TIBET: QUATTRO CONDANNE A MORTE PER RIVOLTE LHASA
un tribunale cinese ha condannato a morte quattro persone in relazione a tre casi di “incendi fatali”, appiccati durante le rivolte del marzo 2008 a Lhasa, capoluogo della Regione Autonoma del Tibet.
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un tribunale cinese ha condannato a morte quattro persone in relazione a tre casi di “incendi fatali”, appiccati durante le rivolte del marzo 2008 a Lhasa, capoluogo della Regione Autonoma del Tibet.
Due delle quattro condanne capitali sono state sospese per due anni.
Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli degli incendi di cinque negozi – ha detto un portavoce del Tribunale Intermedio del Popolo di Lhasa – in cui sette civili restarono uccisi.
I condannati a morte sono stati identificati come Losang Gyaltse e Loyar, mentre Tenzin Phuntsog e Gangtsu sono stati condannati a morte con pena sospesa.
Una quinta persona, Dawa Sangpo, è stata condannata all’ergastolo.
Per il portavoce, i giudici hanno applicato il principio del “temperare la giustizia con la clemenza”, esercitando “grande cautela nell’uso della pena di morte”.
“I due condannati a morte hanno commesso crimini estremamente gravi e devono essere giustiziati per placare la rabbia della gente”, ha aggiunto.
Le autorità giudiziarie assicurano che i processi si sono svolti a porte aperte e nell’assoluto rispetto del codice di procedura penale cinese.
Il Tribunale ha messo a disposizione degli imputati degli interpreti tibetani.
“I diritti degli imputati sono stati pienamente rispettati, così come le loro consuetudini e dignità”, ha dichiarato il portavoce.
Due delle quattro condanne capitali sono state sospese per due anni.
Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli degli incendi di cinque negozi – ha detto un portavoce del Tribunale Intermedio del Popolo di Lhasa – in cui sette civili restarono uccisi.
I condannati a morte sono stati identificati come Losang Gyaltse e Loyar, mentre Tenzin Phuntsog e Gangtsu sono stati condannati a morte con pena sospesa.
Una quinta persona, Dawa Sangpo, è stata condannata all’ergastolo.
Per il portavoce, i giudici hanno applicato il principio del “temperare la giustizia con la clemenza”, esercitando “grande cautela nell’uso della pena di morte”.
“I due condannati a morte hanno commesso crimini estremamente gravi e devono essere giustiziati per placare la rabbia della gente”, ha aggiunto.
Le autorità giudiziarie assicurano che i processi si sono svolti a porte aperte e nell’assoluto rispetto del codice di procedura penale cinese.
Il Tribunale ha messo a disposizione degli imputati degli interpreti tibetani.
“I diritti degli imputati sono stati pienamente rispettati, così come le loro consuetudini e dignità”, ha dichiarato il portavoce.
— FONTI
- (Fonti: Xinhua, 08/04/2009)
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