USA - Funzionari di polizia si esprimono contro la pena di morte
USA - Funzionari di polizia si esprimono contro la pena di morte
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Funzionari di polizia si esprimono contro la pena di morte. Alcuni funzionari di polizia statunitensi ed europei, con incarichi direttivi in associazioni di categoria, hanno scritto un articolo per il San Jose Mercury News, un importante quotidiano californiano. James Abbott, Antonio Cluny, Bob Denmark e Ronald Hampton hanno riassunto la situazione degli Stati Uniti: “Nell’ultimo decennio le esecuzioni sono diminuite del 50%, e il numero di condanne a morte è costantemente diminuito. In qualità di funzionari di polizia con decenni di esperienza, riteniamo che per le società sia meglio non avere la pena di morte. Ci siamo recentemente riuniti a Washington, D.C. per il Primo Dialogo Internazionale tra Operatori Professionali di Polizia, ed affrontando il tema della pena di morte abbiamo riscontrato importanti punti di consenso. L’Europa ha abbandonato da tempo la pena di morte, ma le nazioni europee hanno più basse percentuali di omicidi, e più alte percentuali di casi risolti rispetto agli Usa. All’interno degli Stati Uniti, gli stati in cui è in vigore la pena di morte hanno solitamente percentuali di omicidi più alte rispetto agli stati che non usano più la pena di morte. Ad esempio gli stati del Sud hanno percentuali di omicidi più alte rispetto alle altre regioni in cui viene tradizionalmente suddiviso il territorio Usa, eppure compiono l’82% di tutte le esecuzioni del paese. L’argomento che la pena di morte costituisca un deterrente è debole, e va contro la nostra esperienza di investigatori: la maggior parte dei criminali non pensa in anticipo a quali potrebbero essere le conseguenze dei reati commessi. Di fatto, i criminali pensano che non saranno mai presi. La pena di morte, così come è applicata adesso, è troppo casuale perché possa avere un effetto deterrente. Ad esempio, se giustizi un killer a pagamento, non dissuaderai un terrorista, e se giustizi un terrorista, non dissuaderai un giovanotto che entra per rubare in un appartamento, viene sorpreso dal padrone di casa, e lo uccide. I politici statunitensi a volte sostengono che la pena di morte è necessaria come deterrente all’uccisione di poliziotti. Ma se uno di noi venisse ucciso, noi non ci preoccuperemmo che il responsabile venisse giustiziato, quanto piuttosto che i nostri familiari ricevessero aiuto e assistenza. Noi abbiamo visto quanto sia difficile per i familiari delle vittime passare attraverso anni e anni di processi e appelli, e sarebbe l’ultima cosa che desidereremmo per i nostri propri familiari. L’idea che la pena di morte dia “sollievo” alle vittime è un mito”. “Un altro mito è che solo i colpevoli vengano giustiziati. Possiamo tutti noi raccontare di casi in cui esperti poliziotti erano convinti di aver identificato il colpevole, per poi scoprire tempo dopo di aver preso la persona sbagliata. Anche quando la polizia fa il suo lavoro in maniera professionale e in buona fede, c’è sempre il margine per errori, e persone innocenti verranno condannate. È difficile immaginare tragedie più grandi, ma almeno con l’ergastolo senza condizionale c’è la speranza di poter riaprire un caso se nuove prove diventano disponibili. La morte invece è irreversibile”. Specialmente in un periodo in cui negli Usa come nel resto del mondo i budget vengono tagliati, la pena di morte potrebbe essere un sistema che i governi non possono più permettersi, perché è un sistema che costa molto di più delle pene alternative. In California ad esempio ogni anno la pena di morte comporta un aggravio di spesa di 125 milioni di dollari rispetto ad un sistema che comportasse l’ergastolo senza condizionale come pena massima, una pena che comunque garantisce che un criminale pericoloso non torni mai più sulle strade. Tutto il denaro che gli stati spendono per la pena di morte potrebbe essere usato per assumere più poliziotti, addestrarli meglio, dotarli di attrezzature migliori, risolvere casi “freddi”, e soprattutto in prevenzione. Visto che le nostre risorse sono limitate, dovremmo spenderle per programmi che funzionino. In Europa si commettono crimini violenti come negli Stati Uniti, ma in Europa si sono trovati mezzi per proteggere i cittadini senza ricorrere alla pena di morte. Il Portogallo ad esempio ha abolito la pena di morte nel 1864, e non ha mai seriamente preso in considerazione l’idea di reintrodurla. Nemmeno quando nel 1974 il paese ha sperimentato la violenza politica e il terrorismo organizzato durante una rivoluzione nel 1974. Se i terroristi fossero stati messi a morte, avrebbero potuto diventare dei martiri, e la violenza avrebbe potuto continuare. Alcuni assassini meritano la pena di morte? Forse sì, ma è una reazione emotiva. Non è qualcosa su cui basare la condotta pubblica, o per garantire sicurezza ai cittadini. Più stati dovrebbero seguire l’esempio del New Jersey (che ha abolito la pena di morte nel dicembre 2007, ndt) e degli altri 15 stati che non hanno la pena di morte, e abolirla, sostituendola con l’ergastolo senza condizionale. Sempre più americani riconoscono che l’ergastolo senza condizionale è una pena durissima, protegge la popolazione, e mette al riparo da errori giudiziari irreversibili, il tutto rendendo inoltre disponibili fondi per efficaci misure anticrimine. Questo è un modo migliore di rendere giustizia alle vittime, e di prevenire la violenza. (James Abbott è il capo della polizia di West Orange, New Jersey, ed ha fatto parte della Commissione statale che ha studiato la pena di morte. António Cluny è il procuratore generale del Portogallo. Bob Denmark è da 30 anni nella polizia britannica, dove ha ricoperto il grado di Sovrintendente della squadra investigativa del Lancashire Constabulary. Ronald Hampton è da 23 anni nella polizia del District of Columbia (Washington) ed è il direttore del National Black Police Association International Leadership Institute, una associazione di poliziotto di colore.
— FONTI
- (fonti: San Jose Mercury News, 08/01/2011)
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