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MESSICO

USA - Texas. Il governo messicano chiede alla Corte Suprema degli Usa di fermare l’esecuzione di Humberto Leal

USA - Texas. Il governo messicano chiede alla Corte Suprema degli Usa di fermare l’esecuzione di Humberto Leal

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Il governo messicano chiede alla Corte Suprema degli Usa di fermare l’esecuzione di Humberto Leal Garcia, prevista per il 7 luglio. Come è noto, Leal è uno dei condannati a morte di nazionalità messicana che secondo una sentenza del 2004 della Corte Penale Internazionale dell’Aja, non dovrebbero essere giustiziati perché nei loro confronti gli Stati Uniti hanno commesso delle irregolarità al momento dell’arresto. L’Aja aveva imposto agli Stati Uniti di rivedere tutti i processi dei 51 messicani nei bracci della morte rilevando che nei loro confronti non erano state rispettate le garanzie previste dall’articolo 36 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari. La Convenzione è un accordo internazionale che risale al 1963, e che è stato sottoscritto da 166 paesi, compresi gli Stati Uniti. L’art. 36 prevede che quando un cittadino straniero viene arrestato, le autorità locali devono informarlo esplicitamente che ha il diritto che dell’arresto vengano informate le autorità consolari del suo paese, e che ha diritto a ricevere assistenza legale nella propria lingua dal proprio consolato. Il 25 marzo 2008 (vedi), nel caso Medellin v. Texas, La Corte Suprema aveva deciso che gli accordi sottoscritti in sede internazionale dal governo federale di Washington non si possono applicare automaticamente ai singoli stati, e che una cosa del genere, eventualmente, poteva essere decisa solo da una nuova legge del Congresso, non da giudici o dalla Corte Suprema. Il Governatore del Texas, Rick Perry, non sembra intenzionato a emettere un provvedimento di clemenza che commuti la condanna a morte in ergastolo senza condizionale, perché sin da quando sorsero le prime polemiche ha sempre sostenuto che al di là dei “formalismi” di un accordo internazionale, l’imputato aveva sempre vissuto negli Stati Uniti, comprendeva perfettamente cosa stava facendo, e non si vede come un avvocato che parlasse spagnolo o meno avrebbe comunque potuto modificare l’esito del processo per un fatto odioso come lo stupro e l’omicidio, quasi per gioco, di una minorenne. Il governo messicano è già intervenuto in passato cercando di fermare le esecuzioni di Javier Suarez Medina (giustiziato in Texas il 14 agosto 2002), e di José Ernesto Medellín (giustiziato in Texas il 5 agosto 2008). Dopo ogni esecuzione ha inviato proteste formali al governo degli Stati Uniti, ma apparentemente senza grossi risultati. Nel caso di Leal il governo messicano sta affiancando i difensori del detenuto nel chiedere alla Corte Suprema di concedere almeno un rinvio in attesa che a Washington il Congresso approvi una legge presentata due settimane fa. La nuova legge, il Consular Notification Compliance Act, è stata presentata dal senatore democratico Patrick Leahy, che nell’illustrare il disegno di legge ha insistito sull’opportunità per gli Usa di rispettare gli accordi internazionali in materia di giustizia penale perché: “Lo scorso anno più di 6.600 statunitensi sono stati arrestati all’estero, dei quali, secondo i dati del Dipartimento di Stato, circa 3.000 sono stati portati in detenzione”. Leahy, seguendo in questo la linea presa nei mesi scorsi dal Segretario di Stato Hillary Clinton, ritiene che se i consolati statunitensi vogliono poter aiutare i propri cittadini fermati all’estero, occorre che gli Stati Uniti garantiscano la reciprocità.
FONTI
  • (fonti: All Headline News, 28/06/2011)