità nell'applicazione della pena di morte. In ogni episodio parlano persone in vario modo coinvolte: condannati, investigatori, testimoni, avvocati, parenti delle vittime. Robert Redford ha presentato il programma con queste parole: "Questa serie tratta della ricerca della giustizia e della verità." Nella presentazione degli ultimi tre recenti episodi ha aggiunto: "Con i primi cinque episodi il Paese si è posto domande sul vero significato della giustizia e della punizione. La nostra speranza ed aspettativa è che questi episodi, tutti su casi reali e non tutti ancora risolti, promuovano ulteriori interrogativi su che cosa funziona e che cosa no, all'interno del nostro sistema giudiziario riguardo la pena di morte." Susan Sarandon ha detto: "Fino a quando ci saranno esecuzioni, ci saranno esecuzioni ingiuste. E' ora di abrogare la pena di morte."
Episodio 1: Edward Lee Elmore, oggi 53 anni, nero. Salvato dalla determinazione dell'avvocato.
La prima puntata è incentrata sulla vicenda di Edward Lee Elmore, che venne scarcerato il 2 marzo 2012 (vedi), dopo aver trascorso quasi 30 anni nel braccio della morte. Era stato condannato nell’aprile 1982 con l’accusa di aver violentato e ucciso, pochi mesi prima, una donna bianca di 75 anni, Dorothy Edwards. Il 4 febbraio 2010 (vedi) gli venne riconosciuto un ritardo mentale, e la condanna a morte convertita in ergastolo. Nel novembre 2011 la Corte d’Appello del 4° Circuito aveva annullato il verdetto di colpevolezza per gravi scorrettezze sia della polizia che della pubblica accusa. Un capello ritrovato sulla scena del delitto sottoposto a nuovi test del Dna risultò appartenere a persona di razza bianca non identificata, ma prima dei nuovi test a lungo la pubblica accusa aveva sostenuto che quel reperto era andato perso. Inoltre la vistosa contraddittorietà dei testimoni oculari era stata tenuta nascosta. La Corte d’Appello aveva definito il comportamento della polizia “disonesto, incapace, e ingannatorio” e “Uno di quei casi eccezionali di estremo malfunzionamento nel sistema di giustizia di Stato". Le prove contro di lui vennero tutte smontate dall'avvocato Diana Holt che studiò il caso nel 1993: capelli raccolti nel letto della donna non impacchettati, né etichettati, né sigillati come altre prove sulla scena del crimine; capelli e peli pubici dell'accusato raccolti dopo il suo arresto e inseriti successivamente nello stesso sacchetto; nessuna foto fatta sulla scena del crimine di questi reperti o della busta, come gli altri reperti: la polizia asserì che la prova chiave era stata persa o nascosta. Dieci anni dopo gli investigatori ritrovarono la busta in fondo ad un cassetto e i peli appartenevano ad un "soggetto caucasico, non negroide". Inoltre, un compagno di detenzione, James Gillian, disse che funzionari del carcere gli avevano promesso protezione in cambio di una falsa testimonianza: disse alla giuria che Elmore gli aveva confessato il crimine. Successivamente confessò agli avvocati difensori di Elmore di aver mentito.
Episodio 2: Gloria Killian, oggi 68 anni, bianca. Prosciolta dopo una condanna a 32 anni grazie ad una volontaria. Chiamata in causa da un uomo che dopo una condanna all’ergastolo senza condizionale voleva una riduzione di pena, Gloria Killian, accusata di rapina e omicidio, venne salvata da Joyce Ride, una volontaria che prestava la sua opera gratuita all’interno delle carceri per un'organizzazione non-profit chiamata "Amici all'esterno". Parlando con la Killian si convinse della sua innocenza e procurò alla ragazza un investigatore privato e un gruppo di avvocati per l'assistenza legale. Il 9 dicembre 1981 due uomini travestiti da addetti alla manutenzione delle linee telefoniche rapinarono nella loro abitazione gli anziani coniugi Ed e Grace Davies. I rapinatori, prima di allontanarsi con 6 valigie cariche di oggetti di argento, spararono in testa alle vittime. L’uomo morì, ma la donna, dopo un lungo ricovero in ospedale, sopravvisse. Il 14 dicembre una telefonata anonima indirizzò le indagini verso i cugini Stephen DeSantis e Gary Masse. Cercando Masse, la polizia interrogò la moglie dell’uomo, Joanne, che disse che una donna di nome Gloria aveva organizzato la rapina. Il 17 dicembre Masse si consegnò alla polizia e fece trovare, sotterrata, la refurtiva. Lo stesso giorno venne arresta Gloria Killian, allora trentacinquenne, ex studentessa di legge senza precedenti penali. Dopo 4 mesi una udienza preliminare cassò tutte le imputazioni contro la donna, che venne scarcerata. Masse venne condannato nel maggio 1983 all’ergastolo senza condizionale. Subito dopo Masse ha contattato l’ufficio dello sceriffo della Sacramento County, e dopo aver ricevuto assicurazioni su un impegno della pubblica accusa a fargli ridurre la pena, implicò DeSantis e Killian. La condanna di Masse venne annullata su richiesta della pubblica accusa. DeSantis e Killian vennero arrestati nel giugno 1983 ed accusati di omicidio di primo grado. Perché l’accusa potesse reggere anche nei confronti della Killian, che non era stata vista dalla signora Grace Davies, l'accusa sosteneva che la Killian aveva suonato al campanello della coppia nel tentativo, fallito, di farsi aprire, prima che i due uomini mettessero in atto il travestimento. Killian e DeSantis furono processati separatamente. Prima venne processato DeSantis, che si dichiarò innocente e negò di aver mai conosciuto o anche solo sentito parlare della Killian. Disse invece di aver saputo da Masse di un precedente tentativo di rapinare la coppia, durante il quale la moglie di Masse, Joanne, aveva cercato di farsi aprire la porta chiedendo di poter usare il telefono. La signora Davies durante la testimonianza ha detto di ricordare una donna che aveva suonato al campanello, ma non seppe dire se si trattava della Killian o di Joanne Masse. Gary Masse testimoniò, ma negò davanti alla giuria popolare di avere raggiunto un qualche tipo di accordo con la pubblica accusa. Il 26 febbraio 1986 la Killian venne condannata a 32 anni, mentre la condanna di Masse venne ridotta a 25 anni. 10 anni dopo, in un ricorso presentato davanti ad una corte federale, l'investigatore ingaggiato dalla signora Ride, Darryl Carlson, ottenne l’accesso ad atti fino ad allora “riservati”, e trovò tre lettere di Masse ricevute dall’allora procuratore. In una delle lettere, datata 21 Aprile 1986, successiva al processo della Killian, Mass diceva chiaramente di aver mentito per il governo. Interrogato, Masse dichiarò di aver mentito su molte cose, compreo l’accordo con la pubblica accusa, e sul coinvolgimento della Killian. Nel marzo 2002 la Corte d’Appello federale del 9° Circuito ha annullato il verdetto di colpevolezza della Killian. La Killian venne scarcerata nell’agosto 2002, una volta scaduti i termini di legge concessi alla pubblica accusa per presentare i suoi ricorsi. Un mese dopo la pubblica accusa ritirò formalmente tutte le accuse contro la Killian. Il procuratore che aveva condotto il caso, Christopher Cleland, ricevette in seguito una ammonizione formale per il suo comportamento nel processo. La signora Ride ha offerto a Gloria di andare a vivere nella sua casa, perché "tutti i parenti di Gloria sono morti durante la sua carcerazione", come dice la signora Ride. Ancora oggi le due donne vivono insieme. La Killian ha scritto un libro sulla sua esperienza, ed è diventata direttore esecutivo di una onlus, Action Committee for Women in Prison, che si occupa delle condizioni di detenzione delle donne.
Episodio 3: Joseph D'Ambrosio, oggi 51 anni, bianco. Salvato da un prete-detective. Il 23 gennaio 2012 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’ultimo ricorso possibile della pubblica accusa contro il proscioglimento di Joe D'Ambrosio. D’Ambrosio quel giorno è diventato quindi “l’esonerato n° 140” secondo la lista tenuta dal Death Penalty Information Center. Il caso era stato seguito con attenzione da Nessuno tocchi Caino. D’Ambrosio era stato condannato a morte in Ohio nel 1989 con l’accusa di aver ucciso, nel 1988, assieme a due complici, in un contesto di spaccio di droga, il diciannovenne Tony Klann. Il 25 marzo 2006 (vedi) la giudice federale Kathleen O’Malley aveva annullato il verdetto di colpevolezza, ritenendo che la pubblica accusa avesse tenuto nascosti diversi elementi potenzialmente favorevoli all’imputato, e disponendo che la pubblica accusa ripetesse il processo entro 180 giorni. La pubblica accusa aveva fatto ricorso. Il 5 giugno 2008 (vedi) l’annullamento del verdetto di colpevolezza era stato confermato dalla Corte d’Appello del 6° Circuito, che a sua volta dava, a partire da quella data, 6 mesi di tempo alla pubblica accusa per ripetere il processo. La pubblica accusa chiese a O’Malley altro tempo per riformulare le accuse, e la O’Malley l’11 settembre 2008 assegnò di nuovo un termine di 180 giorni. Il 24 febbraio 2009 (vedi) la giudice Joan Synenberg aveva concesso a D’Ambrosio i domiciliari dietro versamento di una cauzione di 50.000. D’Ambrosio non disponeva della cifra, e fu mandato ai domiciliari il 4 marzo 2009 (vedi), dopo che la cauzione era stata ridotta a 5.000 dollari. Nel luglio 2009 la pubblica accusa comunicò alla O’Malley che in aprile era morto il principale testimone d’accusa, Espinoza. Il 14 agosto 2009 i difensori di D’Ambrosio chiesero di non autorizzare la ripetizione del processo perché la morte del principale testimone avrebbe impedito loro di controinterrogarlo. Il 3 marzo 2010 (vedi) la giudice federale Kate O'Malley aveva respinto tutte le richieste della pubblica accusa di ottenere ulteriori proroghe al tempo fissato per riformulare le accuse contro D’Ambrosio, e aveva riconosciuto l’impossibilità di riprocessare D’Ambrosio non potendogli garantire il diritto costituzionale al controinterrogatorio. Il 5 marzo 2010 (vedi) la giudice Synenberg aveva formalizzato il rilascio. Durante il processo del 1989 la polizia aveva basato le indagini sulle dichiarazioni di Paul Lewis, che aveva indicato in D’ambrosio, Thomas “Michael” Keenan ed Eddie Espinoza le persone che avevano rapito Klann nella convinzione che Klann potesse rivelare il nascondiglio dello stesso Lewis, che doveva essere ucciso per della droga non pagata. In seguito si scoprì che la testimonianza di Lewis poteva non essere disinteressata, in quanto il giovane Klann aveva da poco accettato di testimoniare contro Lewis per un caso di stupro. Al processo, uno dei tre accusati, Espinoza, in cambio di uno sconto di pena testimoniò contro gli altri due e, dopo aver scontato 12 anni, venne scarcerato nel 2001. Keenan e D’Ambrosio invece furono entrambe condannati a morte. Il rigetto dell’ultimo ricorso possibile ha chiuso il lungo capitolo della revisione del processo che era iniziato nel gennaio 1998, quando D’Ambrosio consegnò gli atti del suo processo ad un prete cattolico, Neil Kookoothe, che in gioventù aveva studiato legge. Kookoothe indagò su alcune incongruenze, e nel 2002 gli approfondimenti di Kookoothe convinsero la giudice O'Malley a segnalare il caso di D’Ambrosio all’Ohio Public Defender's Office, l’ufficio statale che si occupa di garantire assistenza legale a chi non ha risorse. Anche Michael Keenan si è sempre proclamato innocente, e anche nel suo caso alcuni appelli sono ancora in corso. Durante l’intervista alla CNN "Death Row Stories.", il pubblico ministero che ha seguito in origine il caso D’Ambrosio, Carmen Marino ha contestato l’ipotesi che le testimonianze accusatorie fossero state orchestrate da Lewis: "Non vedevo alcuna connessione. E' improbabile che una persona uccida un altro testimone per impedire che testimoni."
Episodio 4: James A. Duckett, oggi 56 anni, bianco. Un poliziotto nel braccio della morte. James A. Duckett, un ex agente della polizia di Mascotte, in Florida, ha trascorso gli ultimi 26 anni nel raggio della morte, condannato per stupro e uccisione di una ragazzina di 11 anni. Continua a proclamare a gran voce la sua innocenza. Il suo caso ha fatto molto discutere negli anni. Molte persone hanno indagato sul suo caso: fra gli altri Marshall Frank, un detective specializzato in omicidi presso il Dipartimento di Polizia di Miami ora in pensione, la giornalista Edna Buchanan, anch'essa specializzata in crimini, vincitrice del Premio Pulitzer, Jeanne Bragg che ha pubblicato un libro sul suo caso: "The Truth Shall Set Him Free" ("La verità deve liberarlo"). E' stato intervistato per "Death Row Stories" della CNN dal direttore e produttore Ivy Meeropol. Hanno parlato, oltre all'attuale avvocato di difesa, Beth Wells, a Marshall Frank, al suo ex capo Michael Brady, che l'ha sempre ritenuto innocente, anche la madre di Teresa McAbee e la sua principale accusatrice Gwen Gurley la cui testimonianza è stata centrale nel caso dell'ex poliziotto. Il caso è particolarmente controverso per vari motivi: la difesa carente nel primo giudizio, l'alibi non presentato alla corte, l'inattendibilità della testimone-chiave, le sue successive ritrattazioni, le supposte falsificazioni di reperti da parte dell'agente dell'FBI Malone (attualmente sotto inchiesta per falsa testimonianza in vari processi), la mancanza di indagini alternative. La notte dell'11 maggio 1987, James Duckett era l'unico agente di pattuglia nella cittadina di Mascotte, in Florida. Intorno alle 22.00, l'undicenne Teresa McAbee uscì di casa per comperare una matita nel minimarket poco lontano e si fermò a parlare con un ragazzo al di fuori del negozio. Poco dopo arrivò Duckett e, dopo aver chiesto al gestore del negozio l'età della ragazzina, si avvicinò ai ragazzi. Dopo una breve conversazione, Duckett disse alla ragazza di tornare a casa, lasciando il ragazzo in attesa dello zio. Alle 23.00 la madre di Teresa andò al minimarket per cercare la figlia. La commessa del negozio disse alla donna che la ragazza era andata via con Duckett e probabilmente si trovava alla stazione di polizia. Non trovando lì la figlia, si recò alla vicina stazione di polizia di Groveland, dove denunciò la scomparsa della figlia. L'agente di polizia contattò un'agente di polizia di Mascotte e Duckett arrivò alla stazione di polizia di Groveland nell'arco di 20 minuti. Duckett usò una foto della ragazzina per fare un manifesto che disse di voler portare nei supermercati di zona. La commessa di uno di questi negozi disse che la polizia passava abitualmente dal negozio ogni ora, ma che Duckett era passato alle 21.30 e non era ritornato per alcune ore. Inoltre, Duckett non fece chiamate radio tra le 21.50 e le 12.10 del mattino seguente. Il corpo di Teresa McAbee fu ritrovato la mattina seguente galleggiante nel lago a circa un miglio dal negozio. L'autopsia mostrò che era stata violentata e successivamente strangolata. Gli investigatori trovarono tracce di pneumatici lungo la stradina sterrata vicino al corpo. Queste tracce combaciavano con il disegno delle automobili del Dipartimento di Polizia di Mascotte, compresa l'auto di Duckett. Quando Duckett arrivò sulla scena del crimine, la sua auto di pattuglia venne sequestrata per accertamenti. Furono trovate impronte digitali uguali a quelle di Teresa sul cofano dell'auto. La polizia interrogò Duckett che negò che Teresa si fosse seduta sul cofano della sua macchina. Duckett fu accusato di aggressione sessuale di minore e omicidio di primo grado. La principale testimone al processo, Gwen Gurley, dichiarò che aveva visto Teresa fuori dal minimarket la notte dell'omicidio. Testimoniò inoltre che vide Ducket andare via con una "persona piccola" nella sua macchina. Dal block-notes di Duclett sembra che lo stesso abbia visitato un altro minimaket - Jiffy Stop - intorno all'ora dell'omicidio, ma questo alibi non è stato presentato al processo dall'avvocato d'ufficio. Un agente dell'FBI, Michael Malone, esperto nell'analisi di peli e capelli, testimoniò al processo che un pelo pubico trovato sulla biancheria intima di Teresa aveva "esattamente le stesse caratteristiche" del reperto preso da Duckett. Dopo il processo i giurati dichiararono Duckett colpevole e lo condannarono a morte. Successivamente, il Dipartimento di Giustizia ammise che gli standard allora usati dai laboratori forensi del Fbi non erano corretti, e soprattutto nei casi di peli e capelli venivano dati per certi risultati che invece, con gli ulteriori sviluppi della tecnica forense, sono solo probabili. Il caso di Duckett è stato in seguito inserito in una lista di casi da riconsiderare alla luce di test di laboratorio oggi non più considerati certi. Dopo 26 anni, Duckett continua a proclamarsi innocente. Anche se Gwen Gurley ha successivamente ritrattato la sua testimonianza in una deposizione giurata, in una successiva udienza formale si è rifiutata di testimoniare appellandosi al Quinto Emendamento, per paura di essere accusata di spergiuro. Adesso la Guerley sostiene di essere stata obbligata a ritrattare e ha dichiarato durante il documentario della CNN "L'ultima volta che ho visto Teresa McAbee, era nella macchina della polizia di James Duckett". Durante la trasmissione, l'avvocato difensore di Duckett, Beth Wells, ha testualmente detto: "Qui abbiamo un uomo innocente. E' pazzesco!" Duckett e l'avvocato Wells stanno aspettando una decisione della Corte Suprema della Florida sulla loro richiesta di una nuova udienza per mostrare nuove prove. "Sono sicura al 100% che quando valuteranno le prove che porteremo, diranno: "Sapete cosa? Ci siamo sbagliati. Dobbiamo concedere un nuovo processo a quest'uomo." Doroty McAbee, la madre di Teresa, nel programma della CNN ha detto: "Voglio solo giustizia per mia figlia, ecco che cosa voglio. Sono passati 26 anni, sono stanca. Non penso di avere mai giustizia, perché lui non ammetterà mai."
Episodio 5: John Thompson, oggi 51 anni, nero. 18 anni nel braccio della morte valgono 14 milioni di dollari? Il 9 febbraio 2007 in Louisiana una giuria popolare ha condannato l’ufficio del Procuratore Distrettuale della Orlando Parish a risarcire con 14 milioni di dollari John Thompson. Questo perché nel 1984 l’ufficio, allora retto da Harry Connick, aveva nascosto prove che avrebbero potuto portare all’assoluzione di John Thompson, che, all’età di 22 anni, nel 1985 venne condannato a morte per l’omicidio di un direttore d’albergo, Ray Liuzza, 34 anni, ucciso il 6 dicembre 1984. Uno dei membri dello staff del procuratore distrettuale nel 1999, poco prima di morire di cancro, confessò di aver nascosto i risultati di un test di laboratorio che escludevano che il sangue trovato sul posto del delitto potesse essere di Thompson. I difensori di Thompson appresero la notizia poche settimane prima della data fissata per l’esecuzione. Nel 2001 i difensori ottennero l’annullamento del verdetto di colpevolezza, e nel 2003 l’assoluzione definitiva. La storia di Thompson è diventata leggendaria negli ambienti legali e nella storia della Corte Suprema degli USA. Nelle prime ore del 6 dicembre 1984, Liuzza stava tornando a casa dopo essere stato promosso alla vice-presidenza di uno degli alberghi più grandi di New Orleans. Fu avvicinato da qualcuno nel vicolo appena fuori dal suo appartamento, che, dopo averlo derubato, lo uccise con un colpo di arma da fuoco. La famiglia offrì una ricompensa di 15,000$ in cambio di informazioni per prendere il colpevole. Poco dopo, un uomo di nome Richard Perkins contattò la famiglia Liuzza, dicendosi in possesso dell'arma dell’omicidio, arma che sosteneva di aver acquistato da John Thompson e da un suo complice, Kevin Freeman. La polizia arrestò Freeman che ammise di essersi trovato sulla scena del crimine, ma accusò Thompson dell'omicidio. Dopo aver testimoniato al processo, Freeman fu condannato come complice a cinque anni di prigione. Fu arrestato anche Thompson, che si proclamò innocente. Thompson non era mai stato in carcere per fatti violenti. Secondo la legge della Louisiana, l'accusa non poteva chiedere la pena di morte, a meno che Thompson non fosse stato precedentemente in carcere per fatti violenti. Mentre Thompsom si trovava in prigione, il pubblico ministero lo accusò per un furto d'auto (nel quale l'autista venne allontanato con la forza) e fu giudicato colpevole da una giuria. Avendo a questo punto alle spalle un reato, la pubblica accusa poté chiedere ed ottenere la pena di morte per l'omicidio di Liuzza. La sua esecuzione, in Louisiana, era prevista per il 20 maggio 1999. Appena poche settimane prima dell'esecuzione, gli avvocati difensori di Thompson, Michael Oanks e Gordon Cooney chiesero urgentemente un appello, che fu accolto. Insieme all'investigatore Elisa Abolafia, contestarono il fatto che nel precedente processo non era stata portata alcuna prova della presenza del sangue di Thompson sulla scena del crimine e ottennero le fotografie di macchie di sangue sui pantaloni della vittima del furto d'auto, foto che non erano state rese pubbliche. Se il pubblico ministero fosse stato sicuro della colpevolezza di Thompson, avrebbe richiesto dei test sul sangue dell'imputato e avrebbe portato il risultato come prova della sua colpevolezza, ma così non era stato. Con l'esito del test riuscirono a dimostrare che il sangue non era di Thompson. La prova del sangue portò anche alla scoperta di altre informazioni che erano sfuggite ai difensori di Thompson, come racconta l'avvocato difensore Gordon Cooney durante l'intervista a "Death Row Stories": una sconosciuta testimone, che si era trovata vicina alla scena dell'uccisione di Liuzza, aveva detto di aver visto scappare un uomo con capelli corti, mentre all'epoca Thompson portava i capelli lunghi, stile Afro, mentre Freeman aveva i capelli corti. Però Freeman era nel frattempo morto, nel 1995. Nel 2003 venne fatto un nuovo processo a Thompson e fu giudicato innocente e liberato, dopo 18 anni. Nel 2008 vinse una causa contro l'Orleans Parish District Attorney's Office per la violazione dei diritti civili non essendo stati eseguiti i test sul sangue che avrebbero dimostrato la sua innocenza, quantificando i danni in 14 milioni di dollari. Nel 2011 però la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò il risarcimento. Thompson ha fondato un'organizzazione non-profit per la riabilitazione delle persone che sono state scagionate da crimini e rilasciate dalla prigione.
Episodio 6: Krishna Maharaj, oggi 75 anni, cittadino britannico di origine indiana. “Sono stato incastrato per un omicidio ordinato da Escobar”. Condannato a morte nel 1987, nel 2002, all’età di 63 anni, dopo il forte intervento del governo britannico e una petizione firmata da 300 alte personalità, ha avuto la condanna commutata in 50 anni. L'ex milionario Kris Maharaj si trova in prigione da 27 anni per essere stato condannato di un duplice omicidio in un Hotel di Miami. Partendo dal nulla ha creato con successo una società internazionale di importazione di cibo in Inghilterra ed è proprietario del giornale "Krishna". Ha frequentato l'aristocrazia inglese ed è arrivato a possedere una scuderia di 100 cavalli da corsa. Negli anni '80 si è trasferito a Miami. Qui ha investito soldi con Duane Moo Young e suo padre Derrik coi quali ebbe un dissapore riguardo a 441.000 dollari che sosteneva gli avessero sottratto. Nell'ottobre del 1986 la polizia trovò i loro due corpi insanguinati in una stanza del Dupont Plaza Hotel di Miami. La polizia trovò delle impronte digitali di Maharaj nella stanza, insieme a novantanove altre impronte non identificate, secondo gli avvocati di difesa. Maharaj dichiarò di essere stato nella stanza per un incontro, ma di essere andato via prima che padre e figlio venissero uccisi. Gli avvocati della difesa sostengono di aver trovato sulla scena del crimine una valigetta, contenente un "tesoro di documenti e un mare di lettere di credito false e denaro" del cartello di Medellin di Pablo Escobar. Poco dopo l'omicidio Maharaj venne arrestato, processato e condannato a morte nel 1987. Fin dall'inizio Maharaj si è dichiarato innocente. Ci furono testimonianze di persone che asserirono che Maharaj si trovava in un altro posto al momento dell'omicidio. La difesa sostiene che la pubblica accusa ha occultato le prove che avrebbero potuto dimostrare la sua innocenza. Durante tutti questi anni la moglie di Maharaj ha lottato per mantenergli alto il morale, parlando con lui al telefono ogni giorno e andandolo a trovare ogni domenica. Gli avvocati della difesa sono riusciti a fargli commutare la pena di morte nel 2002. L'avvocato Clive Stafford Smith sostiene che sono stati trovati nuovi testimoni che sono pronti a dichiarare che l'omicidio è stato ordinato da Escobar e che Maharaj è stato incastrato. La pubblica accusa svaluta i nuovi testimoni, in quanto riferirebbero cose apprese da altri e non viste in prima persona. Nell'aprile di quest'anno un giudice dell'11° Circuito Giudiziale, William Thomas, ha assicurato a Maharaj una possibilità di aprire la porta verso la libertà: ha fissato un'udienza a novembre per decidere se le nuove prove presentate dagli avvocati di Maharaj "indeboliscono la fiducia del verdetto", secondo i documenti della Corte. I difensori di Maharaj devono anche dimostrare che la "nuova prova potrebbe portare ad un'assoluzione o ad una sentenza meno pesante in un nuovo processo". Gli avvocati difensori porteranno testimoni che affermano di essere stati membri del famoso Cartello Colombiano guidato da Escobar. Negli anni '70 e primi anni '80, Escobar fu il responsabile dell'esplosiva popolarità della cocaina negli Stati Uniti. Come capo del Cartello di Medellin, Escobar fu responsabile di circa l'80% dell'esportazione della cocaina colombiana, conquistando in tal modo il settimo posto nella graduatoria degli uomini più ricchi del mondo. Escobar fu ucciso in una sparatoria con la polizia nel 1993. La difesa di Maharaj sostiene che "un membro del Cartello colombiano ha confermato che l'assassinio di padre e figlio Moo Young fu eseguito su ordine di Pablo Escobar. Ci sono varie persone facenti parte del Cartello che sostengono di essere responsabili degli omicidi". L'avvocato della difesa Smith dice che presenterà le prove che l'accusa ha insabbiato nel processo del 1987, prove che avrebbero dimostrato l'innocenza di Maharaj.
Episodio 7: Tim Hennis, oggi 56 anni, bianco. Condannato, assolto, e condannato di nuovo. Il caso di Timothy Hennis non ha precedenti nella storia giudiziaria Usa: è l'unica persona che sia stata condannata a morte, poi ri-processata e dichiarata non colpevole, quindi ri-processata dal Tribunale Militare e di nuovo condannata a morte. Nei pressi della famosa base dell’esercito di Fort Bragg, in North Carolina, nel Giorno della festa della Mamma del 1985, libero dal servizio il sergente Tim Hennis, 27 anni, suona al campanello della famiglia Eastburn. A casa non c’è il marito, Gary, capitano della Air Force, in Alabama per una esercitazione. C’è la moglie, Kathryn, 31 anni, e le tre figlie, Kara, Erin e Jana, di 5, 3 e 2 anni. Gli Eastburn erano in procinto di traslocare all'estero e avevano messo un annuncio sul giornale per la vendita del loro cane. Quattro giorni dopo, allertata dai vicini di casa, la polizia entrò in casa e trovò i corpi insanguinati di Kathryn e di Kara, Erin. Jana, 22 mesi, fu ritrovata viva. Quando Hennis sentì alla TV che veniva ricercato un uomo che si era recato dagli Eastburn per l'annuncio sul giornale, si presentò alla polizia. Gli investigatori avevano raccolto testimonianze. In particolare Patrick Cone disse che si era trovato vicino alla casa degli Eastburn la sera del delitto e aveva visto un uomo bianco, alto (Hennis è alto oltre 1 metro e 90), con indosso jeans, un berretto lavorato a maglia e una giacca "Member Only" nell'atto di lascare la casa degli Eastburn dal vialetto d'accesso. Mostrati dietro un vetro polarizzato alcuni uomini al testone oculare Cone, questi indicò Hennis come l’uomo visto nei pressi della casa degli Eastburn. Hennis, che nel frattempo aveva lasciato l’esercito, venne condannato a morte nel 1986 da una giuria popolare “civile”. Secondo l’accusa Hennis aveva agito in preda ad un raptus sessuale. Secondo Gary Eastburn dalla sua abitazione mancavano varie cose, compresa una busta contenente soldi, una carta bancomat e la password del conto degli Eastburn. La Polizia disse che erano stati fatti due prelievi di 150 dollari in due giorni. La pubblica accusa disse che Hennis era in ritardo con l'affitto, di circa 300 dollari e che aveva pagato questo affitto il lunedì dopo l'omicidio. Una donna che usò lo stesso sportello bancomat poco dopo che era stata usata la carta bancomat degli Eastburn disse agli investigatori che aveva visto nei pressi della banca un uomo molto somigliante alla descrizione di Hennis. Durante il processo, la pubblica accusa mostrò ai giurati delle foto raccapriccianti per illustrare il caso. Proprio le foto portarono la Corte Suprema del North Carolina ad annullare il primo processo, per un “uso non appropriato di argomentazioni troppo emotive da parte della pubblica accusa”. Durante la ripetizione del processo del 1989 la difesa riuscì a “smontare” il testimone oculare Cone. Cone aveva detto che il cielo era terso la notte dell'omicidio, mentre un altro testimone disse che era nuvoloso. Un nuovo testimone dall'aspetto simile a Hennis disse che al momento del crimine stava camminando nei paraggi, perché abitava poco lontano. Disse che aveva l'abitudine di passeggiare nella zona alle 3 del mattino, spesso indossando un berretto di lana aderente e una giacca "Members Only. Lo stesso Cone, di fronte a queste novità, si disse non più certo dell’identificazione. Questo portò all’assoluzione di Hennis. Dopo l’assoluzione Hennis era rientrato nell’esercito, per poi andare in pensione nel 2004 con il grado di sergente maggiore. Nel 2006 un test del Dna (tecnologia non disponibile all’epoca dei primi processi) indicò come sicuramente di Hennis il liquido seminale trovato sulla vittima. Secondo le leggi normali Hennis non avrebbe potuto essere giudicato una seconda volta per un reato dal quale era stato assolto. L’ufficio legale dell’esercito, deciso a perseguire caso, trovò un escamotage: Hennis venne richiamato in servizio in qualità di Riservista, ed immediatamente arrestato, e portato davanti ad una corte marziale. Il 15 aprile 2010 una corte marziale composta da 14 persone e convocata a Fort Bragg ha condannato a morte Hennis per triplice omicidio. La stessa giuria popolare l’8 aprile ne aveva deciso all’unanimità la colpevolezza. Attualmente Hennis si trova in isolamento nel braccio della morte presso la prigione militare di Fort Leavenworth in Kansas, in attesa di appello. Ma rimangono molte domande senza risposta. "In quella casa ci sono montagne di prove fisiche che non sono state spiegate" dice alla CNN il reporter Scott Whisnant del Wilmington's Morning Star. Comunque, anche nel caso che tutti i ricorsi di Hennis venissero respinti, si deve ricordare che secondo il codice penale militare ogni eventuale mandato di esecuzione deve essere controfirmato dal Presidente degli Stati Uniti. È tradizione consolidata che nessun presidente degli Stati Uniti, ormai da tempo, firmi mandati di esecuzione contro persone che, qualsiasi cosa abbiano fatto, per un periodo della loro vita abbiano “servito lo stato”. L’ultima esecuzione militare risale infatti al 1961. Anche la giustizia militare ha adottato l’iniezione letale.
Episodio 8: Nathan Dunlap, oggi 39 anni, nero. "Occhio per occhio". L'esecuzione di Nathan Dunlap, condannato per 4 omicidi, era fissata per l'agosto del 2013, ma il 20 maggio 2013 è stata "temporaneamente sospesa" dal Governatore democratico del Colorado John Hickenlooper. Il governatore Hickenlooper ha sospeso l’esecuzione “fino alla fine del suo mandato”. I difensori di Dunlap avevano chiesto al governatore di commutare la pena in ergastolo senza condizionale perché l’uomo sarebbe affetto da disordine bipolare, una patologia poco conosciuta all’epoca del processo. Dunlap venne condannato a morte il 17 maggio 1996 con l’accusa di aver ucciso, nella notte del 14 dicembre 1993, 4 dipendenti di un fast-food dal quale era stato da poco licenziato. Hickenlooper, 61 anni, Bianco, Democratico, in carica dal gennaio 2011, ha detto di non aver deciso direttamente per la commutazione per via dei pareri molto negativi che ha ricevuto nei colloqui con alcuni parenti delle vittime, e che la sospensione adottata lascia libero il prossimo governatore, eventualmente, di ripristinare la procedura di esecuzione. Il suo mandato, se non sarà rieletto, scade nel gennaio 2015. Nell’ordine esecutivo emesso il 20 maggio, il governatore ha scritto: “Mi domando se abbiamo la legittimità, come Stato, di togliere la vita a qualcuno”. La sua dichiarazione ha suscitato commenti molto negativi da parte dei parenti delle vittime. Phil Cherner, uno degli avvocati di Dunlap, invece ha commentato la decisione come “Una dichiarazione potente contro la pena di morte, che non può essere amministrata con equità, e della quale bisogna liberarsi”. Secondo l’accusa Dunlap, allora diciannovenne, da poco licenziato da un ristorante di Aurora, aspettò l'orario di chiusura del ristorante, nascondendosi nel bagno. Quindi iniziò a sparare contro gli ex compagni di lavoro, uccidendone quattro e ferendone gravemente un quinto. Rubò l'incasso di circa 1.200 dollari. L'unico sopravvissuto al massacro finse di essere morto e, una volta uscito Dunlap, avvisò la polizia. Le vittime furono: Colleen O'Connor, 17 anni; Benjamin Grant, 17 anni; Sylvia Crowell, 19 anni; e la manager del turno di notte, Marge Kohlberg, 50 anni. Proprio la figlia della Kohlberg, Rebecca Oakes, recentemente aveva dichiarato: “Non voglio fare una crociata per salvare la vita di Dunlap, ma io sono contraria alle pena di morte, e mi rifiuto di lasciare che l’uccisione di mia madre possa modificare la mia posizione”. Il Colorado, uno stato con 5 milioni di abitanti, ha, compreso Dunlap, solo 3 persone nel braccio della morte, tutte di colore. Ha compiuto una sola esecuzione negli ultimi 46 anni: nel 1997 venne giustiziato Gary Lee Davis.
Il 10 gennaio 2014 l’emittente televisiva statunitense CNN aveva presentato alla stampa "Death Row Sories" (Storie dal braccio della morte"), una serie di 8 documentari sulla pena di morte, della durata di un'ora ciascuno, con Robert Reford produttore esecutivo e Susan Sarandon conduttrice. L’annuncio è stato fatto da Jeff Zucher, presidente della CNN durante la conferenza stampa invernale della Television Critics Association, l’Associazione dei Critici Televisivi. Ogni episodio di “Death Row Stories” avrebbe esplorato un caso diverso, cercando di coprire tutta la gamma della diversità del sistema della pena di morte statunitense. “Siamo felici di essere in grado di collaborare con una squadra di cineasti che ha vinto molti premi, e di poterlo fare su un tema potente provocante, e di portare una straordinaria serie della Sundance Production alla CNN” ha detto Zucher. I direttori esecutivi della serie sono stati Alex Gibney, documentarista che ha già vinto un Oscar e recentemente un Emmy Award, e Robert Redford. Voce narrante e conduttrice della serie è stata Susan Sarandon, già premio Oscar per Dead Man Walking. Redford ha commentato: “La serie riguarda la ricerca della verità e della giustizia. Siamo contenti di lavorare con Alex Gibney nel raccontare queste storie importanti, e dare voce a questi casi”.La prima puntata è andata in onda il 10 marzo, in prima serata. I primi 5 episodi sono stati trasmessi tra marzo e aprile, gli ultimi 3 tra luglio e agosto di quest'anno. Ogni episodio cerca di far luce su diversi casi di condanne (7 episodi riguardano condannati o ex condannati a morte, 1 episodio riguarda una donna condannata a 32 anni) e pone domande sul sistema giudiziario americano per quanto riguarda la pena capitale: su come vengono investigati e condotti i processi di omicidio e sulla fallibilità nell'applicazione della pena di morte. In ogni episodio parlano persone in vario modo coinvolte: condannati, investigatori, testimoni, avvocati, parenti delle vittime. Robert Redford ha presentato il programma con queste parole: "Questa serie tratta della ricerca della giustizia e della verità." Nella presentazione degli ultimi tre recenti episodi ha aggiunto: "Con i primi cinque episodi il Paese si è posto domande sul vero significato della giustizia e della punizione. La nostra speranza ed aspettativa è che questi episodi, tutti su casi reali e non tutti ancora risolti, promuovano ulteriori interrogativi su che cosa funziona e che cosa no, all'interno del nostro sistema giudiziario riguardo la pena di morte." Susan Sarandon ha detto: "Fino a quando ci saranno esecuzioni, ci saranno esecuzioni ingiuste. E' ora di abrogare la pena di morte."
Episodio 1: Edward Lee Elmore, oggi 53 anni, nero. Salvato dalla determinazione dell'avvocato.
La prima puntata è incentrata sulla vicenda di Edward Lee Elmore, che venne scarcerato il 2 marzo 2012 (vedi), dopo aver trascorso quasi 30 anni nel braccio della morte. Era stato condannato nell’aprile 1982 con l’accusa di aver violentato e ucciso, pochi mesi prima, una donna bianca di 75 anni, Dorothy Edwards. Il 4 febbraio 2010 (vedi) gli venne riconosciuto un ritardo mentale, e la condanna a morte convertita in ergastolo. Nel novembre 2011 la Corte d’Appello del 4° Circuito aveva annullato il verdetto di colpevolezza per gravi scorrettezze sia della polizia che della pubblica accusa. Un capello ritrovato sulla scena del delitto sottoposto a nuovi test del Dna risultò appartenere a persona di razza bianca non identificata, ma prima dei nuovi test a lungo la pubblica accusa aveva sostenuto che quel reperto era andato perso. Inoltre la vistosa contraddittorietà dei testimoni oculari era stata tenuta nascosta. La Corte d’Appello aveva definito il comportamento della polizia “disonesto, incapace, e ingannatorio” e “Uno di quei casi eccezionali di estremo malfunzionamento nel sistema di giustizia di Stato". Le prove contro di lui vennero tutte smontate dall'avvocato Diana Holt che studiò il caso nel 1993: capelli raccolti nel letto della donna non impacchettati, né etichettati, né sigillati come altre prove sulla scena del crimine; capelli e peli pubici dell'accusato raccolti dopo il suo arresto e inseriti successivamente nello stesso sacchetto; nessuna foto fatta sulla scena del crimine di questi reperti o della busta, come gli altri reperti: la polizia asserì che la prova chiave era stata persa o nascosta. Dieci anni dopo gli investigatori ritrovarono la busta in fondo ad un cassetto e i peli appartenevano ad un "soggetto caucasico, non negroide". Inoltre, un compagno di detenzione, James Gillian, disse che funzionari del carcere gli avevano promesso protezione in cambio di una falsa testimonianza: disse alla giuria che Elmore gli aveva confessato il crimine. Successivamente confessò agli avvocati difensori di Elmore di aver mentito.
Episodio 2: Gloria Killian, oggi 68 anni, bianca. Prosciolta dopo una condanna a 32 anni grazie ad una volontaria. Chiamata in causa da un uomo che dopo una condanna all’ergastolo senza condizionale voleva una riduzione di pena, Gloria Killian, accusata di rapina e omicidio, venne salvata da Joyce Ride, una volontaria che prestava la sua opera gratuita all’interno delle carceri per un'organizzazione non-profit chiamata "Amici all'esterno". Parlando con la Killian si convinse della sua innocenza e procurò alla ragazza un investigatore privato e un gruppo di avvocati per l'assistenza legale. Il 9 dicembre 1981 due uomini travestiti da addetti alla manutenzione delle linee telefoniche rapinarono nella loro abitazione gli anziani coniugi Ed e Grace Davies. I rapinatori, prima di allontanarsi con 6 valigie cariche di oggetti di argento, spararono in testa alle vittime. L’uomo morì, ma la donna, dopo un lungo ricovero in ospedale, sopravvisse. Il 14 dicembre una telefonata anonima indirizzò le indagini verso i cugini Stephen DeSantis e Gary Masse. Cercando Masse, la polizia interrogò la moglie dell’uomo, Joanne, che disse che una donna di nome Gloria aveva organizzato la rapina. Il 17 dicembre Masse si consegnò alla polizia e fece trovare, sotterrata, la refurtiva. Lo stesso giorno venne arresta Gloria Killian, allora trentacinquenne, ex studentessa di legge senza precedenti penali. Dopo 4 mesi una udienza preliminare cassò tutte le imputazioni contro la donna, che venne scarcerata. Masse venne condannato nel maggio 1983 all’ergastolo senza condizionale. Subito dopo Masse ha contattato l’ufficio dello sceriffo della Sacramento County, e dopo aver ricevuto assicurazioni su un impegno della pubblica accusa a fargli ridurre la pena, implicò DeSantis e Killian. La condanna di Masse venne annullata su richiesta della pubblica accusa. DeSantis e Killian vennero arrestati nel giugno 1983 ed accusati di omicidio di primo grado. Perché l’accusa potesse reggere anche nei confronti della Killian, che non era stata vista dalla signora Grace Davies, l'accusa sosteneva che la Killian aveva suonato al campanello della coppia nel tentativo, fallito, di farsi aprire, prima che i due uomini mettessero in atto il travestimento. Killian e DeSantis furono processati separatamente. Prima venne processato DeSantis, che si dichiarò innocente e negò di aver mai conosciuto o anche solo sentito parlare della Killian. Disse invece di aver saputo da Masse di un precedente tentativo di rapinare la coppia, durante il quale la moglie di Masse, Joanne, aveva cercato di farsi aprire la porta chiedendo di poter usare il telefono. La signora Davies durante la testimonianza ha detto di ricordare una donna che aveva suonato al campanello, ma non seppe dire se si trattava della Killian o di Joanne Masse. Gary Masse testimoniò, ma negò davanti alla giuria popolare di avere raggiunto un qualche tipo di accordo con la pubblica accusa. Il 26 febbraio 1986 la Killian venne condannata a 32 anni, mentre la condanna di Masse venne ridotta a 25 anni. 10 anni dopo, in un ricorso presentato davanti ad una corte federale, l'investigatore ingaggiato dalla signora Ride, Darryl Carlson, ottenne l’accesso ad atti fino ad allora “riservati”, e trovò tre lettere di Masse ricevute dall’allora procuratore. In una delle lettere, datata 21 Aprile 1986, successiva al processo della Killian, Mass diceva chiaramente di aver mentito per il governo. Interrogato, Masse dichiarò di aver mentito su molte cose, compreo l’accordo con la pubblica accusa, e sul coinvolgimento della Killian. Nel marzo 2002 la Corte d’Appello federale del 9° Circuito ha annullato il verdetto di colpevolezza della Killian. La Killian venne scarcerata nell’agosto 2002, una volta scaduti i termini di legge concessi alla pubblica accusa per presentare i suoi ricorsi. Un mese dopo la pubblica accusa ritirò formalmente tutte le accuse contro la Killian. Il procuratore che aveva condotto il caso, Christopher Cleland, ricevette in seguito una ammonizione formale per il suo comportamento nel processo. La signora Ride ha offerto a Gloria di andare a vivere nella sua casa, perché "tutti i parenti di Gloria sono morti durante la sua carcerazione", come dice la signora Ride. Ancora oggi le due donne vivono insieme. La Killian ha scritto un libro sulla sua esperienza, ed è diventata direttore esecutivo di una onlus, Action Committee for Women in Prison, che si occupa delle condizioni di detenzione delle donne.
Episodio 3: Joseph D'Ambrosio, oggi 51 anni, bianco. Salvato da un prete-detective. Il 23 gennaio 2012 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’ultimo ricorso possibile della pubblica accusa contro il proscioglimento di Joe D'Ambrosio. D’Ambrosio quel giorno è diventato quindi “l’esonerato n° 140” secondo la lista tenuta dal Death Penalty Information Center. Il caso era stato seguito con attenzione da Nessuno tocchi Caino. D’Ambrosio era stato condannato a morte in Ohio nel 1989 con l’accusa di aver ucciso, nel 1988, assieme a due complici, in un contesto di spaccio di droga, il diciannovenne Tony Klann. Il 25 marzo 2006 (vedi) la giudice federale Kathleen O’Malley aveva annullato il verdetto di colpevolezza, ritenendo che la pubblica accusa avesse tenuto nascosti diversi elementi potenzialmente favorevoli all’imputato, e disponendo che la pubblica accusa ripetesse il processo entro 180 giorni. La pubblica accusa aveva fatto ricorso. Il 5 giugno 2008 (vedi) l’annullamento del verdetto di colpevolezza era stato confermato dalla Corte d’Appello del 6° Circuito, che a sua volta dava, a partire da quella data, 6 mesi di tempo alla pubblica accusa per ripetere il processo. La pubblica accusa chiese a O’Malley altro tempo per riformulare le accuse, e la O’Malley l’11 settembre 2008 assegnò di nuovo un termine di 180 giorni. Il 24 febbraio 2009 (vedi) la giudice Joan Synenberg aveva concesso a D’Ambrosio i domiciliari dietro versamento di una cauzione di 50.000. D’Ambrosio non disponeva della cifra, e fu mandato ai domiciliari il 4 marzo 2009 (vedi), dopo che la cauzione era stata ridotta a 5.000 dollari. Nel luglio 2009 la pubblica accusa comunicò alla O’Malley che in aprile era morto il principale testimone d’accusa, Espinoza. Il 14 agosto 2009 i difensori di D’Ambrosio chiesero di non autorizzare la ripetizione del processo perché la morte del principale testimone avrebbe impedito loro di controinterrogarlo. Il 3 marzo 2010 (vedi) la giudice federale Kate O'Malley aveva respinto tutte le richieste della pubblica accusa di ottenere ulteriori proroghe al tempo fissato per riformulare le accuse contro D’Ambrosio, e aveva riconosciuto l’impossibilità di riprocessare D’Ambrosio non potendogli garantire il diritto costituzionale al controinterrogatorio. Il 5 marzo 2010 (vedi) la giudice Synenberg aveva formalizzato il rilascio. Durante il processo del 1989 la polizia aveva basato le indagini sulle dichiarazioni di Paul Lewis, che aveva indicato in D’ambrosio, Thomas “Michael” Keenan ed Eddie Espinoza le persone che avevano rapito Klann nella convinzione che Klann potesse rivelare il nascondiglio dello stesso Lewis, che doveva essere ucciso per della droga non pagata. In seguito si scoprì che la testimonianza di Lewis poteva non essere disinteressata, in quanto il giovane Klann aveva da poco accettato di testimoniare contro Lewis per un caso di stupro. Al processo, uno dei tre accusati, Espinoza, in cambio di uno sconto di pena testimoniò contro gli altri due e, dopo aver scontato 12 anni, venne scarcerato nel 2001. Keenan e D’Ambrosio invece furono entrambe condannati a morte. Il rigetto dell’ultimo ricorso possibile ha chiuso il lungo capitolo della revisione del processo che era iniziato nel gennaio 1998, quando D’Ambrosio consegnò gli atti del suo processo ad un prete cattolico, Neil Kookoothe, che in gioventù aveva studiato legge. Kookoothe indagò su alcune incongruenze, e nel 2002 gli approfondimenti di Kookoothe convinsero la giudice O'Malley a segnalare il caso di D’Ambrosio all’Ohio Public Defender's Office, l’ufficio statale che si occupa di garantire assistenza legale a chi non ha risorse. Anche Michael Keenan si è sempre proclamato innocente, e anche nel suo caso alcuni appelli sono ancora in corso. Durante l’intervista alla CNN "Death Row Stories.", il pubblico ministero che ha seguito in origine il caso D’Ambrosio, Carmen Marino ha contestato l’ipotesi che le testimonianze accusatorie fossero state orchestrate da Lewis: "Non vedevo alcuna connessione. E' improbabile che una persona uccida un altro testimone per impedire che testimoni."
Episodio 4: James A. Duckett, oggi 56 anni, bianco. Un poliziotto nel braccio della morte. James A. Duckett, un ex agente della polizia di Mascotte, in Florida, ha trascorso gli ultimi 26 anni nel raggio della morte, condannato per stupro e uccisione di una ragazzina di 11 anni. Continua a proclamare a gran voce la sua innocenza. Il suo caso ha fatto molto discutere negli anni. Molte persone hanno indagato sul suo caso: fra gli altri Marshall Frank, un detective specializzato in omicidi presso il Dipartimento di Polizia di Miami ora in pensione, la giornalista Edna Buchanan, anch'essa specializzata in crimini, vincitrice del Premio Pulitzer, Jeanne Bragg che ha pubblicato un libro sul suo caso: "The Truth Shall Set Him Free" ("La verità deve liberarlo"). E' stato intervistato per "Death Row Stories" della CNN dal direttore e produttore Ivy Meeropol. Hanno parlato, oltre all'attuale avvocato di difesa, Beth Wells, a Marshall Frank, al suo ex capo Michael Brady, che l'ha sempre ritenuto innocente, anche la madre di Teresa McAbee e la sua principale accusatrice Gwen Gurley la cui testimonianza è stata centrale nel caso dell'ex poliziotto. Il caso è particolarmente controverso per vari motivi: la difesa carente nel primo giudizio, l'alibi non presentato alla corte, l'inattendibilità della testimone-chiave, le sue successive ritrattazioni, le supposte falsificazioni di reperti da parte dell'agente dell'FBI Malone (attualmente sotto inchiesta per falsa testimonianza in vari processi), la mancanza di indagini alternative. La notte dell'11 maggio 1987, James Duckett era l'unico agente di pattuglia nella cittadina di Mascotte, in Florida. Intorno alle 22.00, l'undicenne Teresa McAbee uscì di casa per comperare una matita nel minimarket poco lontano e si fermò a parlare con un ragazzo al di fuori del negozio. Poco dopo arrivò Duckett e, dopo aver chiesto al gestore del negozio l'età della ragazzina, si avvicinò ai ragazzi. Dopo una breve conversazione, Duckett disse alla ragazza di tornare a casa, lasciando il ragazzo in attesa dello zio. Alle 23.00 la madre di Teresa andò al minimarket per cercare la figlia. La commessa del negozio disse alla donna che la ragazza era andata via con Duckett e probabilmente si trovava alla stazione di polizia. Non trovando lì la figlia, si recò alla vicina stazione di polizia di Groveland, dove denunciò la scomparsa della figlia. L'agente di polizia contattò un'agente di polizia di Mascotte e Duckett arrivò alla stazione di polizia di Groveland nell'arco di 20 minuti. Duckett usò una foto della ragazzina per fare un manifesto che disse di voler portare nei supermercati di zona. La commessa di uno di questi negozi disse che la polizia passava abitualmente dal negozio ogni ora, ma che Duckett era passato alle 21.30 e non era ritornato per alcune ore. Inoltre, Duckett non fece chiamate radio tra le 21.50 e le 12.10 del mattino seguente. Il corpo di Teresa McAbee fu ritrovato la mattina seguente galleggiante nel lago a circa un miglio dal negozio. L'autopsia mostrò che era stata violentata e successivamente strangolata. Gli investigatori trovarono tracce di pneumatici lungo la stradina sterrata vicino al corpo. Queste tracce combaciavano con il disegno delle automobili del Dipartimento di Polizia di Mascotte, compresa l'auto di Duckett. Quando Duckett arrivò sulla scena del crimine, la sua auto di pattuglia venne sequestrata per accertamenti. Furono trovate impronte digitali uguali a quelle di Teresa sul cofano dell'auto. La polizia interrogò Duckett che negò che Teresa si fosse seduta sul cofano della sua macchina. Duckett fu accusato di aggressione sessuale di minore e omicidio di primo grado. La principale testimone al processo, Gwen Gurley, dichiarò che aveva visto Teresa fuori dal minimarket la notte dell'omicidio. Testimoniò inoltre che vide Ducket andare via con una "persona piccola" nella sua macchina. Dal block-notes di Duclett sembra che lo stesso abbia visitato un altro minimaket - Jiffy Stop - intorno all'ora dell'omicidio, ma questo alibi non è stato presentato al processo dall'avvocato d'ufficio. Un agente dell'FBI, Michael Malone, esperto nell'analisi di peli e capelli, testimoniò al processo che un pelo pubico trovato sulla biancheria intima di Teresa aveva "esattamente le stesse caratteristiche" del reperto preso da Duckett. Dopo il processo i giurati dichiararono Duckett colpevole e lo condannarono a morte. Successivamente, il Dipartimento di Giustizia ammise che gli standard allora usati dai laboratori forensi del Fbi non erano corretti, e soprattutto nei casi di peli e capelli venivano dati per certi risultati che invece, con gli ulteriori sviluppi della tecnica forense, sono solo probabili. Il caso di Duckett è stato in seguito inserito in una lista di casi da riconsiderare alla luce di test di laboratorio oggi non più considerati certi. Dopo 26 anni, Duckett continua a proclamarsi innocente. Anche se Gwen Gurley ha successivamente ritrattato la sua testimonianza in una deposizione giurata, in una successiva udienza formale si è rifiutata di testimoniare appellandosi al Quinto Emendamento, per paura di essere accusata di spergiuro. Adesso la Guerley sostiene di essere stata obbligata a ritrattare e ha dichiarato durante il documentario della CNN "L'ultima volta che ho visto Teresa McAbee, era nella macchina della polizia di James Duckett". Durante la trasmissione, l'avvocato difensore di Duckett, Beth Wells, ha testualmente detto: "Qui abbiamo un uomo innocente. E' pazzesco!" Duckett e l'avvocato Wells stanno aspettando una decisione della Corte Suprema della Florida sulla loro richiesta di una nuova udienza per mostrare nuove prove. "Sono sicura al 100% che quando valuteranno le prove che porteremo, diranno: "Sapete cosa? Ci siamo sbagliati. Dobbiamo concedere un nuovo processo a quest'uomo." Doroty McAbee, la madre di Teresa, nel programma della CNN ha detto: "Voglio solo giustizia per mia figlia, ecco che cosa voglio. Sono passati 26 anni, sono stanca. Non penso di avere mai giustizia, perché lui non ammetterà mai."
Episodio 5: John Thompson, oggi 51 anni, nero. 18 anni nel braccio della morte valgono 14 milioni di dollari? Il 9 febbraio 2007 in Louisiana una giuria popolare ha condannato l’ufficio del Procuratore Distrettuale della Orlando Parish a risarcire con 14 milioni di dollari John Thompson. Questo perché nel 1984 l’ufficio, allora retto da Harry Connick, aveva nascosto prove che avrebbero potuto portare all’assoluzione di John Thompson, che, all’età di 22 anni, nel 1985 venne condannato a morte per l’omicidio di un direttore d’albergo, Ray Liuzza, 34 anni, ucciso il 6 dicembre 1984. Uno dei membri dello staff del procuratore distrettuale nel 1999, poco prima di morire di cancro, confessò di aver nascosto i risultati di un test di laboratorio che escludevano che il sangue trovato sul posto del delitto potesse essere di Thompson. I difensori di Thompson appresero la notizia poche settimane prima della data fissata per l’esecuzione. Nel 2001 i difensori ottennero l’annullamento del verdetto di colpevolezza, e nel 2003 l’assoluzione definitiva. La storia di Thompson è diventata leggendaria negli ambienti legali e nella storia della Corte Suprema degli USA. Nelle prime ore del 6 dicembre 1984, Liuzza stava tornando a casa dopo essere stato promosso alla vice-presidenza di uno degli alberghi più grandi di New Orleans. Fu avvicinato da qualcuno nel vicolo appena fuori dal suo appartamento, che, dopo averlo derubato, lo uccise con un colpo di arma da fuoco. La famiglia offrì una ricompensa di 15,000$ in cambio di informazioni per prendere il colpevole. Poco dopo, un uomo di nome Richard Perkins contattò la famiglia Liuzza, dicendosi in possesso dell'arma dell’omicidio, arma che sosteneva di aver acquistato da John Thompson e da un suo complice, Kevin Freeman. La polizia arrestò Freeman che ammise di essersi trovato sulla scena del crimine, ma accusò Thompson dell'omicidio. Dopo aver testimoniato al processo, Freeman fu condannato come complice a cinque anni di prigione. Fu arrestato anche Thompson, che si proclamò innocente. Thompson non era mai stato in carcere per fatti violenti. Secondo la legge della Louisiana, l'accusa non poteva chiedere la pena di morte, a meno che Thompson non fosse stato precedentemente in carcere per fatti violenti. Mentre Thompsom si trovava in prigione, il pubblico ministero lo accusò per un furto d'auto (nel quale l'autista venne allontanato con la forza) e fu giudicato colpevole da una giuria. Avendo a questo punto alle spalle un reato, la pubblica accusa poté chiedere ed ottenere la pena di morte per l'omicidio di Liuzza. La sua esecuzione, in Louisiana, era prevista per il 20 maggio 1999. Appena poche settimane prima dell'esecuzione, gli avvocati difensori di Thompson, Michael Oanks e Gordon Cooney chiesero urgentemente un appello, che fu accolto. Insieme all'investigatore Elisa Abolafia, contestarono il fatto che nel precedente processo non era stata portata alcuna prova della presenza del sangue di Thompson sulla scena del crimine e ottennero le fotografie di macchie di sangue sui pantaloni della vittima del furto d'auto, foto che non erano state rese pubbliche. Se il pubblico ministero fosse stato sicuro della colpevolezza di Thompson, avrebbe richiesto dei test sul sangue dell'imputato e avrebbe portato il risultato come prova della sua colpevolezza, ma così non era stato. Con l'esito del test riuscirono a dimostrare che il sangue non era di Thompson. La prova del sangue portò anche alla scoperta di altre informazioni che erano sfuggite ai difensori di Thompson, come racconta l'avvocato difensore Gordon Cooney durante l'intervista a "Death Row Stories": una sconosciuta testimone, che si era trovata vicina alla scena dell'uccisione di Liuzza, aveva detto di aver visto scappare un uomo con capelli corti, mentre all'epoca Thompson portava i capelli lunghi, stile Afro, mentre Freeman aveva i capelli corti. Però Freeman era nel frattempo morto, nel 1995. Nel 2003 venne fatto un nuovo processo a Thompson e fu giudicato innocente e liberato, dopo 18 anni. Nel 2008 vinse una causa contro l'Orleans Parish District Attorney's Office per la violazione dei diritti civili non essendo stati eseguiti i test sul sangue che avrebbero dimostrato la sua innocenza, quantificando i danni in 14 milioni di dollari. Nel 2011 però la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò il risarcimento. Thompson ha fondato un'organizzazione non-profit per la riabilitazione delle persone che sono state scagionate da crimini e rilasciate dalla prigione.
Episodio 6: Krishna Maharaj, oggi 75 anni, cittadino britannico di origine indiana. “Sono stato incastrato per un omicidio ordinato da Escobar”. Condannato a morte nel 1987, nel 2002, all’età di 63 anni, dopo il forte intervento del governo britannico e una petizione firmata da 300 alte personalità, ha avuto la condanna commutata in 50 anni. L'ex milionario Kris Maharaj si trova in prigione da 27 anni per essere stato condannato di un duplice omicidio in un Hotel di Miami. Partendo dal nulla ha creato con successo una società internazionale di importazione di cibo in Inghilterra ed è proprietario del giornale "Krishna". Ha frequentato l'aristocrazia inglese ed è arrivato a possedere una scuderia di 100 cavalli da corsa. Negli anni '80 si è trasferito a Miami. Qui ha investito soldi con Duane Moo Young e suo padre Derrik coi quali ebbe un dissapore riguardo a 441.000 dollari che sosteneva gli avessero sottratto. Nell'ottobre del 1986 la polizia trovò i loro due corpi insanguinati in una stanza del Dupont Plaza Hotel di Miami. La polizia trovò delle impronte digitali di Maharaj nella stanza, insieme a novantanove altre impronte non identificate, secondo gli avvocati di difesa. Maharaj dichiarò di essere stato nella stanza per un incontro, ma di essere andato via prima che padre e figlio venissero uccisi. Gli avvocati della difesa sostengono di aver trovato sulla scena del crimine una valigetta, contenente un "tesoro di documenti e un mare di lettere di credito false e denaro" del cartello di Medellin di Pablo Escobar. Poco dopo l'omicidio Maharaj venne arrestato, processato e condannato a morte nel 1987. Fin dall'inizio Maharaj si è dichiarato innocente. Ci furono testimonianze di persone che asserirono che Maharaj si trovava in un altro posto al momento dell'omicidio. La difesa sostiene che la pubblica accusa ha occultato le prove che avrebbero potuto dimostrare la sua innocenza. Durante tutti questi anni la moglie di Maharaj ha lottato per mantenergli alto il morale, parlando con lui al telefono ogni giorno e andandolo a trovare ogni domenica. Gli avvocati della difesa sono riusciti a fargli commutare la pena di morte nel 2002. L'avvocato Clive Stafford Smith sostiene che sono stati trovati nuovi testimoni che sono pronti a dichiarare che l'omicidio è stato ordinato da Escobar e che Maharaj è stato incastrato. La pubblica accusa svaluta i nuovi testimoni, in quanto riferirebbero cose apprese da altri e non viste in prima persona. Nell'aprile di quest'anno un giudice dell'11° Circuito Giudiziale, William Thomas, ha assicurato a Maharaj una possibilità di aprire la porta verso la libertà: ha fissato un'udienza a novembre per decidere se le nuove prove presentate dagli avvocati di Maharaj "indeboliscono la fiducia del verdetto", secondo i documenti della Corte. I difensori di Maharaj devono anche dimostrare che la "nuova prova potrebbe portare ad un'assoluzione o ad una sentenza meno pesante in un nuovo processo". Gli avvocati difensori porteranno testimoni che affermano di essere stati membri del famoso Cartello Colombiano guidato da Escobar. Negli anni '70 e primi anni '80, Escobar fu il responsabile dell'esplosiva popolarità della cocaina negli Stati Uniti. Come capo del Cartello di Medellin, Escobar fu responsabile di circa l'80% dell'esportazione della cocaina colombiana, conquistando in tal modo il settimo posto nella graduatoria degli uomini più ricchi del mondo. Escobar fu ucciso in una sparatoria con la polizia nel 1993. La difesa di Maharaj sostiene che "un membro del Cartello colombiano ha confermato che l'assassinio di padre e figlio Moo Young fu eseguito su ordine di Pablo Escobar. Ci sono varie persone facenti parte del Cartello che sostengono di essere responsabili degli omicidi". L'avvocato della difesa Smith dice che presenterà le prove che l'accusa ha insabbiato nel processo del 1987, prove che avrebbero dimostrato l'innocenza di Maharaj.
Episodio 7: Tim Hennis, oggi 56 anni, bianco. Condannato, assolto, e condannato di nuovo. Il caso di Timothy Hennis non ha precedenti nella storia giudiziaria Usa: è l'unica persona che sia stata condannata a morte, poi ri-processata e dichiarata non colpevole, quindi ri-processata dal Tribunale Militare e di nuovo condannata a morte. Nei pressi della famosa base dell’esercito di Fort Bragg, in North Carolina, nel Giorno della festa della Mamma del 1985, libero dal servizio il sergente Tim Hennis, 27 anni, suona al campanello della famiglia Eastburn. A casa non c’è il marito, Gary, capitano della Air Force, in Alabama per una esercitazione. C’è la moglie, Kathryn, 31 anni, e le tre figlie, Kara, Erin e Jana, di 5, 3 e 2 anni. Gli Eastburn erano in procinto di traslocare all'estero e avevano messo un annuncio sul giornale per la vendita del loro cane. Quattro giorni dopo, allertata dai vicini di casa, la polizia entrò in casa e trovò i corpi insanguinati di Kathryn e di Kara, Erin. Jana, 22 mesi, fu ritrovata viva. Quando Hennis sentì alla TV che veniva ricercato un uomo che si era recato dagli Eastburn per l'annuncio sul giornale, si presentò alla polizia. Gli investigatori avevano raccolto testimonianze. In particolare Patrick Cone disse che si era trovato vicino alla casa degli Eastburn la sera del delitto e aveva visto un uomo bianco, alto (Hennis è alto oltre 1 metro e 90), con indosso jeans, un berretto lavorato a maglia e una giacca "Member Only" nell'atto di lascare la casa degli Eastburn dal vialetto d'accesso. Mostrati dietro un vetro polarizzato alcuni uomini al testone oculare Cone, questi indicò Hennis come l’uomo visto nei pressi della casa degli Eastburn. Hennis, che nel frattempo aveva lasciato l’esercito, venne condannato a morte nel 1986 da una giuria popolare “civile”. Secondo l’accusa Hennis aveva agito in preda ad un raptus sessuale. Secondo Gary Eastburn dalla sua abitazione mancavano varie cose, compresa una busta contenente soldi, una carta bancomat e la password del conto degli Eastburn. La Polizia disse che erano stati fatti due prelievi di 150 dollari in due giorni. La pubblica accusa disse che Hennis era in ritardo con l'affitto, di circa 300 dollari e che aveva pagato questo affitto il lunedì dopo l'omicidio. Una donna che usò lo stesso sportello bancomat poco dopo che era stata usata la carta bancomat degli Eastburn disse agli investigatori che aveva visto nei pressi della banca un uomo molto somigliante alla descrizione di Hennis. Durante il processo, la pubblica accusa mostrò ai giurati delle foto raccapriccianti per illustrare il caso. Proprio le foto portarono la Corte Suprema del North Carolina ad annullare il primo processo, per un “uso non appropriato di argomentazioni troppo emotive da parte della pubblica accusa”. Durante la ripetizione del processo del 1989 la difesa riuscì a “smontare” il testimone oculare Cone. Cone aveva detto che il cielo era terso la notte dell'omicidio, mentre un altro testimone disse che era nuvoloso. Un nuovo testimone dall'aspetto simile a Hennis disse che al momento del crimine stava camminando nei paraggi, perché abitava poco lontano. Disse che aveva l'abitudine di passeggiare nella zona alle 3 del mattino, spesso indossando un berretto di lana aderente e una giacca "Members Only. Lo stesso Cone, di fronte a queste novità, si disse non più certo dell’identificazione. Questo portò all’assoluzione di Hennis. Dopo l’assoluzione Hennis era rientrato nell’esercito, per poi andare in pensione nel 2004 con il grado di sergente maggiore. Nel 2006 un test del Dna (tecnologia non disponibile all’epoca dei primi processi) indicò come sicuramente di Hennis il liquido seminale trovato sulla vittima. Secondo le leggi normali Hennis non avrebbe potuto essere giudicato una seconda volta per un reato dal quale era stato assolto. L’ufficio legale dell’esercito, deciso a perseguire caso, trovò un escamotage: Hennis venne richiamato in servizio in qualità di Riservista, ed immediatamente arrestato, e portato davanti ad una corte marziale. Il 15 aprile 2010 una corte marziale composta da 14 persone e convocata a Fort Bragg ha condannato a morte Hennis per triplice omicidio. La stessa giuria popolare l’8 aprile ne aveva deciso all’unanimità la colpevolezza. Attualmente Hennis si trova in isolamento nel braccio della morte presso la prigione militare di Fort Leavenworth in Kansas, in attesa di appello. Ma rimangono molte domande senza risposta. "In quella casa ci sono montagne di prove fisiche che non sono state spiegate" dice alla CNN il reporter Scott Whisnant del Wilmington's Morning Star. Comunque, anche nel caso che tutti i ricorsi di Hennis venissero respinti, si deve ricordare che secondo il codice penale militare ogni eventuale mandato di esecuzione deve essere controfirmato dal Presidente degli Stati Uniti. È tradizione consolidata che nessun presidente degli Stati Uniti, ormai da tempo, firmi mandati di esecuzione contro persone che, qualsiasi cosa abbiano fatto, per un periodo della loro vita abbiano “servito lo stato”. L’ultima esecuzione militare risale infatti al 1961. Anche la giustizia militare ha adottato l’iniezione letale.
Episodio 8: Nathan Dunlap, oggi 39 anni, nero. "Occhio per occhio". L'esecuzione di Nathan Dunlap, condannato per 4 omicidi, era fissata per l'agosto del 2013, ma il 20 maggio 2013 è stata "temporaneamente sospesa" dal Governatore democratico del Colorado John Hickenlooper. Il governatore Hickenlooper ha sospeso l’esecuzione “fino alla fine del suo mandato”. I difensori di Dunlap avevano chiesto al governatore di commutare la pena in ergastolo senza condizionale perché l’uomo sarebbe affetto da disordine bipolare, una patologia poco conosciuta all’epoca del processo. Dunlap venne condannato a morte il 17 maggio 1996 con l’accusa di aver ucciso, nella notte del 14 dicembre 1993, 4 dipendenti di un fast-food dal quale era stato da poco licenziato. Hickenlooper, 61 anni, Bianco, Democratico, in carica dal gennaio 2011, ha detto di non aver deciso direttamente per la commutazione per via dei pareri molto negativi che ha ricevuto nei colloqui con alcuni parenti delle vittime, e che la sospensione adottata lascia libero il prossimo governatore, eventualmente, di ripristinare la procedura di esecuzione. Il suo mandato, se non sarà rieletto, scade nel gennaio 2015. Nell’ordine esecutivo emesso il 20 maggio, il governatore ha scritto: “Mi domando se abbiamo la legittimità, come Stato, di togliere la vita a qualcuno”. La sua dichiarazione ha suscitato commenti molto negativi da parte dei parenti delle vittime. Phil Cherner, uno degli avvocati di Dunlap, invece ha commentato la decisione come “Una dichiarazione potente contro la pena di morte, che non può essere amministrata con equità, e della quale bisogna liberarsi”. Secondo l’accusa Dunlap, allora diciannovenne, da poco licenziato da un ristorante di Aurora, aspettò l'orario di chiusura del ristorante, nascondendosi nel bagno. Quindi iniziò a sparare contro gli ex compagni di lavoro, uccidendone quattro e ferendone gravemente un quinto. Rubò l'incasso di circa 1.200 dollari. L'unico sopravvissuto al massacro finse di essere morto e, una volta uscito Dunlap, avvisò la polizia. Le vittime furono: Colleen O'Connor, 17 anni; Benjamin Grant, 17 anni; Sylvia Crowell, 19 anni; e la manager del turno di notte, Marge Kohlberg, 50 anni. Proprio la figlia della Kohlberg, Rebecca Oakes, recentemente aveva dichiarato: “Non voglio fare una crociata per salvare la vita di Dunlap, ma io sono contraria alle pena di morte, e mi rifiuto di lasciare che l’uccisione di mia madre possa modificare la mia posizione”. Il Colorado, uno stato con 5 milioni di abitanti, ha, compreso Dunlap, solo 3 persone nel braccio della morte, tutte di colore. Ha compiuto una sola esecuzione negli ultimi 46 anni: nel 1997 venne giustiziato Gary Lee Davis.
— FONTI
- (Fonti: http://edition.cnn.com/SPECIALS/us/death-row-stories, riassunto e traduzione a cura di Laura Bellotti, integrazioni di Nessuno tocchi Caino)
CONTINUA A LEGGERE
TUTTE LE NOTIZIE · PENA DI MORTE Sullo stesso fronte

PENA DI MORTE29 GIUGNO 2026
USA - Premiati i migliori studi legali che hanno difeso “pro bono”

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
INDIA: DUE CONDANNE A MORTE COMMUTATE IN 30 ANNI DI CARCERE

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
USA - Florida. Ex direttore di prigione esorta il personale penitenziario a non partecipare alle esecuzioni

PENA DI MORTE27 GIUGNO 2026
LETTERE DALL’INFERNO A SUOR GERVASIA, LA RINASCITA DI DOMENICO PAPALIA

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
IRAN - Issa Rahmani impiccato a Zahedan il 21 giugno

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
