USA - Ohio. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato l’annullamento della condanna a morte di Frank Spisak
USA - Ohio. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato l’annullamento della condanna a morte di Frank Spisak
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato l’annullamento della condanna a morte di Frank Spisak. È la seconda volta che la Corte Suprema prende una decisione del genere nel caso di Spisak. Spisak, 58 anni, bianco, con un passato di travestito già in lista per una operazione di cambio di sesso, ad un certo punto della vita ha pensato di essere la reincarnazione di Adolf Hitler, fino al punto di farsi crescere i baffetti e la frangetta per assomigliare al proprio modello. Come “nazista” ha ammesso di aver compiuto una serie di 3 omicidi e 2 tentati omicidi nell’arco di 7 mesi nel 1982 contro persone di razza nera, o persone da lui individuate come “probabili ebrei”, tutte colpite nel campus della Cleveland State University. Le vittime furono il reverendo Horace Rickerson (nero, febbraio 1982), Timothy Sheehan, (50 anni, bianco, agosto 1982) e Brian Warford (17 anni, nero, agosto 1982). Arrestato a seguito di una telefonata anonima, Spisak ha confessato tutti i reati, sostenendo di aver obbedito ad ordini diretti di Dio per una crociata contro i negri e gli ebrei, ed addebitando ad una congiura degli ebrei, che si erano appropriati della sua mente, il fatto che in una fase precedente della propria vita usasse vestire in abiti femminili e parrucca bionda. Condannato a morte il 10 agosto 1983, salutò la sentenza con un “Heil Hitler”. La Corte d’Appello nel 2006 ritenne che la difesa, invece di assecondare la demonizzazione dell’imputato, avrebbe dovuto evidenziare alcuni evidenti elementi di squilibrio mentale. Questa decisione venne annullata una prima volta il 9 ottobre 2007 dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che aveva rimesso il caso alla stessa corte d’appello. L’11 gennaio 2008 (vedi) la Corte d’Appello annullò di nuovo la condanna a morte confermando di ravvedere gli estremi della scarsa assistenza legale ottenuta dall’imputato, nei confronti del quale alcuni elementi della biografia, se adeguatamente illustrati “avrebbero potuto indurre almeno uno dei giurati popolari a rinunciare alla condanna a morte”. Oggi la Corte Suprema ha di nuovo contrastato questa impostazione, evidenziando che Spisak non mostra segni di rimorso, se non per una delle vittime ma in quanto “non veramente ebrea, come avevo creduto”, e che l’imputato tuttora dichiara di voler proseguire nella sua “crociata purificatrice”.
— FONTI
- (fonti: Associated Press, 12/01/2010)
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