THAILANDIA: DUE GIUSTIZIATI PER TRAFFICO DI DROGA
due uomini sono stati giustiziati in Thailandia mediante iniezione letale, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga.
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due uomini sono stati giustiziati in Thailandia mediante iniezione letale, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga.
Si tratta di Bundit Jaroenwanit, 45 anni, e Jirawat Poompreuk, 52 anni, messi a morte nel carcere di Bang Khwang.
Erano stati arrestati nel 2001: la polizia li aveva sorpresi con un carico di 114.219 perle di metanfetamina, per un valore pari a 1,2 milioni di dollari Usa.
Jaroenwanit e Poompreuk hanno saputo il giorno stesso che sarebbero stati giustiziati, con un preavviso di poche ore. Hanno avuto solo il tempo di scrivere le ultime volontà, telefonare alla famiglia, consumare l’ultimo pasto e ascoltare il sermone di un monaco buddista.
Poi hanno ricevuto tre iniezioni: la prima un sedativo; la seconda un rilassante dei muscoli; la terza, quella fatale, una droga che ha fermato il loro cuore.
Chartchai Sitthikrom, del comitato di prevenzione e controllo del narcotraffico, spiega che si tratta di una punizione “esemplare”, perché altri implicati nel giro della droga interrompano i loro traffici. “Un carcerato che attende l’ultimo giorno vive nella sofferenza – continua – senza sapere quando verrà il tempo di eseguire la condanna. È come essere dei morti viventi, sotto pressione e senza libertà”.
Si tratta di Bundit Jaroenwanit, 45 anni, e Jirawat Poompreuk, 52 anni, messi a morte nel carcere di Bang Khwang.
Erano stati arrestati nel 2001: la polizia li aveva sorpresi con un carico di 114.219 perle di metanfetamina, per un valore pari a 1,2 milioni di dollari Usa.
Jaroenwanit e Poompreuk hanno saputo il giorno stesso che sarebbero stati giustiziati, con un preavviso di poche ore. Hanno avuto solo il tempo di scrivere le ultime volontà, telefonare alla famiglia, consumare l’ultimo pasto e ascoltare il sermone di un monaco buddista.
Poi hanno ricevuto tre iniezioni: la prima un sedativo; la seconda un rilassante dei muscoli; la terza, quella fatale, una droga che ha fermato il loro cuore.
Chartchai Sitthikrom, del comitato di prevenzione e controllo del narcotraffico, spiega che si tratta di una punizione “esemplare”, perché altri implicati nel giro della droga interrompano i loro traffici. “Un carcerato che attende l’ultimo giorno vive nella sofferenza – continua – senza sapere quando verrà il tempo di eseguire la condanna. È come essere dei morti viventi, sotto pressione e senza libertà”.
— FONTI
- (Fonti: Asia News, 26/08/2009)
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