Ladan e Roya Boroumand, figlie di un leader dell’opposizione a favore...
Ladan e Roya Boroumand, figlie di un leader dell’opposizione a favore della democrazia assassinato da un plotone della morte iraniano mentre era in esilio a Parigi nel 1991, hanno reso noto il più grande database di vittime uccise e giustiziate dal
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Ladan e Roya Boroumand, figlie di un leader dell’opposizione a favore della democrazia assassinato da un plotone della morte iraniano mentre era in esilio a Parigi nel 1991, hanno reso noto il più grande database di vittime uccise e giustiziate dal regime teocratico iraniano a partire dal 1979.
L’archivio (www.abfiran.org) contiene 9.400 casi confermati, benché loro prevedano che la cifra aumenti in quanto i visitatori del sito web forniscono nuovi nomi e nuove informazioni.
“Gli uomini e le donne le cui storie potete leggere su questa pagina, sono ora tutti cittadini della città silenziosa di Omid,” è scritto nel sito. “Là, le vittime delle persecuzioni hanno trovato una vita comune la cui essenza è la memoria.”
Tra gli arrivi c’è Atefeh Rajabi, una ragazza di 16 anni, il cui caso è divenuto internazionalmente celebre nel 2004 quando è stata impiccata per “atti incompatibili con la castità” dopo essere stata stuprata e essersi rifiutata di tacere l’accaduto.
O una giovane ragazza a Teheran, “arrestata per aver nuotato nella piscina della sua casa in costume da bagno, condannata per aver causato ‘uno stato di eccitamento sessuale’ in un suo vicino che da casa sua poteva vederla.” La ragazza è stata condannata a 60 frustate nell’aprile del 1981, ma è morta dopo la trentesima. La sua identità è sconosciuta ma il caso è stato largamente riportato al tempo.
Oppure Ruhu'llah Rawhani, 52 anni, seguace della religione Bahai. L’uomo è stato arrestato e condannato per aver convertito una donna al Bahaismo, ed impiccato in una pubblica piazza della città di Mashhad nel 1998.
Il database è stato reso pubblico nel 25mo anniversario del rilascio dei 52 ostaggi americani sequestrati per 444 giorni dopo l’attacco all’ambasciata statunitense a Teheran.
“Vogliamo che questo sito tenga viva la memoria della morte e ricordi al mondo cosa accade in Iran,” ha detto Ladan. “C’è un collegamento diretto tra la caccia iraniana alle bombe, il sostegno al terrorismo internazionale e come il regime tratta il suo popolo.”
Le due sorelle, entrambe storiche a Washington, sperano che il database fornisca anche le basi per una qualche forma di commissione per la verità e la riconciliazione e processi sui diritti umani se il regime dovesse essere rovesciato.
Le due donne hanno lavorato in esilio dagli inizi degli anni ’80, ma la loro missione di registrare il numero delle vittime del regime e divenuta un fatto personale dopo l’assassinio del padre, Abdorrahman Boroumand.
L’archivio (www.abfiran.org) contiene 9.400 casi confermati, benché loro prevedano che la cifra aumenti in quanto i visitatori del sito web forniscono nuovi nomi e nuove informazioni.
“Gli uomini e le donne le cui storie potete leggere su questa pagina, sono ora tutti cittadini della città silenziosa di Omid,” è scritto nel sito. “Là, le vittime delle persecuzioni hanno trovato una vita comune la cui essenza è la memoria.”
Tra gli arrivi c’è Atefeh Rajabi, una ragazza di 16 anni, il cui caso è divenuto internazionalmente celebre nel 2004 quando è stata impiccata per “atti incompatibili con la castità” dopo essere stata stuprata e essersi rifiutata di tacere l’accaduto.
O una giovane ragazza a Teheran, “arrestata per aver nuotato nella piscina della sua casa in costume da bagno, condannata per aver causato ‘uno stato di eccitamento sessuale’ in un suo vicino che da casa sua poteva vederla.” La ragazza è stata condannata a 60 frustate nell’aprile del 1981, ma è morta dopo la trentesima. La sua identità è sconosciuta ma il caso è stato largamente riportato al tempo.
Oppure Ruhu'llah Rawhani, 52 anni, seguace della religione Bahai. L’uomo è stato arrestato e condannato per aver convertito una donna al Bahaismo, ed impiccato in una pubblica piazza della città di Mashhad nel 1998.
Il database è stato reso pubblico nel 25mo anniversario del rilascio dei 52 ostaggi americani sequestrati per 444 giorni dopo l’attacco all’ambasciata statunitense a Teheran.
“Vogliamo che questo sito tenga viva la memoria della morte e ricordi al mondo cosa accade in Iran,” ha detto Ladan. “C’è un collegamento diretto tra la caccia iraniana alle bombe, il sostegno al terrorismo internazionale e come il regime tratta il suo popolo.”
Le due sorelle, entrambe storiche a Washington, sperano che il database fornisca anche le basi per una qualche forma di commissione per la verità e la riconciliazione e processi sui diritti umani se il regime dovesse essere rovesciato.
Le due donne hanno lavorato in esilio dagli inizi degli anni ’80, ma la loro missione di registrare il numero delle vittime del regime e divenuta un fatto personale dopo l’assassinio del padre, Abdorrahman Boroumand.
— FONTI
- (Fonti: www.telegraph.co.uk, 22/01/2006)
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