Una ragazza di 16 anni, Atefeh Rajabi, è stata impiccata...
Una ragazza di 16 anni, Atefeh Rajabi, è stata impiccata in pubblico nella città di Neka, nel nord dell'Iran domenica
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Una ragazza di 16 anni, Atefeh Rajabi, è stata impiccata in pubblico nella città di Neka, nel nord dell'Iran domenica. Lo ha reso noto la Commissione delle donne del Consiglio della resistenza iraniana.
La condanna a morte è stata pronunciata dal capo del tribunale di Neka, in seguito confermata dalla Corte Suprema, è stata eseguita con l'approvazione di Mahmoud Shahroudi, capo del potere giudiziario del regime dei mullah.
Nel corso del processo, l'adolescente non ha avuto l'assistenza di un avvocato e gli sforzi della famiglia per trovargliene uno non hanno avuto alcun effetto.
Atefeh si è difesa da sola. Ha dichiarato a Haj Reza'i, il giudice che presiedeva l'udienza, che se fosse stato una persona seria avrebbe dovuto perseguire i principali istigatori della corruzione morale e non le vittime.
La sua coraggiosa difesa ha indispettito il giudice penale che l'ha condannata a morte nonostante la pena, anche in base alla legge iraniana, non potesse essere l'esecuzione.
Il giudice ha seguito personalmente il dossier della pena di morte di Ateqeh, contrariamente a tutte le procedure normali, fino ad ottenere l'approvazione da parte ella Corte Suprema.
Dopo l'esecuzione, Reza'i ha dichiarato che la pena non era la morte ma che aveva deciso di giustiziare la ragazza per la sua "lingua tagliente".
La condanna a morte è stata pronunciata dal capo del tribunale di Neka, in seguito confermata dalla Corte Suprema, è stata eseguita con l'approvazione di Mahmoud Shahroudi, capo del potere giudiziario del regime dei mullah.
Nel corso del processo, l'adolescente non ha avuto l'assistenza di un avvocato e gli sforzi della famiglia per trovargliene uno non hanno avuto alcun effetto.
Atefeh si è difesa da sola. Ha dichiarato a Haj Reza'i, il giudice che presiedeva l'udienza, che se fosse stato una persona seria avrebbe dovuto perseguire i principali istigatori della corruzione morale e non le vittime.
La sua coraggiosa difesa ha indispettito il giudice penale che l'ha condannata a morte nonostante la pena, anche in base alla legge iraniana, non potesse essere l'esecuzione.
Il giudice ha seguito personalmente il dossier della pena di morte di Ateqeh, contrariamente a tutte le procedure normali, fino ad ottenere l'approvazione da parte ella Corte Suprema.
Dopo l'esecuzione, Reza'i ha dichiarato che la pena non era la morte ma che aveva deciso di giustiziare la ragazza per la sua "lingua tagliente".
— FONTI
- (Fonti: Commissione delle donne del Consiglio della resistenza iraniana, 19/8/2004)
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