INDIA: CORTE SUPREMA ANNULLA CONDANNA A MORTE E ORDINA NUOVO PROCESSO

La Corte Suprema dell’India il 21 luglio 2026 ha annullato la condanna a morte di Abdul Hameed nel caso dell'attentato al bus di Samleti del 1996, sottolineando che la garanzia costituzionale del giusto processo è "assolutamente non negoziabile", anche nei processi per terrorismo e con numerose vittime.
La Corte Suprema ha aggiunto che una condanna che prevede la pena capitale non può basarsi su un processo in cui l'imputato è stato di fatto lasciato solo a difendersi, senza rappresentanza legale.
Quattordici persone persero la vita e 37 rimasero ferite nell'attentato al bus sull'autostrada Jaipur-Agra il 22 maggio 1996. L'attentato avvenne il giorno dopo l'attentato di Lajpat Nagar a Delhi, in cui persero la vita 13 persone. La sentenza della Corte Suprema lascia per il momento il caso senza condannati, con Hameed che dovrà affrontare un nuovo processo, mentre tutti gli altri imputati vengono assolti.
In una sentenza di 183 pagine, una sezione composta dai giudici Vikram Nath, Sanjay Karol e Sandeep Mehta ha stabilito che a Hameed, che ha trascorso quasi trent'anni dietro le sbarre ed è rimasto nel cono d’ombra della pena di morte per quasi 12 anni, è stato negato il diritto fondamentale a un giusto processo perché non ha avuto un'assistenza legale adeguata durante l'esame dei testimoni da parte dell'accusa.
"La garanzia costituzionale del giusto processo è assolutamente non negoziabile e non può essere sacrificata sull'altare della convenienza pratica. L'amministrazione della giustizia penale si fonda non solo sull'obiettivo di ottenere condanne, ma anche sulla garanzia che ogni condanna sia preceduta da una procedura equa, giusta e ragionevole", ha affermato la sezione.
Bilanciando i diritti dell'imputato con l'interesse della società a perseguire i reati gravi, la Corte ha respinto entrambe le opzioni: confermare la condanna nonostante il processo viziato e assolvere Hameed a causa del vizio procedurale. Ha invece ordinato un nuovo processo, ritenendo che solo questo avrebbe sanato l'irregolarità costituzionale, consentendo al contempo all'accusa di dimostrare la propria tesi attraverso un procedimento legalmente conforme.
La Corte ha chiesto al presidente facente funzioni dell'Alta Corte del Rajasthan di assegnare il nuovo processo a un tribunale speciale di Jaipur, presieduto da un magistrato con almeno sette anni di esperienza nella conduzione di processi di primo grado, e ha disposto che il procedimento si concluda entro un anno.
Ha inoltre ordinato che Hameed sia rappresentato da un avvocato di sua scelta o, qualora non fosse in grado di incaricarne uno, da due avvocati difensori esperti nominati tramite l'Autorità per i servizi legali dello Stato del Rajasthan. Tutti i testimoni dell'accusa dovranno essere richiamati affinché Hameed abbia una "piena ed efficace opportunità" di controinterrogarli.
La Corte ha chiarito che la sua decisione si limita all'equità procedurale e non doveva essere interpretata come espressione di un'opinione sul merito del caso dell'accusa.
"La questione non riguarda una mera irregolarità procedurale; tocca la legittimità stessa del processo e la conseguente condanna", ha osservato la Corte, aggiungendo che il diniego di un'assistenza legale efficace ha sollevato "seri dubbi" sul fatto che il procedimento soddisfacesse i requisiti costituzionali minimi previsti dagli articoli 21 e 22.
La sentenza è scaturita da un'insolita procedura intrapresa dalla Corte Suprema durante l'udienza. Dopo che Hameed, tramite il suo avvocato, aveva affermato di non essere stato rappresentato per tutta la durata del processo, la Corte ha disposto che comparisse in videoconferenza dal carcere centrale di Jaipur. Durante l'interrogatorio, avvenuto nel marzo 2025, Hameed ha categoricamente dichiarato di non essere stato rappresentato da alcun avvocato durante il processo, di non aver incaricato alcun legale privato e di non aver mai ricevuto un avvocato d'ufficio. L'accusa non è stata in grado di dimostrare che gli fosse stato assegnato un avvocato d'ufficio o un legale di fiducia, né che Hameed avesse consapevolmente rinunciato al suo diritto all'assistenza legale.
Esaminando gli atti processuali, la Corte ha constatato che i verbali non mostravano che Hameed fosse stato rappresentato da un avvocato in nessuna fase del processo e che il controinterrogatorio dei testimoni dell'accusa era stato condotto dall'imputato stesso, nonostante l'accusa si basasse su prove di identificazione, materiale forense, dichiarazioni e complesse prove documentali in un caso che prevedeva la pena di morte. "Il diritto di un imputato ad essere difeso da un legale non è un mero rituale... È necessario garantire una rappresentanza reale e significativa", ha affermato la Corte.
La Corte ha inoltre rilevato che la stessa Alta Corte del Rajasthan aveva precedentemente riscontrato vizi nel procedimento di condanna.
Nel 2015, aveva rinviato il caso perché la condanna a morte era stata inflitta il giorno stesso del giudizio di colpevolezza, senza che alcun avvocato difensore fosse presente per presentare circostanze attenuanti. La Corte Suprema ha affermato che ciò conferiva "un peso sostanziale" alla lamentela di Hameed, secondo cui l'assenza di rappresentanza legale aveva influenzato l'intero processo.
Il caso riguarda l'attentato esplosivo del 22 maggio 1996 a bordo di un autobus della Rajasthan State Road Transport Corporation in viaggio da Agra a Bikaner, attraverso il distretto di Dausa e nei pressi del villaggio di Samleti, in cui persero la vita 14 passeggeri e 37 rimasero feriti.
Oltre a ordinare un nuovo processo per Hameed, la Corte Suprema ha assolto il coimputato Pappu alias Salim, che stava scontando l'ergastolo, ritenendo che l'accusa non fosse riuscita a dimostrare la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Ha inoltre respinto gli appelli del governo del Rajasthan contro l'assoluzione di altri sei imputati, confermando così la decisione dell'Alta Corte a loro favore.
Con l'annullamento della condanna di Hameed e l'ordine di un nuovo processo, al momento non c’è alcuna condanna nel caso dell'attentato al bus di Samleti del 1996.
- (Fonte: Hindustan Times, 22/07/2026)
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