USA - California. Un gruppo di vittime avvia azione legale per accelerare le esecuzioni.
USA - California. Un gruppo di vittime avvia azione legale per accelerare le esecuzioni.
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Un gruppo di vittime avvia azione legale per accelerare le esecuzioni. La Criminal Justice Legal Foundation, con base a Sacramento, ha avviato oggi una azione legale per conto di due familiari di vittime uccise più di 30 anni fa. Chiedono che la Sacramento County Superior Court obblighi l’Amministrazione Penitenziaria ad adottare entro 30 giorni un protocollo provvisorio basato su un singolo farmaco, ed immediatamente dopo di procedere verso la stabilizzazione di questo protocollo “provvisorio”. L’iniziativa è presa per conto di Kermit Alexander, cui nel 1984 un rapinatore uccise madre, sorella e 2 nipoti, e Bradley Winchell, cui nel 1983 un uomo ha violentato e ucciso la sorella. In California l’ultima esecuzione risale al 2006. Da allora una serie di azioni legali e decisioni giudiziarie ha messo sotto accusa il protocollo di esecuzione. Alle azioni legali si è sovrapposta la crescente difficoltà a reperire i farmaci letali. Nell’aprile 2012, nel tentativo di aggirare un intrico ormai complesso di azioni giudiziarie, il Governatore Jerry Brown aveva dato incarico ai funzionari dell’amministrazione penitenziaria di elaborare un protocollo basato su singolo farmaco. Il cambio di protocollo venne annunciato ufficialmente l’11 marzo 2013, da allora però anche il reperimento del barbiturico da utilizzare per questo tipo di protocollo è diventato difficoltoso. In due lettere praticamente identiche inviate a settembre a Jeffrey Beard, segretario dell’Aministrazione Penitenziaria, Alexander e Winchell hanno scritto che l’uccisione dei loro cari è avvenuta 30 anni fa, “eppure non c’è in vista una conclusione della vicenza” e questo accade solo per colpa dell’amministrazione penitenziaria che non redige protocolli adeguati. La più recente azione giudiziaria sulla pena di morte nello stato è la sentenza emessa il 16 luglio (vedi) dal giudice federale Cormac Carney che ha annullato una condanna a morte e nel suo provvedimento ha dichiarato incostituzionale la pena di morte in California per la lentezza e arbitrarietà con cui viene applicata, sconfinando nella tortura, ossia nella “punizione crudele ed inusuale” che viene esplicitamente vietata dall’8° emendamento alla costituzione degli Stati Uniti. Il giudice Carney, considerato un conservatore, nominato giudice federale nel 2003 dal presidente George W. Bush, nel suo provvedimento ha definito il sistema della pena di morte, così come è in vigore in California, “arbitrario e completamente disfunzionale”. Ha ricordato che da quando gli elettori hanno votato per la reintroduzione della pena di morte nel 1978 oltre 900 persone sono state condannate a morte, e di queste solo 13 sono state giustiziate. Ha poi ricordato che dal 2006 le esecuzioni sono sospese per una serie di ricorsi legali pendenti, e che ormai oltre il 20% dei 748 detenuti attualmente nel braccio della morte dello stato ha compiuto 60 anni, e che molti di loro sono nel braccio della morte da oltre 25 anni. Almeno 17 detenuti hanno terminato la serie di possibili appelli, ma non è prevista in alcun modo la loro esecuzione, visto che lo stato, al momento, non ha nemmeno in vigore un protocollo di esecuzione che sia stato approvato. Il giudice ha poi notato che mentre in altri stati sono i detenuti ad allungare in ogni modo possibile la serie di appelli e ricorsi, i ritardi in California nascono da carenze del sistema, e alla fine, quando su 900 persone condannate solo 13 vengono giustiziate, e non perché queste 13 abbiano commesso reati più gravi degli altri ma solo per una serie di cause concomitanti esterne, si deve riconoscere che un sistema giudiziario così congegnato è ingiusto, e non svolge più né un compito di deterrenza, né svolge la sua funzione “retributiva”. Con questa premessa il giudice Carney ha accolto il ricorso di Ernest D. Jones, che aveva citato in giudizio Kevin Chappell, direttore del penitenziario di San Quentin, dove è ubicato il braccio della morte della California. Secondo gli osservatori, la decisone del giudice federale non ha effetti immediati, visto che le esecuzioni sono già sospese da tempo per altri motivi e non è previsto che possano riprendere a breve. Avrà invece conseguenze se il ricorso presentato del procuratore generale Kamala Harris verrà respinto dalla Corte d’Appello del 9° Circuito, la corte d’appello federale competente per la California. Nel novembre 2012 un referendum popolare per l’abolizione della pena di morte ottenne solo il 47% dei consensi, e se la dichiarazione di incostituzionalità dovesse “reggere” sarebbe più facile per i parlamentari favorevoli all’abolizione ottenere una legge in tal senso. Gli esperti però non fanno previsioni a lungo termine, considerando che il procuratore generale probabilmente presenterebbe un ulteriore appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti, corte che negli ultimi anni si è dimostrata più volte riluttante a dichiarare incostituzionale la pena di morte nel complesso, preferendo affrontare solo aspetti parziali della vicenda.
— FONTI
- (Fonte: Associated Press, 06/11/2014)
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