Nessuno tocchi Caino
MONGOLIA

Dopo una modifica apportata nel 1994 al Codice Penale,...

Dopo una modifica apportata nel 1994 al Codice Penale...

2 MIN DI LETTURA
Dopo una modifica apportata nel 1994 al Codice Penale, i reati capitali sono stati ridotti a omicidio premeditato, stupro aggravato o su minore e reati contro lo stato se commessi con l’uso di violenza.
Le donne di oltre 60 anni e gli uomini minori di 18 anni non sono passibili di pena capitale.
Dopo essere stata per 65 anni uno stato satellite dell’Unione Sovietica, nel 1990 la Mongolia ha iniziato la transizione verso la democrazia legalizzando i partiti di opposizione e tenendo le prime elezioni multipartitiche. Il numero esatto delle condanne a morte, delle esecuzioni e dei prigionieri nel braccio della morte in Mongolia è coperto dal segreto di Stato. Né i familiari né gli avvocati dei condannati sono informati in anticipo della data della loro esecuzione e il corpo del giustiziato non viene consegnato ai parenti dopo l’esecuzione.
Secondo Amnesty International, nel 2005 si sono verificate in Mongolia almeno 8 esecuzioni e 27 condanne a morte. La pena di morte era stata eseguita anche nel 2003. Almeno un’esecuzione è stata effettuata nel 2008 e anche se non esistono dati ufficiali, secondo Amnesty International esecuzioni non precisate sarebbero avvenute anche nel 2007.
Al 30 luglio 2009, erano almeno 9 le persone detenute nel braccio della morte.
Il 14 gennaio 2010, il presidente mongolo Elbegdorj Tsakhia ha introdotto una moratoria sulle esecuzioni capitali, un gesto che le organizzazioni in difesa dei diritti umani hanno accolto come passo verso una legge che abolisca nel Paese la pena di morte. "La maggioranza dei Paesi del mondo ha scelto di abolire la pena di morte. Noi dovremmo andare nella stessa direzione", ha spiegato il Presidente mongolo davanti al Parlamento. "A partire da domani grazierò i prigionieri del braccio della morte".
Il 18 dicembre 2008 la Mongolia ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite mentre il 21 dicembre 2010 ha votato a favore.