SUDAN: DONNA CONDANNATA ALLA LAPIDAZIONE PER ADULTERIO
un tribunale sudanese nello Stato di Khartoum ha condannato a morte tramite lapidazione
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un tribunale sudanese nello Stato di Khartoum ha condannato a morte tramite lapidazione una donna di 23 anni per adulterio (Zina), ha riferito un gruppo per i diritti umani, l’African Centre for Justice and Peace Studies (ACJPS).
Il giudice Imad Shamoun del Tribunale penale ha condannato la giovane donna, identificata solo come L. I. E., ai sensi dell'articolo 146 del Codice penale del 1991, ha detto il gruppo in un comunicato stampa del 15 luglio.
L. I. E., che è un membro della tribù Misseriya residente nella zona di Alizba della città di Khartoum Nord, non ha avuto alcuna assistenza legale e si è dichiarata colpevole di adulterio.
E’ incatenata per le gambe e detenuta in isolamento, il che crea “gravi preoccupazioni per la sua salute”, ha sottolineato il gruppo.
L’ACJPS ha esortato il governo sudanese ad annullare la condanna alla lapidazione, che è stata imposta in violazione del diritto nazionale e internazionale, e a liberare la donna immediatamente e senza condizioni.
"Ai sensi dell'articolo 135 (3) del codice di procedura penale sudanese del 1991, un imputato ha diritto alla rappresentanza legale, in ogni procedimento penale che comporta una punizione di 10 o più anni carcere, l’amputazione o la morte", ha fatto notare il gruppo.
Il giudice Imad Shamoun del Tribunale penale ha condannato la giovane donna, identificata solo come L. I. E., ai sensi dell'articolo 146 del Codice penale del 1991, ha detto il gruppo in un comunicato stampa del 15 luglio.
L. I. E., che è un membro della tribù Misseriya residente nella zona di Alizba della città di Khartoum Nord, non ha avuto alcuna assistenza legale e si è dichiarata colpevole di adulterio.
E’ incatenata per le gambe e detenuta in isolamento, il che crea “gravi preoccupazioni per la sua salute”, ha sottolineato il gruppo.
L’ACJPS ha esortato il governo sudanese ad annullare la condanna alla lapidazione, che è stata imposta in violazione del diritto nazionale e internazionale, e a liberare la donna immediatamente e senza condizioni.
"Ai sensi dell'articolo 135 (3) del codice di procedura penale sudanese del 1991, un imputato ha diritto alla rappresentanza legale, in ogni procedimento penale che comporta una punizione di 10 o più anni carcere, l’amputazione o la morte", ha fatto notare il gruppo.
— FONTI
- (Fonti: allafrica.com, 16/07/2012)
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