Una delegazione di Reporters Sans Frontieres ha visitato...
Una delegazione di Reporters Sans Frontieres ha visitato il Ruanda tra il 2 e il 10 ottobre 2001, per esaminare la situazione della libertà di stampa nel paese ed in particolare la nuova legge sulla stampa, approvata dal parlamento il 28 settembre 2001
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Una delegazione di Reporters Sans Frontieres ha visitato il Ruanda tra il 2 e il 10 ottobre 2001, per esaminare la situazione della libertà di stampa nel paese ed in particolare la nuova legge sulla stampa, approvata dal parlamento il 28 settembre 2001.
Ci sono almeno 10 giornalisti nelle carceri ruandesi, tutti accusati di partecipazione in varie forme al genocidio del 1994. RSF crede che soltanto due degli arresti siano legati alla libertà di stampa e alle attività professionali dei giornalisti prigionieri. Si tratta di Dominique Makeli eTatiana Mukakibibi.
Nel 1996, 1999 e 2001, le autorità hanno stilato una lista di "criminali di prima categoria", inserendo queste persone come sospettati di essere i "pianificatori, organizzatori, incitatori e supervisori del genocidio" e gli autori di "atti di torture sessuali".
La lista contiene circa 2.900 nomi, compresi 29 giornalisti. Rischiano tutti la pena di morte.
La nuova legge sulla stampa è stata approvata dal parlamento il 28 settembre 2001. Il testo deve essere valutato dalla corte suprema prima di passare al capo dello stato.
I giornalisti locali hanno fatto particolare attenzione a tre articoli delle legge: l'88, l'89 e il 90.
L'articolo 88 del disegno di legge (il testo finale approvato dal parlamento non era disponibile al momento della pubblicazione di questa notizia) stabilisce che "chiunque inciti parte della popolazione ruandese per mezzo della stampa a commettere genocidio, anche se non viene seguito, è punibile con il carcere dai 20 anni all'ergastolo".
L'articolo 89stabilisce: "chiunque provi ad incitare parte della popolazione ruandese a commettere genocidio per mezzo della stampa ... rischia la pena di morte".
Numerosi giornalisti contestano che una misura del genere sia scritta nella legge sulla stampa e non nel codice penale o nella legge sul genocidio.
La paura principale è l'abuso che potrebbe essere fatto di questi articoli. RSF sostiene in particolare che questo lasci la porta aperta a sentenze arbitrarie contro i giornalisti critici o i membri dell'opposizione.
Ci sono almeno 10 giornalisti nelle carceri ruandesi, tutti accusati di partecipazione in varie forme al genocidio del 1994. RSF crede che soltanto due degli arresti siano legati alla libertà di stampa e alle attività professionali dei giornalisti prigionieri. Si tratta di Dominique Makeli eTatiana Mukakibibi.
Nel 1996, 1999 e 2001, le autorità hanno stilato una lista di "criminali di prima categoria", inserendo queste persone come sospettati di essere i "pianificatori, organizzatori, incitatori e supervisori del genocidio" e gli autori di "atti di torture sessuali".
La lista contiene circa 2.900 nomi, compresi 29 giornalisti. Rischiano tutti la pena di morte.
La nuova legge sulla stampa è stata approvata dal parlamento il 28 settembre 2001. Il testo deve essere valutato dalla corte suprema prima di passare al capo dello stato.
I giornalisti locali hanno fatto particolare attenzione a tre articoli delle legge: l'88, l'89 e il 90.
L'articolo 88 del disegno di legge (il testo finale approvato dal parlamento non era disponibile al momento della pubblicazione di questa notizia) stabilisce che "chiunque inciti parte della popolazione ruandese per mezzo della stampa a commettere genocidio, anche se non viene seguito, è punibile con il carcere dai 20 anni all'ergastolo".
L'articolo 89stabilisce: "chiunque provi ad incitare parte della popolazione ruandese a commettere genocidio per mezzo della stampa ... rischia la pena di morte".
Numerosi giornalisti contestano che una misura del genere sia scritta nella legge sulla stampa e non nel codice penale o nella legge sul genocidio.
La paura principale è l'abuso che potrebbe essere fatto di questi articoli. RSF sostiene in particolare che questo lasci la porta aperta a sentenze arbitrarie contro i giornalisti critici o i membri dell'opposizione.
— FONTI
- (Fonti: Comunicato stampa di Reporters senza frontiere monitorata da BBC, 09/11/2001)
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