USA - Consuntivo annuale: esecuzioni diminuite del 12%, condanne a morte aumentate del 2%, e molti governatori eletti quest’anno nonostante la loro posizione contraria alla pena di morte
USA - Consuntivo annuale: esecuzioni diminuite del 12%, condanne a morte aumentate del 2%, e molti governatori eletti quest’anno nonostante la loro posizione contraria alla pena di morte
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Consuntivo annuale sulla pena di morte negli Stati Uniti pubblicato dal Dath Penalty Information Center: esecuzioni diminuite del 12%, condanne a morte aumentate del 2%, e molti governatori eletti quest’anno nonostante la loro posizione contraria alla pena di morte. Il tradizionale rapporto di fine anno del DPIC (Year’s End Report) registra che le esecuzioni nel 2010 sono state 46, contro le 52 del 2009. Si tratta di una diminuzione del 12%, che diventa di oltre il 50% se si prendono a raffronto le 98 esecuzioni del 1999. Nel Texas le esecuzioni sono diminuite del 29% rispetto all’anno precedente (17 quest’anno, 24 nel 2009). Praticamente stabili rimangono invece le condanne a morte: sono state 112 nel 2009, salgono a 114 nel 2010. Le 112 condanne del 2009 costituirono il numero più basso di nuove condanna morte messe dalla reintroduzione dlela pena capitale nel 1976, e il risultato di ques’anno è il secondo minor numero da allora. Il calo delle condanne a morte ha riguardato tutte e quattro le regioni in cui per consuetudine sono divisi gli Stati Uniti. Nel complesso la diminuzione rispetto agli anni ’90 è del 50%. Richard Dieter, Direttore Esecutivo del DPIC e autore del Rapporto, ha così commentato i dati: “le concause sono molteplici: gli alti costi dei processi capitali in un periodo in cui tutti i budget statali vengono tagliati, il rischio che vengano giustiziati degli innocenti, la percezione che la pena di morte sia più applicata verso certe fasce sociali che verso altre, o altri motivi… sta di fatto che la nazione nel 2010 ha continuato nel suo allontanamento dalla pena di morte”. Sul fronte politico, nonostante lo spostamento generale verso i candidati repubblicani registrato nelle elezioni d’autunno, candidati che si sono presentati come “problematici” rispetto alla pena di morte sono stati eletti in tutto il paese, compresi i governatori di California, Connecticut, Maryland, New York, Kansas e Illinois. Per esempio, Jerry Brown e Kamala Harris sono stati eletti come Governatore e Attorney General della California, nonostante gli avversari avessero comprato spazi pubblicitari televisivi per attaccarli duramente proprio sulla questione della pena di morte. Daniel Malloy, che è contrario alla pena di morte, è stato eletto governatore del Connecticut mentre lo stato era attraversato da un dibattito molto emotivo su un grave fatto di sangue. In Kansas è stato eletto come nuovo governatore Sam Brownback, un conservatore che ha espresso riserve morali sulla pena di morte. Dieter: “Le elezioni di quest’anno confermano i risultati dei sondaggi, secondo i quali i cittadini, a differenza di quanto pensano molti politici, non ritengono che l’essere favorevoli alla pena di morte sia indispensabile per un candidato. Molti cittadini infatti pensano che le questioni economiche, o la creazione di posti di lavoro, abbiano maggior priorità. Un sondaggio di quest’anno condotto da Lake Research Partners (vedi 16 novembre) ha registrato un fortissimo consenso bi-partisan (80% tra Repubblicani, Democratici, Conservatori, Moderati e Liberali) all’istanza di fare tutto il possibile per evitare che possano essere giustiziati degli innocenti. Nello stesso sondaggio, una netta maggioranza (61%) è favorevole ai vari tipi di ergastolo, e di fronte all’ipotesi dell’ergastolo senza condizionale e con l’obbligo di lavorare per risarcire le vittime, solo il 33% insiste nel preferire la pena di morte. Il 62% degli elettori negli stati dove è ancora in vigore la pena di morte ha dichiarato che voterebbe per un candidato che fosse contrario alla pena di morte. Per il 24% sarebbe il voto privilegiato, per il 38% sarebbe un voto “disponibile”, nel senso che hanno dichiarato sceglierebbero il candidato rispetto ad altre istanze, e una volta scelto non sarebbero disturbati da una sua eventuale posizione abolizionista. In Texas durante l’anno sono emersi elementi concreti che portano a ritenere che due persone siano state giustiziate ingiustamente (Cameron Willingham e Claude Jones). Inoltre, quest’anno c’è stato il proscioglimento di Anthony Graves dopo 18 anni di carcere, 12 dei quali nel braccio della morte. Il rappresentante della pubblica accusa, in aula, ha detto: “Riesaminando gli atti non abbiamo trovato una sola prova credibile che colleghi Graves all’omicidio… Graves è un uomo innocente”. Graves è stato scarcerato il 27 ottobre (vedi). Solo 12 stati hanno compiuto esecuzioni: 17 il Texas, 8 l’Ohio, 5 l’Alabama, 3 Mississippi, Oklahoma e Virginia, 2 la Georgia, 1 l’Arizona, Florida, Louisiana, Utah e Washington. Da quando sono riprese le esecuzioni nel 1976, l’82% sono avvenute al Sud.
— FONTI
- (fonti: DPIC, Associated Press, 20/12/2010)
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