USA - Il Death Penalty Information Center ha pubblicato il suo rapporto annuale
USA - Il Death Penalty Information Center ha pubblicato il suo rapporto annuale
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Nel 2009 sono diminuite le condanne a morte ma sono aumentate le esecuzioni. Secondo il Rapporto Annuale sulla pena di morte reso noto oggi dal Death Penalty Information Center, anche il 2009, per il 7° anno consecutivo, ha registrato una diminuzione delle condanne a morte, che quest’anno, calcola il DPIC, si dovrebbero fermare a 106, il numero più basso da quando, nel 1976, gli Usa hanno reintrodotto la pena di morte. Si tratta d una diminuzione di 2/3 rispetto al record che venne registrato nel 1994 con 328 condanne a morte. “L’intero decennio è stato contrassegnato dalla diminuzione dell’uso della pena di morte” ha dichiarato Richard Dieter, direttore esecutivo del DPIC. Il calo più vistoso è quello del Texas, che quest’anno ha avuto 9 condanne, contro le 34 di media negli anni ’90. Un ex vice procuratore distrettuale a Houston, Vic Wisner, attribuisce il dato a un “Costante tam tam dei media sul tema di condanne sospette e condanne ribaltate in assoluzioni (“exonerations”), che ha veramente modificato le scelte dei giurati popolari” Wisner ha ricordato che se da un lato i sondaggi continuano a confermare il favore “teorico” nei confronti della pena di morte, ma quando poi il singolo viene chiamato a far parte di una giuria popolare, il rischio che venga commesso un errore giudiziario che una esecuzione renderebbe irreversibile frena l’utilizzo effettivo della pena di morte. Oltre a quello del Texas, l’altro dato di assoluto rilievo è quello della Virginia, stato che di solito è secondo solo al Texas per numero di esecuzioni. Mentre negli anni ’90 la Virginia condannava a morte in media 6 persone l’anno, nel 2009 è stata emessa una sola condanna a morte, e in tutto, negli scorsi 5 anni, sono state messe solo 6 condanne a morte.
Il Rapporto segnala, di contro alla diminuzione delle condanne, un aumento di esecuzioni, che sono state 52 contro le 37 del 2008 e le 42 del 2007, anni in cui, però, per diversi mesi (dal settembre 2007 al maggio 2008) è stata in vigore una moratoria de facto in attesa della sentenza della Corte Suprema del 16 aprile 2008 (vedi) sulla costituzionalità del protocollo dell’iniezione letale (caso Baze v. Rees del Kentucky). Le 52 esecuzioni sono avvenute in 11 stati diversi. Il 90% delle esecuzioni sono state compiute in stati del Sud, quasi metà delle quali (24) nel solo stato del Texas. Il secondo stato con il maggior numero di esecuzioni (6) è stato l’Alabama
Il rapporto segnala che nel corso del 2009 si è registrata l’abolizione della pena di morte da parte del New Mexico, che è il 15° stato ad aver fatto questa scelta. Il rapporto ricorda che il governatore Bill Richardson ha ratificato la legge dopo aver ricordato gli alti costi della pena di morte, e aver definito le considerazioni economiche “una ragione valida in questa epoca di austerity e di budget ridotti”.
In 11 hanno in valutazione proposte di legge per abolire la pena di morte, con i parlamentari che spesso citano gli alti costi legati alla lunga procedura nel corso della quale al condannato a morte devono essere garantiti un numero particolarmente alto di diritti, e gli alti costi di detenzione, considerevolmente più alti rispetto ai penitenziari di massima sicurezza per i detenuti condannati “solo” all’ergastolo. Nel corso del 2009 i casi più rilevanti sono stati:
- l’esecuzione di John Allen Muhammad, detto “Il cecchino di Washington”, accusato di almeno 10 omicidi avvenuti nel 2002 nell’area intorno a Washington. Muhammad è stato giustiziato il 10 novembre in Virginia;
- l’esecuzione di Kenneth Biros, avvenuta l’8 dicembre in Ohio. Biros è stata la prima persona negli Stati Uniti a venir giustiziata con un nuovo protocollo dell’iniezione letale composta da una overdose di barbiturico;
- la fallita esecuzione di Romell Broom il 15 settembre in Ohio, sospesa dopo che per due ore gli addetti avevano compiuto diversi tentativi, tutti falliti, di infilare l’ago nelle vene in varie parti del corpo. Questa fallita esecuzione ha dato il via alla modifica del protocollo applicato poi su Biros, protocollo che ora prevede anche una soluzione “di riserva” affidata a due farmaci da iniettare intramuscolo. Ma Broom ha sollevato eccezione di incostituzionalità quando gli è stata fissata una nuova data di esecuzione con il nuovo protocollo, sostenendo che il primo tentativo ha costituito “punizione crudele e inusuale” (la formula contenuta nella costituzione a proposito delle pene vietate). La Corte Suprema esaminerà questo ricorso nei mesi a venire, con un responso che gli esperti non danno per scontato né in senso né in un altro.
Le esecuzioni sono sospese in California, Maryland, Kentucky e nel sistema federale, a causa di ricorsi contro il protocollo dell’iniezione letale. Il 28 maggio il Nebraska ha adottato l’iniezione letale come principale metodo di esecuzione, mentre prima era l’unico stato ad avere ancora la sedia elettrica come protocollo di esecuzione primario. La sedia elettrica rimane disponibile se è il condannato a richiederla, cosa che, unico nel corso del 2009, ha fatto Larry Bill Elliott in Virginia il 17 novembre. Nel corso del 2009 sono state “esonerate” (il termine sta ad indicare persone prima condannate a morte e poi prosciolte in un secondo momento, spesso dopo molti anni di ricorsi) 9 persone, quasi tutte grazie a nuovi test del Dna. Si tratta del numero più alto di “esonerati” in un solo anno da quando la pena di morte è stata reintrodotta negli Stati Uniti 33 anni fa. In Georgia molta attenzione, anche a livello internazionale, ha sollevato la vicenda di Troy Davis, un caso in cui molti elementi fanno pensare a una condanna sbagliata, ma i cui ricorsi sono spesso stati respinti per meri motivi di procedura. La Corte Suprema ad agosto ha disposto una sospensione dell’esecuzione con una sentenza importante, in cui si dice espressamente che di fronte a elementi di probabile innocenza così evidenti occorre dare tempo e modo all’imputato per perfezionare i propri ricorsi anche quando, da un punto di vista formale, sarebbero scaduti i termini di legge per alcuni tipi di ricorsi.
La Camera del New Hampshire ha approvato un disegno di legge abolizionista, che poi il Senato ha accantonato dopo che il governatore John Lynch, Democratico, aveva preannunciato il veto. Come soluzione di compromesso Camera e Senato hanno approvato un disegno di legge che istituisce una “Commissione di Studio” sulla pena di morte. C’è da dire che in New Hamphire non è stata compiuta nessuna esecuzione negli ultimi 70 anni, e attualmente c’è una sola persona nel braccio della morte. Sono ancora 35 gli stati ad avere in vigore la pena di morte, ma nel 2009 solo 11 hanno compiuto esecuzioni: Texas (24), Alabama (6), Ohio (5), Georgia (3), Oklahoma (3), Virginia (3), Florida (2), South Carolina (2), Tennessee (2), Indiana (1) e Missouri (1).
Il Rapporto segnala, di contro alla diminuzione delle condanne, un aumento di esecuzioni, che sono state 52 contro le 37 del 2008 e le 42 del 2007, anni in cui, però, per diversi mesi (dal settembre 2007 al maggio 2008) è stata in vigore una moratoria de facto in attesa della sentenza della Corte Suprema del 16 aprile 2008 (vedi) sulla costituzionalità del protocollo dell’iniezione letale (caso Baze v. Rees del Kentucky). Le 52 esecuzioni sono avvenute in 11 stati diversi. Il 90% delle esecuzioni sono state compiute in stati del Sud, quasi metà delle quali (24) nel solo stato del Texas. Il secondo stato con il maggior numero di esecuzioni (6) è stato l’Alabama
Il rapporto segnala che nel corso del 2009 si è registrata l’abolizione della pena di morte da parte del New Mexico, che è il 15° stato ad aver fatto questa scelta. Il rapporto ricorda che il governatore Bill Richardson ha ratificato la legge dopo aver ricordato gli alti costi della pena di morte, e aver definito le considerazioni economiche “una ragione valida in questa epoca di austerity e di budget ridotti”.
In 11 hanno in valutazione proposte di legge per abolire la pena di morte, con i parlamentari che spesso citano gli alti costi legati alla lunga procedura nel corso della quale al condannato a morte devono essere garantiti un numero particolarmente alto di diritti, e gli alti costi di detenzione, considerevolmente più alti rispetto ai penitenziari di massima sicurezza per i detenuti condannati “solo” all’ergastolo. Nel corso del 2009 i casi più rilevanti sono stati:
- l’esecuzione di John Allen Muhammad, detto “Il cecchino di Washington”, accusato di almeno 10 omicidi avvenuti nel 2002 nell’area intorno a Washington. Muhammad è stato giustiziato il 10 novembre in Virginia;
- l’esecuzione di Kenneth Biros, avvenuta l’8 dicembre in Ohio. Biros è stata la prima persona negli Stati Uniti a venir giustiziata con un nuovo protocollo dell’iniezione letale composta da una overdose di barbiturico;
- la fallita esecuzione di Romell Broom il 15 settembre in Ohio, sospesa dopo che per due ore gli addetti avevano compiuto diversi tentativi, tutti falliti, di infilare l’ago nelle vene in varie parti del corpo. Questa fallita esecuzione ha dato il via alla modifica del protocollo applicato poi su Biros, protocollo che ora prevede anche una soluzione “di riserva” affidata a due farmaci da iniettare intramuscolo. Ma Broom ha sollevato eccezione di incostituzionalità quando gli è stata fissata una nuova data di esecuzione con il nuovo protocollo, sostenendo che il primo tentativo ha costituito “punizione crudele e inusuale” (la formula contenuta nella costituzione a proposito delle pene vietate). La Corte Suprema esaminerà questo ricorso nei mesi a venire, con un responso che gli esperti non danno per scontato né in senso né in un altro.
Le esecuzioni sono sospese in California, Maryland, Kentucky e nel sistema federale, a causa di ricorsi contro il protocollo dell’iniezione letale. Il 28 maggio il Nebraska ha adottato l’iniezione letale come principale metodo di esecuzione, mentre prima era l’unico stato ad avere ancora la sedia elettrica come protocollo di esecuzione primario. La sedia elettrica rimane disponibile se è il condannato a richiederla, cosa che, unico nel corso del 2009, ha fatto Larry Bill Elliott in Virginia il 17 novembre. Nel corso del 2009 sono state “esonerate” (il termine sta ad indicare persone prima condannate a morte e poi prosciolte in un secondo momento, spesso dopo molti anni di ricorsi) 9 persone, quasi tutte grazie a nuovi test del Dna. Si tratta del numero più alto di “esonerati” in un solo anno da quando la pena di morte è stata reintrodotta negli Stati Uniti 33 anni fa. In Georgia molta attenzione, anche a livello internazionale, ha sollevato la vicenda di Troy Davis, un caso in cui molti elementi fanno pensare a una condanna sbagliata, ma i cui ricorsi sono spesso stati respinti per meri motivi di procedura. La Corte Suprema ad agosto ha disposto una sospensione dell’esecuzione con una sentenza importante, in cui si dice espressamente che di fronte a elementi di probabile innocenza così evidenti occorre dare tempo e modo all’imputato per perfezionare i propri ricorsi anche quando, da un punto di vista formale, sarebbero scaduti i termini di legge per alcuni tipi di ricorsi.
La Camera del New Hampshire ha approvato un disegno di legge abolizionista, che poi il Senato ha accantonato dopo che il governatore John Lynch, Democratico, aveva preannunciato il veto. Come soluzione di compromesso Camera e Senato hanno approvato un disegno di legge che istituisce una “Commissione di Studio” sulla pena di morte. C’è da dire che in New Hamphire non è stata compiuta nessuna esecuzione negli ultimi 70 anni, e attualmente c’è una sola persona nel braccio della morte. Sono ancora 35 gli stati ad avere in vigore la pena di morte, ma nel 2009 solo 11 hanno compiuto esecuzioni: Texas (24), Alabama (6), Ohio (5), Georgia (3), Oklahoma (3), Virginia (3), Florida (2), South Carolina (2), Tennessee (2), Indiana (1) e Missouri (1).
— FONTI
- (fonti: CNN, New York Times, Washington Post, 17/12/2009)
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