Nessuno tocchi Caino
STATI UNITI D'AMERICA

USA - I figli di Julius ed Ethel Rosenberg, giustiziati nel 1953 per spionaggio a favore dell’Unione Sovietica, riconoscono per la prima volta che l’accusa probabilmente era vera.

USA - I figli di Julius ed Ethel Rosenberg, giustiziati nel 1953 per spionaggio a favore dell’Unione Sovietica, riconoscono per la prima volta che l’accusa probabilmente era vera.

2 MIN DI LETTURA
I figli di Julius ed Ethel Rosenberg, giustiziati nel 1953 per spionaggio a favore dell’Unione Sovietica, riconoscono per la prima volta che l’accusa probabilmente era vera. Fino ad oggi avevano sempre sostenuto l’innocenza dei genitori, ma la scorsa settimana, in una intervista al New York Times, un caro amico dei coniugi Rosembreg, l’oggi novantunenne Morton Sobell, ha ammesso di aver trafugato segreti militari ed industriali assieme a Julius Rosenberg, per passarli all’Unione Sovietica. Sobell, che nel 1951 era stato arrestato assieme ai coniugi Rosembreg, ed ha poi scontato 18 anni di carcere con l’accusa di spionaggio, ha detto che le carte da loro passate all’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale non riguardavano segreti nucleari. Anche Sobel fino alla scorse settimana si era sempre dichiarato innocente. I due figli dei Rosembreg, Michael e Robert, avevano rispettivamente 10 e 6 anni quando, nel 1953, la coppia di spie venne giustiziata. Da allora hanno più volte fatto causa al governo statunitense per ottenere documenti riservati e atti del processo, e hanno sempre propugnato l’innocenza dei genitori. Ma nei giorni scorsi, in due distinte interviste al New York Times, entrambe hanno detto di “non aver ragioni per dubitare della veridicità di quanto rivelato dall’amico Morty”, e di non essere quindi più intenzionati a pretendere la riabilitazione per il loro padre. Entrambe hanno però sostenuto che tuttora non ci sono prove che la madre fosse coinvolta in prima persona. “Certo, come ha detto Sodel nella sua intervista, lei sapeva, ed era solidale con nostro padre, ma crediamo che non abbia fatto niente di concreto. Comunque le cose consegnate ai sovietici non erano di primaria importanza, e che le parti relativa alla bomba atomica nel migliore dei casi era cose “superflue”, che i sovietici avevano già acquisito anche da altre fonti”. E per quanto oggi siano convinti che il padre abbia effettivamente svolto operazioni di spionaggio in favore dei sovietici, rimane il fatto che durante il processo molti passaggi siano stati forzati, alcune prove falsificate, e soprattutto sulla posizione della madre rimangono ancora molti dubbi.
FONTI
  • (fonti: Associated Press, 18/09/2008)