Sono crimini capitali molti reati, tra cui attività...
Sono crimini capitali molti reati, tra cui attività non violente come quelle relative alla libertà di espressione e di associazione e altri “reati politici” ed economici.
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Sono crimini capitali molti reati, tra cui attività non violente come quelle relative alla libertà di espressione e di associazione e altri “reati politici” ed economici.
La pena di morte è obbligatoria per gli appartenenti a gruppi che si oppongono ai principi della rivoluzione del 1969, per tradimento e per sovversione violenta dello stato.
La pena di morte è applicabile anche per chi specula su moneta straniera, cibo, abbigliamento o sull’affitto durante un periodo bellico e per crimini legati alla droga e all’alcol (dal 1996).
L’articolo 206 del codice penale prevede la pena di morte per i responsabili di “costituzione di movimenti, organizzazioni e associazioni banditi dalla legge," oltre che per chi aderisce o sostiene tali organizzazioni.
L’articolo 166 del codice penale prevede la pena capitale per chi parla o trama con agenti stranieri per causare o sostenere un’aggressione contro la Libia.
Il “Grande Libro” del 1988 stabilisce che “l’obiettivo della società libica è l’abolizione della pena di morte”, tuttavia il Governo non l’ha ancora fatto, anzi, ha aumentato i reati capitali.
Negli ultimi anni vari organismi umanitari dell’Onu hanno espresso preoccupazione sulla situazione dei diritti umani in Libia, dove si registrano esecuzioni sommarie ed extragiudiziarie, un gran numero di arresti arbitrari, l’imposizione della pena di morte per reati politici ed economici, l’uso della tortura e la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario.
Tuttavia le informazioni su esecuzioni e condanne a morte sono raramente riportate.
Nel luglio 2005, sono state rese note le esecuzioni di sei cittadini stranieri, due turchi e quattro egiziani, condannati per omicidio in due casi separati. É stato la prima volta in otto anni che notizie di esecuzioni sono filtrate dal paese, dopo quelle di 8 uomini giustiziati nel gennaio 1997. Di questi ultimi, sei erano ufficiali, tra cui il Colonnello Miftah Qarrum al-Wirfalli e due civili. Erano stati arrestati in relazione a una rivolta armata avvenuta nel 1993 e accusati di spionaggio (a vantaggio degli USA) e di appartenenza al Fronte di Salvezza Nazionale della Libia.
La pena di morte è obbligatoria per gli appartenenti a gruppi che si oppongono ai principi della rivoluzione del 1969, per tradimento e per sovversione violenta dello stato.
La pena di morte è applicabile anche per chi specula su moneta straniera, cibo, abbigliamento o sull’affitto durante un periodo bellico e per crimini legati alla droga e all’alcol (dal 1996).
L’articolo 206 del codice penale prevede la pena di morte per i responsabili di “costituzione di movimenti, organizzazioni e associazioni banditi dalla legge," oltre che per chi aderisce o sostiene tali organizzazioni.
L’articolo 166 del codice penale prevede la pena capitale per chi parla o trama con agenti stranieri per causare o sostenere un’aggressione contro la Libia.
Il “Grande Libro” del 1988 stabilisce che “l’obiettivo della società libica è l’abolizione della pena di morte”, tuttavia il Governo non l’ha ancora fatto, anzi, ha aumentato i reati capitali.
Negli ultimi anni vari organismi umanitari dell’Onu hanno espresso preoccupazione sulla situazione dei diritti umani in Libia, dove si registrano esecuzioni sommarie ed extragiudiziarie, un gran numero di arresti arbitrari, l’imposizione della pena di morte per reati politici ed economici, l’uso della tortura e la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario.
Tuttavia le informazioni su esecuzioni e condanne a morte sono raramente riportate.
Nel luglio 2005, sono state rese note le esecuzioni di sei cittadini stranieri, due turchi e quattro egiziani, condannati per omicidio in due casi separati. É stato la prima volta in otto anni che notizie di esecuzioni sono filtrate dal paese, dopo quelle di 8 uomini giustiziati nel gennaio 1997. Di questi ultimi, sei erano ufficiali, tra cui il Colonnello Miftah Qarrum al-Wirfalli e due civili. Erano stati arrestati in relazione a una rivolta armata avvenuta nel 1993 e accusati di spionaggio (a vantaggio degli USA) e di appartenenza al Fronte di Salvezza Nazionale della Libia.
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