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USA - Sono stati resi noti oggi i risultati del sondaggio annuale sulla pena di morte del Death Penalty Information Center

USA - Sono stati resi noti oggi i risultati del sondaggio annuale sulla pena di morte del Death Penalty Information Center

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Sono stati resi noti oggi i risultati del sondaggio annuale sulla pena di morte del Death Penalty Information Center. Il dato principale è che una netta maggioranza di cittadini (61%) preferisce le altre pene piuttosto che la pena di morte. Il 39% preferisce l’ergastolo senza condizionale con l’obbligo di lavorare e risarcire le vittime, il 13% l’ergastolo senza condizionale, e il 9% l’ergastolo “semplice”. Negli stati dove è in vigore la pena di morte, il 38% ha detto che nelle elezioni politiche non tengono conto della posizione dei candidati pro o contro l’abolizione della pena di morte, e il 24% che voterebbe per il candidato favorevole all’abolizione, totalizzando un 62% di elettori che, secondo il DPIC, smentisce l’assunto di molti politici da molti anni, ossia che una posizione contraria alla pena di morte pregiudica l’esito elettorale. Richard Dieter, direttore del DPIC, ha commentato: “Da decenni i politici fanno l’equazione essere duri contro il crimine = pena di morte. Ma non è così. I dati ci confermano che il cittadino è più attento al fatto che i propri soldi vengano spesi bene, e dagli eletti pretende strategie intelligenti e razionali. La pena di morte non è un’alta priorità per gli elettori. Riscontriamo anzi una forte apertura verso l’ergastolo senza condizionale”. Celinda Lake, che ha condotto il sondaggio, ha detto: “È verosimile che vedremo gli americani  prendere le distanze dalla pena di morte a seguito dei problemi di bilancio dei governi locali e statali, e grazie alla maggiore sensibilità degli elettori giovani e degli immigrati latinoamericani (per la loro tradizione cattolica, ndt)”. Gli altri elementi chiave del sondaggio sono: per il 68% degli interpellati gli alti costi sono un elemento “molto” o “abbastanza convincente contro la pena di morte. Gli interpellati hanno dato più importanza, per l’utilizzo dei fondi pubblici, ai servizi di emergenza, alla creazione di posti di lavoro, forze di polizia, prevenzione del crimine, scuole e biblioteche, servizi sanitari, strade, trasporti. Una forte maggioranza (65%) preferirebbe l’ergastolo senza condizionale rispetto alla pena di morte se la cifra risparmiata venisse utilizzata per programmi di prevenzione del crimine. Gli elettori ispanici sono i più propensi alla sostituzione della pena di morte con pena diverse. Le loro obiezioni sono sia legate alla fede religiosa, sia al rischio di pregiudizio razziale. Il sondaggio ha poi analizzato le motivazioni principali di chi non approva la pena capitale: le ineguaglianze e ingiustizie nella sua applicazione, i tempi lunghi sia del processo che degli appelli, che creano problemi ai familiari delle vittime, che ne hanno ritardato il percorso di “guarigione emotiva”, e poi il rischio che vengano giustiziati degli innocenti. Altri trovano ingiusto spendere tanti soldi nei processi e negli appelli mentre si devono tagliare i fondi per altri servizi fondamentali, come la polizia, la scuola, la sanità. Oltre agli ispanici, anche i cattolici sono i più determinati nell’opporre obiezioni morali alla pena di morte. Il sondaggio è stato condotto telefonicamente in maggio su 1500 cittadini iscritti nelle liste elettorali dalla Lake Research Partners. Il margine di errore è +/- 2.5%.
FONTI
  • (fonti: Death Penalty Information Center, 16/11/2010)