XINJIANG (CINA): CONDANNE ED ESECUZIONI PER SCONTRI DI LUGLIO
sono 198 le persone finora condannate in Cina in relazione alle violenze etniche verificatesi nella regione
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sono 198 le persone finora condannate in Cina in relazione alle violenze etniche verificatesi nella regione dello Xinjiang lo scorso luglio, ha dichiarato il capo del governo locale, Nur Berkri.
“Indagini, imputazioni e processi sono ancora in corso e la cifra finale delle persone condannate è destinata a crescere”, ha aggiunto, precisando che le condanne sono state emesse in 97 casi distinti.
Berkri ha rifiutato di chiarire quanti siano gli imputati condannati a morte o giustiziati, tuttavia in base alla stampa ufficiale sono 26 le persone finora condannate a morte e almeno nove quelle già giustiziate, per la maggior parte di etnia uigura, a giudicare dai loro nomi.
Berkri ha addebitato la responsabilità degli scontri di luglio a terroristi, separatisti ed estremisti religiosi, negando che le violenze siano legate alle politiche di sviluppo imposte dalle autorità cinesi nella regione.
“Ci sono dei secessionisti – ha detto - che non accettano di vedere persone di tutti i gruppi etnici vivere felicemente sotto la guida del Partito Comunista cinese”. “Faranno qualsiasi cosa per sabotare le relazioni tra etnie diverse, stravolgere la storia dello Xinjiang e propagandare le loro idee secessioniste…ma qualunque sarà il metodo usato sono destinati al fallimento”.
“Indagini, imputazioni e processi sono ancora in corso e la cifra finale delle persone condannate è destinata a crescere”, ha aggiunto, precisando che le condanne sono state emesse in 97 casi distinti.
Berkri ha rifiutato di chiarire quanti siano gli imputati condannati a morte o giustiziati, tuttavia in base alla stampa ufficiale sono 26 le persone finora condannate a morte e almeno nove quelle già giustiziate, per la maggior parte di etnia uigura, a giudicare dai loro nomi.
Berkri ha addebitato la responsabilità degli scontri di luglio a terroristi, separatisti ed estremisti religiosi, negando che le violenze siano legate alle politiche di sviluppo imposte dalle autorità cinesi nella regione.
“Ci sono dei secessionisti – ha detto - che non accettano di vedere persone di tutti i gruppi etnici vivere felicemente sotto la guida del Partito Comunista cinese”. “Faranno qualsiasi cosa per sabotare le relazioni tra etnie diverse, stravolgere la storia dello Xinjiang e propagandare le loro idee secessioniste…ma qualunque sarà il metodo usato sono destinati al fallimento”.
— FONTI
- (Fonti: Afp, 07/03/2010)
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