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un attivista per i diritti umani indonesiano...

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un attivista per i diritti umani indonesiano si è unito al coro di coloro che condannano la sentenza della Corte Costituzionale, in favore della pena di morte per crimini gravi. Usman Hamid, direttore esecutivo della Commissione per le Persone Scomparse e Vittime di Violenza (Kontras), ha detto che la pena di morte è particolarmente rischiosa in Indonesia, dove le corti sono oppresse dalla corruzione.
Kontras, uno dei gruppi per i diritti umani più importanti del paese, ha capeggiato la campagna per ottenere una moratoria delle esecuzioni in Indonesia.
Hamid, che è un avvocato professionista, ha detto all’AKI: “Il sistema giudiziario indonesiano ha seri problemi di corruzione e nepotismo, quindi non ci sono garanzie di un giudizio equo.”
Ha poi aggiunto che la pena capitale è, al momento, un modo per tenere sotto controllo le polemiche. “Sfortunatamente, è risaputo che la pena di morte è stata utilizzata come metodo per evitare ulteriori indagini in casi di reati molto gravi,” da detto.
A questo proposito ha menzionato le recenti esecuzioni di tre cristiani nella provincia Poso, a Sulawesi. I tre hanno affrontato il plotone d’esecuzione dopo essere stati isolati in quanto ritenuti gli ideatori degli scontri settari tra cristiani e musulmani che ha ucciso migliaia di persone nella regione tra il 1999 e il 2001. Un esperto, dando voce ad un’opinione largamente diffusa in Indonesia, ha detto: “sono stati giustiziati e il caso è stato chiuso. Ma in realtà loro sono stati il capro espiatorio e non la vera mente dell’accaduto”.
Hamid ha inoltre criticato il sistema legale definendolo “socialmente ingiusto”. “I condannati a morte sono sempre persone povere. Nessuna persona ricca o potente è mai stata condannata a morte”.
FONTI
  • (Fonti: AKI, 01/11/2007)