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USA - Il problema delle false confessioni.

USA - Il problema delle false confessioni.

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Il problema delle false confessioni. In un articolo del New York Times del 23 febbraio ripreso oggi dal DPIC viene recensito il libro “Diritti a rischio: i limiti della libertà nell’America moderna” di David Shipler. Il libro tra le altre cose analizza i principali motivi per i quali durante gli interrogatori di polizia di fatto succede che diversi sospettati confessi reati che non hanno commesso. Le false confessioni sono presenti, ad esempio, nel 24% dei 289 casi di proscioglimento di condannati a morte ufficialmente censiti dal Death Penalty Information Center a seguito di nuovi test del Dna, e quindi “certi”. “Le false confessioni vedono una alta percentuale di minorenni, di malati mentali, di disabili intellettuali, e di persone sotto l’influsso di alcol o droga. Sono persone sensibili alle suggestioni, desiderose di assecondare figure autoritarie, scollegate dalla realtà o incapaci di rinviare le gratificazioni. Le persone molto giovani ad esempio pensano che verranno arrestati se continuano a contraddire gli adulti, e che invece saranno rimandati a casa se li asseconderanno. Ma anche persone adulte di normale intelligenza sono soggette alla manipolazione”. Shipler infatti ha evidenziato che gli investigatori vengono addestrati alle più efficaci tecniche manipolative, a come convincere i sospettati a rinunciare alle proprie garanzie costituzionali, a come utilizzare trucchi e bugie stando bene attenti a rispettare le linee guida minime previste dalle leggi riguardo al rischio di autoincriminazione previsto dal Quinto Emendamento.
FONTI
  • (fonti: DPIC, 14/03/2012)