UGANDA. SOTTO ESAME COSTITUZIONALITA’ DELLA PENA CAPITALE
la Corte Suprema ugandese, che ha iniziato le udienze il 19 gennaio, dovrà stabilire se la pena capitale – eseguita nel Paese mediante impiccagione – costituisca una punizione crudele e degradante e quindi vietata dalla Costituzione.
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la Corte Suprema ugandese, che ha iniziato le udienze il 19 gennaio, dovrà stabilire se la pena capitale – eseguita nel Paese mediante impiccagione – costituisca una punizione crudele e degradante e quindi vietata dalla Costituzione.
Una petizione in tal senso è stata presentata nel settembre 2003 dai 417 prigionieri del braccio della morte ugandese.
I detenuti chiedono che la pena di morte venga eliminata dal codice penale, proponendo che venga sostituita dall’ergastolo senza possibilità di libertà sulla parola.
Solo cinque dei 417 condannati a morte hanno finora partecipato alle udienze, tenute da un panel di cinque giudici; tutti gli altri prigionieri sono rimasti nel carcere di massima sicurezza di Luzira.
I cinque condannati hanno pianto mentre l’avvocato difensore John Katende descriveva in aula la procedura per l’impiccagione di un prigioniero.
Diversa la posizione del procuratore dello Stato, Benjamin Bagambe, che rivolgendosi ai giudici ha detto di rappresentare “tutti gli ugandesi convinti che le persone debbano essere responsabili per i propri errori”. Sostenendo la capacità deterrente della pena di morte, il procuratore ha detto che la sua abolizione sarebbe impopolare nel Paese.
In Uganda sono reati capitali: tradimento, stupro, rapina aggravata, omicidio e traffico d’armi. La Costituzione concede al Presidente il potere di clemenza su ogni reato e su consiglio di un comitato consultivo.
All’inizio del 2001, il Presidente Yoweri Museveni ha nominato una Commissione per la Revisione della Costituzione con il compito di rivedere alcune parti della Costituzione del ’95, compresa quella relativa alla pena di morte.
Nel marzo 2002, il Parlamento ha approvato una controversa legge antiterrorismo, presentata come una risposta agli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, in base alla quale i giornalisti che pubblicano notizie ritenute di sostegno al terrorismo rischiano la pena di morte.
Nel febbraio del 2003, il Dipartimento delle Prigioni ha trasmesso la proposta di abolire la pena di morte alla Commissione per la Revisione della Costituzione chiedendo al Governo di sostituirla con l’ergastolo. Secondo la legislazione corrente, l’ergastolo equivale a 20 anni e ai detenuti che passano 16 anni in carcere generalmente viene concesso il condono. Il Dipartimento ha chiesto di cambiare la legge in modo da rendere l’ergastolo definitivo. Alcuni funzionari delle prigioni hanno descritto la procedura delle esecuzioni come un’esperienza molto traumatica per le guardie stesse.
Il 30 aprile 2004, la Ministra della Giustizia e degli Affari Costituzionali dell’Uganda, Janat Mukwaya, in occasione di un workshop sui diritti umani, ha annunciato che il Governo presto sostituirà la pena capitale con l’ergastolo. “Il Governo sta pensando di rinunciare alla pena capitale perché essa nega ai condannati la possibilità di essere recuperati”, ha dichiarato la Ministra, aggiungendo che la riforma consentirà ai tribunali di grado inferiore di trattare i casi capitali oggi assegnati alle alte corti, oberate di lavoro arretrato.
Secondo notizie attendibili, nel 2003 si sono verificati casi di persone morte a seguito di torture subite da forze di sicurezza. Nel 2003, almeno 7 persone sono state giustiziate, senza che fossero rispettate le regole minime di un giusto processo.
Una petizione in tal senso è stata presentata nel settembre 2003 dai 417 prigionieri del braccio della morte ugandese.
I detenuti chiedono che la pena di morte venga eliminata dal codice penale, proponendo che venga sostituita dall’ergastolo senza possibilità di libertà sulla parola.
Solo cinque dei 417 condannati a morte hanno finora partecipato alle udienze, tenute da un panel di cinque giudici; tutti gli altri prigionieri sono rimasti nel carcere di massima sicurezza di Luzira.
I cinque condannati hanno pianto mentre l’avvocato difensore John Katende descriveva in aula la procedura per l’impiccagione di un prigioniero.
Diversa la posizione del procuratore dello Stato, Benjamin Bagambe, che rivolgendosi ai giudici ha detto di rappresentare “tutti gli ugandesi convinti che le persone debbano essere responsabili per i propri errori”. Sostenendo la capacità deterrente della pena di morte, il procuratore ha detto che la sua abolizione sarebbe impopolare nel Paese.
In Uganda sono reati capitali: tradimento, stupro, rapina aggravata, omicidio e traffico d’armi. La Costituzione concede al Presidente il potere di clemenza su ogni reato e su consiglio di un comitato consultivo.
All’inizio del 2001, il Presidente Yoweri Museveni ha nominato una Commissione per la Revisione della Costituzione con il compito di rivedere alcune parti della Costituzione del ’95, compresa quella relativa alla pena di morte.
Nel marzo 2002, il Parlamento ha approvato una controversa legge antiterrorismo, presentata come una risposta agli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, in base alla quale i giornalisti che pubblicano notizie ritenute di sostegno al terrorismo rischiano la pena di morte.
Nel febbraio del 2003, il Dipartimento delle Prigioni ha trasmesso la proposta di abolire la pena di morte alla Commissione per la Revisione della Costituzione chiedendo al Governo di sostituirla con l’ergastolo. Secondo la legislazione corrente, l’ergastolo equivale a 20 anni e ai detenuti che passano 16 anni in carcere generalmente viene concesso il condono. Il Dipartimento ha chiesto di cambiare la legge in modo da rendere l’ergastolo definitivo. Alcuni funzionari delle prigioni hanno descritto la procedura delle esecuzioni come un’esperienza molto traumatica per le guardie stesse.
Il 30 aprile 2004, la Ministra della Giustizia e degli Affari Costituzionali dell’Uganda, Janat Mukwaya, in occasione di un workshop sui diritti umani, ha annunciato che il Governo presto sostituirà la pena capitale con l’ergastolo. “Il Governo sta pensando di rinunciare alla pena capitale perché essa nega ai condannati la possibilità di essere recuperati”, ha dichiarato la Ministra, aggiungendo che la riforma consentirà ai tribunali di grado inferiore di trattare i casi capitali oggi assegnati alle alte corti, oberate di lavoro arretrato.
Secondo notizie attendibili, nel 2003 si sono verificati casi di persone morte a seguito di torture subite da forze di sicurezza. Nel 2003, almeno 7 persone sono state giustiziate, senza che fossero rispettate le regole minime di un giusto processo.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 19/01/2005)
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