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USA - Il rabbino Shmuly Yanklowitz chiede l’abolizione della pena di morte.

USA - Il rabbino Shmuly Yanklowitz chiede l’abolizione della pena di morte.

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Il rabbino Shmuly Yanklowitz, fondatore e Presidente di una associazione di ebrei ortodossi, chiede l’abolizione della pena di morte. Il dr. Yanklowitz, a capo di Uri L'Tzedek, “Movimento per la Giustizia Sociale degli Ebrei Ortodossi”, ha scritto un articolo sul Jewish Journal. “Come Ebrei, come cittadini di una nazione dedicata alla libertà e alla giustizia, noi riteniamo che i governi debbano salvaguardare la dignità e i diritti di ogni essere umano. L’usa della pena di morte, in America, non si attiene a questa regola fondamentale”. Yanklowitz mette in evidenza soprattutto il problema dell’innocenza: “Il nostro sistema americano oggi è carente dal punto di vista degli standard di protezione che devono essere forniti all'imputato, e fa un uso troppo disinvolto della pena di morte”. “è ora di vedere la pena di morte per quello che è, non è una forma di giustizia con qualche problema, ma il sintomo di una ingiustizia che tende a conservare lo status quo, e come tale portatore di disparità razziali”. Il rabbino Yanklowitz, dopo aver citato diversi studi che calcolano che sul totale dei detenuti negli Usa, una percentuale tra il 2 e il 7% sarebbero persone condannate ingiustamente, ha evidenziato la posizione ebraica. “La legge ebraica dà molta importanza al principio che all'innocente debbano essere risparmiate punizioni ingiuste. Basta pensare a quando Dio aveva accettato di risparmiare Sodoma e Gomorra se solo vi si fossero trovati 10 “giusti”. Yanklowitz ha poi elogiato il lavoro di organizzazioni, tipo Innocence Project, che lavorano per aiutare persone condannate ingiustamente. “è il prevalere della giustizia sull'iniquità, e in quanto comunità dobbiamo supportare il loro lavoro. I leader della comunità ebraica dovrebbero chiedere l’abolizione di questa pratica crudele, ma anche per l’inizio di un nuovo paradigma di giustizia equa, giusta, riparativa”.
FONTI
  • (Fonti: Jewish Journal, 17/02/2016)