La pena di morte è obbligatoria in caso di omicidio
La pena di morte è obbligatoria in caso di omicidio
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La pena di morte è obbligatoria in caso di omicidio.
Trinidad e Tobago è un Territorio Indipendente Britannico, per il quale il Comitato Giudiziario del Privy Council londinese rimane l’ultima istanza di appello.
In seguito alla sentenza del Privy Council Pratt and Morgan emessa nel 1993 che limitava a 5 anni il tempo che un individuo poteva trascorrere nei bracci della morte dopodiché la condanna a morte sarebbe stata commutata in ergastolo, Trinidad ha adottato vari provvedimenti per ridurre le possibilità dei ricorsi in appello.
Nel 1998, il governo si è ritirato dal Primo Protocollo Opzionale del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite per poi riaccedervi con una riserva che esclude la possibilità di ricorsi individuali. Tuttavia il Comitato nel ricorso comunque presentato da Rawle Kennedy, il 31 dicembre 1999, ha rigettato la riserva e ha sostenuto che avrebbe potuto valutare la richiesta di Kennedy.
Il 26 maggio 1999, Trinidad e Tobago ha denunciato anche la Convenzione Americana sui Diritti Umani, con ciò precludendo alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani di considerare se Trinidad e Tobago abbia violato disposizioni della Convenzione e di riferire i casi capitali alla Corte Inter-Americana per i Diritti Umani.
Nel 1999, il Privy Council si è pronunciato sulle petizioni di natura costituzionale presentate da Darrin Roger Thomas e Hanniff Hilaire stabilendo “che eseguire le sentenze di morte comminate agli imputati prima del giudizio finale sulle rispettive istanze alla Commissione Inter-Americana e alla Corte dei Diritti Umani costituirebbe una violazione dei loro diritti costituzionali”.
Il 21 giugno 2002, la Corte Inter-Americana per i diritti umani ha condannato Trinidad e Tobago per aver violato la Convenzione Americana sui Diritti Umani e ha chiesto di migliorare le condizioni di detenzione in conformità agli standard internazionali e di emendare il Codice, che non viene aggiornato dal 1925, secondo il quale la pena di morte è obbligatoria e deve essere comminata senza riguardo alle circostanze del reato o a qualsiasi fattore attenuante.
Il 7 luglio 2004, il Privy Council di Londra ha ammesso la costituzionalità della pena di morte quale sanzione obbligatoria per omicidio a Trinidad e Tobago. Considerata l'importanza della questione, per la prima volta il panel della Corte non era costituito dai consueti cinque giudici, ma da nove. Con cinque voti contro quattro, la Corte ha stabilito che la Costituzione di Trinidad, contrariamente a quella di altri paesi caraibici, impedisce al Privy Council di interferire. Il Privy Council ha quindi annullato una sua sentenza del novembre 2003 che aveva dichiarato incostituzionale la pena di morte obbligatoria di Trinidad perchè inumana e degradante. Di conseguenza - aveva detto la Corte - le sentenze dei più di 100 condannati a morte di quel paese andavano riconsiderate. Con la decisione del 7 luglio, pur mutando parere sulla sua possibilità di interferire nel caso di Trinidad, la Corte ha stabilito che sarebbe ingiusto privare queste persone di un beneficio derivante dalla precedente sentenza.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate nel 1999 e sono state 11: a giugno sono stati impiccati nove membri della banda "Chadee"; il 28 luglio 1999 sono stati giustiziati Anthony Briggs e Wenceslaus James, quest’ultimo mentre aveva un appello pendente di fronte all’Organizzazione degli Stati Americani.
Trinidad e Tobago è uno degli undici firmatari dell’accordo del 2001 volto a stabilire una Corte Caraibica di Giustizia che, una volta operativa, prenderebbe il posto del Privy Council britannico come corte d’appello di ultima istanza nella regione.
La Corte Caraibica ha il suo quartier generale proprio a Port Spain, capitale di Trinidad, ma il governo non è finora riuscito a far passare un emendamento alla costituzione necessario alla adesione effettiva del paese alla nuova giurisdizione.
I leader dei paesi caraibici vedono in essa la fine dell’ultimo retaggio del colonialismo, ma i militanti per i diritti umani sono preoccupati che con la nuova giurisdizione aumenteranno le esecuzioni essendo i governi caraibici per lo più a favore della pena di morte.
Trinidad e Tobago è un Territorio Indipendente Britannico, per il quale il Comitato Giudiziario del Privy Council londinese rimane l’ultima istanza di appello.
In seguito alla sentenza del Privy Council Pratt and Morgan emessa nel 1993 che limitava a 5 anni il tempo che un individuo poteva trascorrere nei bracci della morte dopodiché la condanna a morte sarebbe stata commutata in ergastolo, Trinidad ha adottato vari provvedimenti per ridurre le possibilità dei ricorsi in appello.
Nel 1998, il governo si è ritirato dal Primo Protocollo Opzionale del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite per poi riaccedervi con una riserva che esclude la possibilità di ricorsi individuali. Tuttavia il Comitato nel ricorso comunque presentato da Rawle Kennedy, il 31 dicembre 1999, ha rigettato la riserva e ha sostenuto che avrebbe potuto valutare la richiesta di Kennedy.
Il 26 maggio 1999, Trinidad e Tobago ha denunciato anche la Convenzione Americana sui Diritti Umani, con ciò precludendo alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani di considerare se Trinidad e Tobago abbia violato disposizioni della Convenzione e di riferire i casi capitali alla Corte Inter-Americana per i Diritti Umani.
Nel 1999, il Privy Council si è pronunciato sulle petizioni di natura costituzionale presentate da Darrin Roger Thomas e Hanniff Hilaire stabilendo “che eseguire le sentenze di morte comminate agli imputati prima del giudizio finale sulle rispettive istanze alla Commissione Inter-Americana e alla Corte dei Diritti Umani costituirebbe una violazione dei loro diritti costituzionali”.
Il 21 giugno 2002, la Corte Inter-Americana per i diritti umani ha condannato Trinidad e Tobago per aver violato la Convenzione Americana sui Diritti Umani e ha chiesto di migliorare le condizioni di detenzione in conformità agli standard internazionali e di emendare il Codice, che non viene aggiornato dal 1925, secondo il quale la pena di morte è obbligatoria e deve essere comminata senza riguardo alle circostanze del reato o a qualsiasi fattore attenuante.
Il 7 luglio 2004, il Privy Council di Londra ha ammesso la costituzionalità della pena di morte quale sanzione obbligatoria per omicidio a Trinidad e Tobago. Considerata l'importanza della questione, per la prima volta il panel della Corte non era costituito dai consueti cinque giudici, ma da nove. Con cinque voti contro quattro, la Corte ha stabilito che la Costituzione di Trinidad, contrariamente a quella di altri paesi caraibici, impedisce al Privy Council di interferire. Il Privy Council ha quindi annullato una sua sentenza del novembre 2003 che aveva dichiarato incostituzionale la pena di morte obbligatoria di Trinidad perchè inumana e degradante. Di conseguenza - aveva detto la Corte - le sentenze dei più di 100 condannati a morte di quel paese andavano riconsiderate. Con la decisione del 7 luglio, pur mutando parere sulla sua possibilità di interferire nel caso di Trinidad, la Corte ha stabilito che sarebbe ingiusto privare queste persone di un beneficio derivante dalla precedente sentenza.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate nel 1999 e sono state 11: a giugno sono stati impiccati nove membri della banda "Chadee"; il 28 luglio 1999 sono stati giustiziati Anthony Briggs e Wenceslaus James, quest’ultimo mentre aveva un appello pendente di fronte all’Organizzazione degli Stati Americani.
Trinidad e Tobago è uno degli undici firmatari dell’accordo del 2001 volto a stabilire una Corte Caraibica di Giustizia che, una volta operativa, prenderebbe il posto del Privy Council britannico come corte d’appello di ultima istanza nella regione.
La Corte Caraibica ha il suo quartier generale proprio a Port Spain, capitale di Trinidad, ma il governo non è finora riuscito a far passare un emendamento alla costituzione necessario alla adesione effettiva del paese alla nuova giurisdizione.
I leader dei paesi caraibici vedono in essa la fine dell’ultimo retaggio del colonialismo, ma i militanti per i diritti umani sono preoccupati che con la nuova giurisdizione aumenteranno le esecuzioni essendo i governi caraibici per lo più a favore della pena di morte.
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