Hanno tradito Thomas Sankara. La giunta militare del Burkina Faso reintroduce la pena di morte
di Sergio D'Elia


di Sergio D'Elia
Segretario di Nessuno tocchi Caino
La pena capitale scatta per alto tradimento, per terrorismo, per spionaggio e altri reati di tipo militare e securitari, ma il vero tradimento è stato consumato dai militari al potere nei confronti del padre della patria assassinato nel 1987, di cui Marco Pannella si era innamorato
22 Ottobre 2026
Il regime militare che vige in Burkina Faso ha reintrodotto la pena di morte per alto tradimento, per terrorismo, per spionaggio e altri reati di tipo militare e securitario. A ben vedere, l’alto tradimento è stato consumato dai militari al potere nei confronti del padre della patria, Thomas Sankara, che nel 1984 diede al paese il nome di Burkina Faso.
Per segnare l’inizio di una nuova era e dare un’identità di dignità, onestà e riscatto al proprio popolo, l’ex colonia francese dell’Alto Volta divenne “la terra degli uomini integri”. Nel nuovo nome era scritto il suo programma di governo: innanzitutto, abolire la miseria della sua gente.
Eliminò gli sprechi statali e i privilegi delle classi dirigenti. Fece vendere le Mercedes ministeriali e sostituirle con le Renault 5. Lui per primo rinunciò a ogni appannaggio come presidente. Costruì scuole, ospedali e case per la popolazione più povera. Piantò milioni di alberi nel Sahel per fermare l’avanzata del deserto. Alla sua morte, lasciò in eredità pochi dollari in banca, una chitarra e la casa in cui era cresciuto.
Marco Pannella si era innamorato di quel presidente visionario e della sua terra fiera, che tentò di salvare dallo sterminio per fame e per sete con una lunga lotta nonviolenta condotta anche con scioperi della fame e della sete. Col ripristino della pena di morte per alto tradimento è stata tradita anche la memoria di Marco Pannella.
L’antica vicenda di Caino e Abele ha avuto in Africa le sue rappresentazioni più esemplari e attuali. Thomas Sankara venne assassinato nel 1987 a soli 37 anni nel corso di un colpo di stato ordito da Blaise Compaoré, il suo fidato compagno d’armi, che era per lui come un fratello. Come è spesso accaduto nella lunga storia africana di guerre fratricide e violenti cambi di regime, alla fine, si è presentata sempre Nemesi, la dea della vendetta, a dettare la sua legge e segnare i destini. Dopo aver governato “la terra degli uomini integri” senza umanità e integrità per quasi trent’anni, Blaise Compaoré è stato messo in fuga da una rivolta popolare e da un altro regime militare.
Nell’aprile 2022, per la morte di Thomas Sankara un tribunale militare lo ha condannato in contumacia all’ergastolo, la pena fino alla morte.
Il ritorno alla pena capitale decretato dalla giunta di Ibrahim Traoré segna la fine del sogno di Sankara di un Burkina Faso governato dall’armonia e dalla giustizia sociale, in pace con il suo deserto e altri suoi nemici. Con la “nuova” giunta militare al potere, il deserto è tornato ad avanzare e avanzano da tutte le parti anche i nemici. Per fermarli, sono stati messi a tacere i media, l’opposizione politica e i gruppi della società civile. Sono state approvate leggi di emergenza contro il dissenso, per detenere arbitrariamente, far sparire forzatamente e arruolare illegalmente nelle forze armate giornalisti, oppositori politici, dissidenti e giudici. E ora è stata approvata anche una legge che ripristina la pena di morte, dopo otto anni che era stata abolita, dopo quasi quarant’anni dall’ultima esecuzione. La pena capitale si applicherà ai colpevoli di terrorismo, alto tradimento o spionaggio, parricidio e anche a coloro che importano prodotti scaduti o proibiti quando tale condotta causa la morte. La nuova legge penale inasprisce inoltre le condanne per appropriazione indebita e i colpevoli possono essere puniti anche con l’ergastolo, aggrava le sanzioni per i reati legati alla sicurezza stradale che comporteranno pene detentive, criminalizza anche “la promozione e le pratiche dell’omosessualità e attività connesse”.
Il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani (sic!) ha sottolineato che “la riforma legislativa ha l’obiettivo di rafforzare l’ordine pubblico, consolidare i valori fondamentali della nazione e garantire la sicurezza delle persone e dei beni”.
La terra di Thomas Sankara, un tempo “degli uomini integri”, è finita nelle mani di militari fanatici dell’ordine e della sicurezza e amanti dei plotoni d’esecuzione. Con la pena capitale, la giunta militare ha scelto la via violenta della giustizia. L’opposto degli ideali di giustizia e libertà per i quali il fondatore del Burkina Faso si era battuto.
Quando Thomas Sankara, come Abele, fu ucciso dal “fratello”, Marco Pannella reagì con amore. Come Abramo ebbe fede, sperando contro ogni speranza in un destino diverso per il Burkina Faso. Non lo condannò “a morte”, lo condannò “a vivere” nel modo più giusto e positivo che si potesse fare. Continuando a costruire città, ospedali e case per i poveri, a piantare alberi per fermare il deserto e combattere la fame e la sete.
La via del dialogo, aspro per la natura autoritaria del regime di Compaoré, portò il Burkina Faso a sospendere le esecuzioni e poi ad abolire la pena di morte. Un risultato che la giunta di Traoré ha ora cancellato.
Marco è venuto a mancare dieci anni fa. A noi, ai suoi compagni di Nessuno tocchi Caino, tocca tentare di fare della sua mancanza una presenza. Andare subito in Burkina Faso, in missione anche per conto di Pannella. A dire al potere che è illusoria la via della violenza e della deterrenza capitale per prevenire i terrorismi o futuri colpi di stato.
Tribunali penali, militari o civili, non hanno impedito, hanno semmai alimentato la catena di odii e di vendette. In Africa, sono riuscite nel nobile intento della prevenzione solo istituzioni come la Commissione Verità e Riconciliazione in Sudafrica o le “corti sull’erba” in Ruanda.
Con la forza gentile della nonviolenza, che non dimentica le vittime e ripara le ferite, hanno ripristinato una giustizia giusta, un ordine e una sicurezza di lunga durata. È una storia di segno diverso. Come quella che aveva iniziato a scrivere Thomas Sankara, il militare buono amato da Marco Pannella, nella “terra degli uomini integri”. Un esempio non solo per quella terra, ma per l’Africa intera.
