la settimana scorsa il Concilio della Corte Suprema in Arabia Saudita...
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la settimana scorsa il Concilio della Corte Suprema in Arabia Saudita ha confermato la condanna a morte, emessa ad aprile da un giudice della Mecca contro il padre e la matrigna di una bambina di 9 anni, Ghosun, ripetutamente torturata e poi uccisa.
La sua morte è avvenuta l’anno scorso quando la polizia ha riportato che la giovane aveva le costole fratturate, i denti frontali distrutti, il corpo ricoperto di ecchimosi e di ferite da coltello ed era ricoperta dal proprio sangue.
Il padre e la matrigna di Ghosun hanno ammesso di aver torturato la bambina, ma negano di averla uccisa.
Per un anno intero la madre biologica della bambina ha bussato alla porta di tutti gli ufficiali e di tutte le organizzazioni per i diritti umani tentando di ottenere la custodia della figlia, la quale era malnutrita, picchiata, bruciata, incatenata al letto e non veniva mandata a scuola.
Inizialmente, a febbraio, il padre era stato condannato a 5 anni di carcere, pena minima per un caso del genere, mentre sua moglie attendeva il processo.
La madre della bambina ha fatto ricorso e il giudice ha stabilito che venissero condannati a morte. Il giudice ha sorpreso gli osservatori ed è andato oltre ogni aspettativa, che era al massimo di una condanna all’ergastolo, perché ha deciso che il caso specifico, e l’abuso di un bambino in generale, richiedono una presa di posizione dura.
La sua morte è avvenuta l’anno scorso quando la polizia ha riportato che la giovane aveva le costole fratturate, i denti frontali distrutti, il corpo ricoperto di ecchimosi e di ferite da coltello ed era ricoperta dal proprio sangue.
Il padre e la matrigna di Ghosun hanno ammesso di aver torturato la bambina, ma negano di averla uccisa.
Per un anno intero la madre biologica della bambina ha bussato alla porta di tutti gli ufficiali e di tutte le organizzazioni per i diritti umani tentando di ottenere la custodia della figlia, la quale era malnutrita, picchiata, bruciata, incatenata al letto e non veniva mandata a scuola.
Inizialmente, a febbraio, il padre era stato condannato a 5 anni di carcere, pena minima per un caso del genere, mentre sua moglie attendeva il processo.
La madre della bambina ha fatto ricorso e il giudice ha stabilito che venissero condannati a morte. Il giudice ha sorpreso gli osservatori ed è andato oltre ogni aspettativa, che era al massimo di una condanna all’ergastolo, perché ha deciso che il caso specifico, e l’abuso di un bambino in generale, richiedono una presa di posizione dura.
— FONTI
- (Fonti: Arab News, 06/12/2007)
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