Il 13 marzo 2012, con il deposito dello strumento di ratifica
Il 13 marzo 2012, con il deposito dello strumento di ratifica
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Il 13 marzo 2012, con il deposito dello strumento di ratifica, la Mongolia è divenuta parte del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, relativo all’abolizione della pena di morte.
Anche se la pena di morte rimane parte della legislazione interna fino a quando il Parlamento non rimuoverà le disposizioni di legge in materia, la ratifica senza riserve del Secondo Protocollo, in vigore a tutti gli effetti dal 13 giugno 2012, fa della Mongolia un Paese totalmente abolizionista.
Infatti, in base all’articolo 1, commi 1 e 2, del Secondo Protocollo, “Nessuno all’interno della giurisdizione di uno Stato parte del presente Protocollo sarà giustiziato” e “Ogni Stato parte adotta tutte le misure necessarie per abolire la pena di morte nella sua giurisdizione”.
Il 5 gennaio 2012, il Parlamento della Mongolia aveva approvato il disegno di legge di ratifica del Secondo Protocollo con una larga maggioranza dei deputati.
Il 14 gennaio 2010, il Presidente Tsakhia Elbegdorj aveva introdotto una moratoria sulle esecuzioni capitali. “La maggioranza dei Paesi del mondo ha scelto di abolire la pena di morte. Noi dovremmo andare nella stessa direzione”, ha spiegato Elbegdorj davanti al Parlamento. “A partire da domani grazierò i prigionieri del braccio della morte,” aveva annunciato il Presidente, proponendo di sostituire la pena di morte con 30 anni di prigione. Elbegdorj ha sottolineato che il 2011 era il centenario dell’Indipendenza del Paese, un’occasione da celebrare garantendo che nessun cittadino mongolo sia privato della vita per mano dello Stato. Nell’ottobre del 2011, Nessuno tocchi Caino ha conferito al Presidente Elbegdorj il Premio “L’Abolizionista dell’Anno” per il 2011.
Dopo essere stata per 65 anni uno Stato satellite dell’Unione Sovietica, nel 1990 la Mongolia ha iniziato la transizione verso la democrazia legalizzando i partiti di opposizione e tenendo le prime elezioni multipartitiche.
Dopo una modifica apportata al codice penale nel 1994, i reati capitali sono stati ridotti a omicidio premeditato, stupro aggravato o su minore e reati contro lo Stato se commessi con l’uso di violenza. Le donne di oltre 60 anni e i minori di 18 anni non erano passibili di pena capitale.
Il Governo della Mongolia non ha mai reso pubblici i dati su condanne a morte ed esecuzioni. Nel 2006 vi sarebbero state almeno 3 esecuzioni e, pur in assenza di informazioni attendibili, esecuzioni potrebbero essere avvenute anche nel 2007, mentre almeno 5 esecuzioni sarebbero state effettuate nel 2008. Da allora non si sono registrate esecuzioni nel Paese.
Il 18 dicembre 2014, la Mongolia ha nuovamente co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Anche se la pena di morte rimane parte della legislazione interna fino a quando il Parlamento non rimuoverà le disposizioni di legge in materia, la ratifica senza riserve del Secondo Protocollo, in vigore a tutti gli effetti dal 13 giugno 2012, fa della Mongolia un Paese totalmente abolizionista.
Infatti, in base all’articolo 1, commi 1 e 2, del Secondo Protocollo, “Nessuno all’interno della giurisdizione di uno Stato parte del presente Protocollo sarà giustiziato” e “Ogni Stato parte adotta tutte le misure necessarie per abolire la pena di morte nella sua giurisdizione”.
Il 5 gennaio 2012, il Parlamento della Mongolia aveva approvato il disegno di legge di ratifica del Secondo Protocollo con una larga maggioranza dei deputati.
Il 14 gennaio 2010, il Presidente Tsakhia Elbegdorj aveva introdotto una moratoria sulle esecuzioni capitali. “La maggioranza dei Paesi del mondo ha scelto di abolire la pena di morte. Noi dovremmo andare nella stessa direzione”, ha spiegato Elbegdorj davanti al Parlamento. “A partire da domani grazierò i prigionieri del braccio della morte,” aveva annunciato il Presidente, proponendo di sostituire la pena di morte con 30 anni di prigione. Elbegdorj ha sottolineato che il 2011 era il centenario dell’Indipendenza del Paese, un’occasione da celebrare garantendo che nessun cittadino mongolo sia privato della vita per mano dello Stato. Nell’ottobre del 2011, Nessuno tocchi Caino ha conferito al Presidente Elbegdorj il Premio “L’Abolizionista dell’Anno” per il 2011.
Dopo essere stata per 65 anni uno Stato satellite dell’Unione Sovietica, nel 1990 la Mongolia ha iniziato la transizione verso la democrazia legalizzando i partiti di opposizione e tenendo le prime elezioni multipartitiche.
Dopo una modifica apportata al codice penale nel 1994, i reati capitali sono stati ridotti a omicidio premeditato, stupro aggravato o su minore e reati contro lo Stato se commessi con l’uso di violenza. Le donne di oltre 60 anni e i minori di 18 anni non erano passibili di pena capitale.
Il Governo della Mongolia non ha mai reso pubblici i dati su condanne a morte ed esecuzioni. Nel 2006 vi sarebbero state almeno 3 esecuzioni e, pur in assenza di informazioni attendibili, esecuzioni potrebbero essere avvenute anche nel 2007, mentre almeno 5 esecuzioni sarebbero state effettuate nel 2008. Da allora non si sono registrate esecuzioni nel Paese.
Il 18 dicembre 2014, la Mongolia ha nuovamente co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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