Sono reati capitali rapina aggravata e tradimento
Sono reati capitali rapina aggravata e tradimento
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Sono reati capitali rapina aggravata e tradimento. La Sierra Leone prevede la pena di morte nell’art. 16 (1) della Costituzione del 1991.
Con la firma di un accordo di pace nel luglio 1999 la guerra civile scoppiata nel 1991 tra le forze di Governo guidate da e il Fronte Unito Rivoluzionario (RUF) di Foday Sankoh e che ha causato oltre 50.000 morti, la mutilazione deliberata di migliaia di persone e il trasferimento forzato di 2 milioni di persone (pari a un terzo della popolazione), è stata dichiarata formalmente chiusa.
Le ultime esecuzioni risalgono all’ottobre 1998, quando sono stati fucilati in pubblico 24 dei 34 condannati a morte per tradimento dalla corte marziale di Freetown.
Nel luglio 1999, con la firma dell’accordo, i condannati a morte per alto tradimento sono stati graziati. Tra questi il leader dei ribelli, Foday Sankoh, che per un certo periodo ha anche occupato un posto di rilievo nel Governo del paese.
Il Tribunale Speciale per la Sierra Leone istituito nel 2002 sulla base di un accordo con le Nazioni Unite per processare le persone accusate di atrocità commesse nel corso della guerra civile, esclude il ricorso alla pena di morte. Nel 2002, con la chiusura definitiva delle ostilità nel paese e le prime elezioni parlamentari e presidenziali davvero libere e imparziali che hanno visto la rielezione di Ahmad Tejan Kabbah, un ex diplomatico delle Nazioni Unite, si è aperto il dibattito nel paese sulla abolizione della pena di morte.
Nel suo rapporto finale pubblicato nell’ottobre 2004, la Truth and Reconciliation Commission (Commissione Verità e Riconciliazione) della Sierra Leone, istituita nel 2000 per indagare sulle violazioni dei diritti umani connesse al conflitto armato in Sierra Leone, ha raccomandato al governo di “abolire la pena di morte abrogando immediatamente tutte le norme che ne autorizzano l’uso”. Questa raccomandazione è classificata come “imperativa”, il che significa che il governo è tenuto a metterla in atto “senza indugi”. La Commissione ha inoltre raccomandato l’introduzione di una moratoria delle esecuzioni in attesa di un voto sulla abolizione da parte del Parlamento. Ha anche chiesto che tutte le sentenze capitali pendenti fossero immediatamente commutate dal Presidente.
Con la firma di un accordo di pace nel luglio 1999 la guerra civile scoppiata nel 1991 tra le forze di Governo guidate da e il Fronte Unito Rivoluzionario (RUF) di Foday Sankoh e che ha causato oltre 50.000 morti, la mutilazione deliberata di migliaia di persone e il trasferimento forzato di 2 milioni di persone (pari a un terzo della popolazione), è stata dichiarata formalmente chiusa.
Le ultime esecuzioni risalgono all’ottobre 1998, quando sono stati fucilati in pubblico 24 dei 34 condannati a morte per tradimento dalla corte marziale di Freetown.
Nel luglio 1999, con la firma dell’accordo, i condannati a morte per alto tradimento sono stati graziati. Tra questi il leader dei ribelli, Foday Sankoh, che per un certo periodo ha anche occupato un posto di rilievo nel Governo del paese.
Il Tribunale Speciale per la Sierra Leone istituito nel 2002 sulla base di un accordo con le Nazioni Unite per processare le persone accusate di atrocità commesse nel corso della guerra civile, esclude il ricorso alla pena di morte. Nel 2002, con la chiusura definitiva delle ostilità nel paese e le prime elezioni parlamentari e presidenziali davvero libere e imparziali che hanno visto la rielezione di Ahmad Tejan Kabbah, un ex diplomatico delle Nazioni Unite, si è aperto il dibattito nel paese sulla abolizione della pena di morte.
Nel suo rapporto finale pubblicato nell’ottobre 2004, la Truth and Reconciliation Commission (Commissione Verità e Riconciliazione) della Sierra Leone, istituita nel 2000 per indagare sulle violazioni dei diritti umani connesse al conflitto armato in Sierra Leone, ha raccomandato al governo di “abolire la pena di morte abrogando immediatamente tutte le norme che ne autorizzano l’uso”. Questa raccomandazione è classificata come “imperativa”, il che significa che il governo è tenuto a metterla in atto “senza indugi”. La Commissione ha inoltre raccomandato l’introduzione di una moratoria delle esecuzioni in attesa di un voto sulla abolizione da parte del Parlamento. Ha anche chiesto che tutte le sentenze capitali pendenti fossero immediatamente commutate dal Presidente.
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