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MESSICO

USA - Texas. Il Segretario di Stato John Kerry sta facendo pressioni sul Texas perché non proceda con l’esecuzione di Edgar Arias Tamayo, messicano

USA - Texas. Il Segretario di Stato John Kerry sta facendo pressioni sul Texas perché non proceda con l’esecuzione di Edgar Arias Tamayo, messicano

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Il Segretario di Stato John Kerry sta facendo pressioni sul Texas perché non proceda con l’esecuzione di Edgar Arias Tamayo, messicano, che dovrebbe essere giustiziato il 22 gennaio. Le autorità messicane da mesi stanno contestando che nei confronti di Tamayo e di altri condannati a morte non siano state rispettate le garanzie previste da Trattato di Vienna sulle Relazioni Consolari. La Convenzione di Vienna è un accordo internazionale che risale al 1963, e che è stato sottoscritto da 166 paesi, compresi gli Stati Uniti. L’art. 36 della Convenzione prevede che quando un cittadino straniero viene arrestato, le autorità locali devono informarlo esplicitamente che ha il diritto che dell’arresto vengano informate le autorità consolari del suo paese, e che ha diritto a ricevere assistenza legale nella propria lingua dal proprio consolato. La battaglia sulla Convenzione di Vienna va avanti da molti anni. Alcuni stati, soprattutto il Texas, sostengono di non essere vincolati al rispetto di accordi sottoscritti dal governo federale. In effetti nel 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti, nel caso di un altro detenuto di nazionalità messicana, Jose Medellin, confermò che l’allora presidente George Bush non aveva il potere di ordinare agli stati di ignorare le loro regole procedurali al fine di rispettare le sentenze emesse dalla Corte Internazione di Giustizia de l’Aja. Oggi si sta ripresentando lo stesso problema. La autorità messicane, rappresentate dall’ambasciatore Eduardo Medina Mora, si erano rivolte al governatore del Texas, Rick Perry, e al Procuratore Generale Greg Abbott perché rinviassero l’esecuzione e dessero parere favorevole per un provvedimento di clemenza. 3 giorni fa è intervenuto il Segretario di Stato John F. Kerry (che è l’equivalente del Ministro degli Esteri), sollecitando anche lui le autorità texane a rivedere il caso. Come avevano fatto negli anni scorsi i suoi predecessori nell’incarico, Kerry ha ricordato che non solo si danneggiano le relazioni bilaterali con il Messico, ma non rispettare gli accordi internazionali mette a repentaglio i cittadini statunitensi che dovessero subire arresti all’estero, e gli stessi militari Usa in missione all’estero. Tradizionalmente nemmeno questa riflessione, che non lede l’indipendenza dei singoli stati, trova ascolto presso le autorità texane, le quali sostengono che ai cittadini stranieri vengono riconosciuti esattamente gli stessi diritti che vengono riconosciuti ai cittadini Usa, e quindi non ci sono lesioni di legittimità. Tamayo, 46 anni, è stato condannato a morte nel novembre 1994 con l’accusa di aver ucciso a Huston, il 3 gennaio dello stesso anno, il poliziotto Guy Gaddis, 28 anni. Interpellato dal New York Times, il governatore Perry oggi ha risposto come aveva risposto nei casi precedenti. La sua portavoce Lucy Nashed infatti ha detto: “I singoli stati non devono adeguarsi alle sentenze della Corte Penale Internazionale dell’Aja nei casi in cui i processi siano già terminati. Inoltre non ha importanza da dove provieni, se commetti un reato spregevole come uccidere un poliziotto in Texas, devi sottostare alle leggi del nostro stato, compreso un processo davanti ad una giuria popolare e la pena massima”.
FONTI
  • (Fonti: Latin Times, 15/12/2013)