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IRAN·PENA DI MORTE·8 OTTOBRE 2026·7 MIN DI LETTURA

IRAN - Il Parlamento Europeo chiede all’Iran di revocare le condanne a morte di due donne

Le ‘manifestanti’ Taraneh Rahimi e Leila Abolhasani

IRAN - Il Parlamento Europeo chiede all’Iran di revocare le condanne a morte di due donne

08/10/2026 - IRAN. Il Parlamento Europeo chiede all’Iran di revocare le condanne a morte di due donne

Le ‘manifestanti’ Taraneh Rahimi e Leila Abolhasani

Il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Iran, chiedendo la revoca delle condanne a morte inflitte a Taraneh Rahimi e Leila Abolhasani. La risoluzione sottolinea inoltre la necessità di porre fine all’uso della pena di morte, di estendere le sanzioni contro i violatori dei diritti umani e di deferire alla Corte penale internazionale i casi relativi a crimini commessi dal governo iraniano.

Giovedì 8 ottobre 2026, il Parlamento Europeo ha adottato tre risoluzioni riguardanti la situazione dei diritti umani in Iran, Georgia e Azerbaigian. La sezione relativa all’Iran si concentra sull’aumento delle esecuzioni, sulla repressione delle proteste, sui procedimenti giudiziari iniqui e sui casi di Taraneh Rahimi e Leila Abolhasani.

La risoluzione è stata approvata con 541 voti a favore, 11 contrari e 25 astensioni. Il sostegno schiacciante riflette la diffusa preoccupazione tra i membri del Parlamento europeo riguardo alla continua violazione dei diritti umani, all’emissione di condanne a morte nei confronti dei manifestanti e alla crescente pressione su donne, giornalisti, difensori dei diritti umani e minoranze etniche e religiose.

Allarme per l’aumento delle esecuzioni e della violenza di Stato

Nella sua risoluzione, il Parlamento Europeo ha affermato che l’Iran registra il più alto tasso di esecuzioni pro capite al mondo. I deputati hanno condannato quella che hanno definito una scala di violenza senza precedenti da parte delle autorità iraniane contro persone e civili a partire da gennaio 2026.

La risoluzione sottolinea il crescente ricorso alla pena di morte, di pari passo con l’aumento del malcontento sociale e delle proteste pubbliche. I membri del Parlamento europeo hanno sottolineato che le condanne a morte in una serie di casi politici e legati alle proteste sono state emesse a seguito di processi che non hanno rispettato gli standard internazionalmente riconosciuti di giusto processo e equità processuale.

Il Parlamento europeo ha inoltre messo in guardia dall’aumento della pressione sui difensori dei diritti umani e sui giornalisti. Arresti, procedimenti giudiziari motivati politicamente, condanne severe e restrizioni nei confronti di chi denuncia violazioni dei diritti umani sono state tra le principali preoccupazioni affrontate nella risoluzione.

Richiesta di revoca delle condanne a carico di Taraneh Rahimi e Leila Abolhasani

Una parte significativa della risoluzione del Parlamento Europeo è dedicata ai casi della ventenne Taraneh Rahimi e della quarantatreenne Leila Abolhasani. Entrambe le donne sono state condannate a morte dopo essere state arrestate in relazione alle proteste.

I membri del Parlamento Europeo hanno chiesto l’immediata revoca di quelle che hanno definito condanne di matrice politica emesse nei confronti dei due detenuti. Hanno inoltre condannato i procedimenti giudiziari basati su confessioni che sarebbero state ottenute tramite tortura o forti pressioni durante gli interrogatori.

Nei casi che prevedono la pena di morte, qualsiasi negazione dell’accesso a un avvocato di propria scelta, le restrizioni al pieno accesso agli atti processuali, le confessioni estorte o i procedimenti giudiziari a porte chiuse possono esporre l’imputato a un rischio irreversibile. L’esecuzione di una condanna a morte elimina definitivamente ogni possibilità di correggere errori giudiziari o di riesaminare le violazioni che potrebbero essersi verificate durante l’arresto e gli interrogatori.

Il Parlamento Europeo ha inoltre fatto riferimento alla situazione di Romina Rahimi, sorella di Taraneh Rahimi, che secondo quanto riferito è stata condannata a una lunga pena in prigione. L’inclusione di queste tre donne nella risoluzione ha dato maggiore risalto ai loro casi in seno alle istituzioni internazionali e ha intensificato il controllo sulla magistratura iraniana per quanto riguarda la loro salute, la loro sicurezza e i loro diritti legali.

Condanna dei processi farsa e delle confessioni ottenute sotto tortura

I membri del Parlamento Europeo hanno condannato i processi farsa a carico dei manifestanti basati su confessioni che sarebbero state estorte sotto tortura. Una confessione ottenuta in isolamento, sotto la pressione degli interrogatori o in assenza di un avvocato indipendente non può costituire una base credibile per una condanna.

In numerosi casi legati alla sicurezza, secondo quanto riferito, agli imputati è stato negato per lunghi periodi il contatto con le famiglie e l’accesso a un difensore di loro scelta. Le dichiarazioni registrate vengono poi trasmesse dai media controllati dallo Stato prima dell’inizio dei procedimenti giudiziari. Tali azioni dipingono gli imputati come colpevoli prima che venga emesso un verdetto definitivo e violano il principio fondamentale della presunzione di innocenza.

Il Parlamento Europeo ha sottolineato che le sentenze emesse in tali circostanze dovrebbero essere annullate e i casi riesaminati in conformità con gli standard di un processo equo. Questa richiesta è particolarmente importante nei casi in cui sia stata inflitta la pena di morte o vi sia il rischio di un’esecuzione imminente.

Appello per la completa abolizione della pena di morte

Nella sua risoluzione, il Parlamento Europeo ha chiesto l’abolizione della pena di morte in Iran. I deputati hanno inoltre espresso profonda preoccupazione per il numero crescente di donne condannate a morte.

Il crescente numero di condanne a morte pronunciate ed eseguite nei confronti di donne, manifestanti, detenuti politici e membri di minoranze etniche e religiose ha intensificato i timori che la pena capitale venga utilizzata come strumento per instillare paura nella società. Il Parlamento europeo ha esortato le autorità iraniane a sospendere le esecuzioni e a revocare le condanne a morte esistenti.

Condanna della discriminazione di genere e della repressione delle minoranze

Un’altra sezione della risoluzione affronta la discriminazione istituzionalizzata nei confronti delle donne. I membri del Parlamento europeo hanno condannato le leggi e le strutture che negano alle donne pari diritti e hanno chiesto il riconoscimento dell’«apartheid di genere» come crimine contro l’umanità ai sensi del diritto internazionale.

Il Parlamento Europeo ha inoltre condannato le vessazioni e la repressione delle minoranze etniche e religiose. Arresti arbitrari, condanne severe, esecuzioni e restrizioni sociali e culturali sono tra le pressioni subite dalle persone che vivono in regioni popolate da minoranze.

L’istituzione ha inoltre messo in guardia contro l’espansione della repressione transnazionale che prende di mira dissidenti, critici, attivisti politici e giornalisti residenti all’estero.

Richiesta di sanzioni contro i violatori dei diritti umani e rafforzamento della missione di accertamento dei fatti

Il Parlamento Europeo ha chiesto l’estensione delle sanzioni nei confronti dei funzionari e delle istituzioni responsabili di violazioni dei diritti umani. Ciò potrebbe includere funzionari giudiziari, di sicurezza e delle forze dell’ordine, nonché le autorità coinvolte in arresti, torture, condanne a morte o nella repressione delle proteste.

I deputati hanno inoltre sottolineato la necessità di rafforzare il mandato della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite sull’Iran. L’obiettivo è fornire maggiori risorse per la raccolta, l’esame e la conservazione delle prove relative alle violazioni dei diritti umani e per l’identificazione dei responsabili.

La conservazione di documenti, testimonianze, fotografie, cartelle cliniche e sentenze giudiziarie è essenziale per impedire la distruzione delle prove e per facilitare la futura assunzione di responsabilità da parte di coloro che hanno ordinato o commesso violazioni dei diritti umani.

Richiesta di deferimento del caso dell’Iran alla Corte penale internazionale

Il Parlamento Europeo ha chiesto il deferimento alla Corte penale internazionale dei casi relativi a crimini presumibilmente commessi dal governo iraniano, ai fini delle indagini e dell’azione penale. Questa richiesta riflette l’opinione dei parlamentari europei secondo cui i meccanismi nazionali di responsabilità sono insufficienti per affrontare in modo indipendente le accuse di gravi violazioni dei diritti umani.

Sebbene le risoluzioni del Parlamento Europeo non siano giuridicamente vincolanti, possono influenzare la politica estera dell’Unione Europea, contribuire all’adozione di ulteriori sanzioni e rafforzare il sostegno ai meccanismi internazionali dedicati alla documentazione, alla responsabilità e alla giustizia.

— FONTI
  • (Fonte: IHRS
  • https://en.iranhrs.org/european-parliament-calls-on-iran-to-revoke-death-sentences-of-two-women-protesters/